La rivoluzione copernicana del ciclismo: freni a disco si o no?

Quest’anno la Milano – Sanremo ha segnato l’inizio della primavera; la classicissima italiana, infatti, dopo molti anni si è disputata nuovamente di sabato, il primo sabato di primavera. Ciò ha portato fortuna ai 199 partecipanti che, dopo alcuni anni di pioggia, hanno potuto percorrere i 295 chilometri sotto il sole. Con la riapertura della stagione ciclistica quest’anno si è riaperta anche la discussione, che ha caratterizzato gli ultimi mesi della scorsa, relativa all’introduzione dei freni a disco sulle biciclette nelle gare professionistiche. L’Uci, Unione Ciclistica Internazionale, aveva mostrato già delle aperture nel corso del 2015 riguardo all’equipaggiamento di freni a disco sulle biciclette dei professionisti. La stessa unione, in accordo con la Wfsgi, la federazione mondiale per l’industria dello sport, ha dato avvio alla sperimentazione di questa novità in tutte le gare dei professionisti negli ultimi mesi della scorsa stagione, sperimentazione che continuerà in tutte le gare della stagione in corso. Si delinea sempre più chiaramente l’introduzione ufficiale per le gare appartenenti al World Tour 2017.

Mozzo equipaggiato con freno a disco

Mozzo equipaggiato con freno a disco

È necessario pertanto fare chiarezza su quelli che sono i nodi cruciali della questione, mettendo in luce e gli aspetti positivi e negativi che comporterebbe l’introduzione dei freni a disco sulle biciclette dei professionisti.

Il tema più dibattuto e, senza dubbio, il più importante è quello della sicurezza. È dimostrato che i freni a disco garantirebbero una maggiore sicurezza, nelle discese e in condizioni di pioggia quando gli attuali impianti frenanti tendono ad avere meno presa, soprattutto quando il cerchio è in carbonio. I freni a disco garantirebbero la stessa presa sull’asciutto e sul bagnato, inoltre, grazie alla maggiore velocità di reazione, i ciclisti avrebbero la possibilità di ritardare la staccata, con una sicurezza maggiore di quella garantita dagli impianti frenanti a pattini.

bici con pattini

Bicicletta da corsa che monta i tradizionali freni a pattino

Quest’ultima possibilità renderebbe possibile il guadagno di secondi preziosi, soprattutto sulle discese più ripide, un guadagno che però scomparirebbe nel momento in cui tutte le bici saranno equipaggiate con i freni a disco.

Il nuovo sistema di freni non porterebbe però un’assoluta sicurezza. Secondo alcuni ciclisti e addetti ai lavori i dischi, una volta surriscaldatisi per un uso prolungato, in caso di caduta potrebbero ferire i ciclisti dal momento che a causa del loro minimo spessore e del calore trasformandosi in lame molto taglienti.

I freni a disco non sono una novità assoluta per quanto riguarda il mondo delle corse ciclistiche, come ha anche ricordato il numero uno dell’Uci, Brian Cookson, i dischi vengono usati nelle gare di mountain – bike già da una decina d’anni a questa parte e non si sono mai verificati casi di ferimento di corridori causati dai dischi. È doveroso tuttavia sottolineare che nel mondo della mountain – bike sono rari i casi di cadute di gruppo e gli infortuni sono soprattutto contusioni causate dalle cadute.

Un secondo campo di discussione è quello tecnico – meccanico, sono infatti numerose le perplessità che i freni a disco suscitano nei meccanici oltre che nei ciclisti stessi. La presenza dei freni a disco potrebbe rallentare i cambi ruota, secondi preziosi che andrebbero persi in uno sport che si gioca proprio sul filo del secondo. Cookson ha affermato però a tal proposito che un meccanico esperto non impiegherebbe più di 15/20 secondi. È tuttavia un secondo aspetto della questione ad alimentare i dubbi relativi all’introduzione dei freni a disco nelle gare professionistiche.

Se tuttavia il tempo impiegato per cambiare una ruota equipaggiata con freni a disco fosse veramente superiore di soli 20 secondi rispetto a quello impiegato per sostituire una ruota tradizionale, si creerebbe molta confusione tra le ammiraglie e i mezzi di assistenza. Questi dovrebbero, infatti, dividersi tra quelli adibiti al trasporto di ruote “classiche” e ruote equipaggiate con freni a disco, aumentando così il già corposo numero di autoveicoli al seguito delle gare ciclistiche.

L’introduzione dei freni a disco sarebbe una grandissima innovazione nel mondo del ciclismo che sconvolgerebbe il mondo delle gare professionistiche, e, proprio per questo, è più che giusto che essa sia accompagnata da un acceso dibattito.

La speranza è che questa novità non si riveli un’ennesima trovata commerciale.

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