La Pinacoteca di Brera attorno a due sposalizi della Vergine

Pinacoteca

Immaginatevi un viandante che nel 1473, avvolto dalla nebbia, viaggiava, da Chiusi, verso Perugia.

Immaginatevi ora che sia un frate, un frate francescano e che si sia macchiato di una grave colpa che non lo salverà dalla prigione: quella di aver sottratto una reliquia, dal valore civile e spirituale insieme, la cui scomparsa potrebbe sfociare quasi in una guerra.

La reliquia è, alla vista, un anello di calcedonio; nell’immaginario mistico è l’anello sponsale della vergine Maria.

E quando si guarda con la mente e non con gli occhi, un piccolo accessorio ha straordinari poteri: curare le malattie, allontanare gli spiriti del male e favorire serenità e riconciliazione.

Queste immagini evocate, così lontane nel tempo e opacizzate da un aurea quasi leggendaria, sono, in realtà, i presupposti per un capolavoro del 1500: lo Sposalizio della Vergine di Pietro Vannucci, meglio conosciuto come il Perugino, il quale realizzò questo dipinto per la reliquia trafugata dal frate e poi custodita nel duomo di Perugia.

La Pinacoteca di Brera, dopo circa duecento anni, riporta il dipinto del Perugino, conservato nel Musée des Beaux-Arts di Caen,  nella sua madrepatria e l’accosta allo Sposalizio della Vergine di Raffaello, in un confronto inedito costruito su un dialogo – il primo di una lunga serie.

Da oggi 17 Marzo al 27 Giugno 2016 i due capolavori saranno esposti al pubblico, per l’appunto dialogando – che come ci ricorda il direttore della Pinacoteca James Bradburne – è una delle modalità migliori per favorire l’incontro delle differenze.

L’episodio raffigurato, in entrambe le opere, è narrato nei Vangeli Apocrifi e ritrae Giuseppe nell’atto di mettere l’anello al dito della sua sposa, con la benedizione del sacerdote Simeone.

Un tempio ne costituisce il focus ottico, stagliandosi in secondo piano su un podio e completando l’armonia che soggiace alle regole prospettiche della piazza.

Una porta che si apre al centro dell’edificio religioso segna il punto di fuga e sembra consentire l’accesso ad un orizzonte indefinito, incorniciato dalle colline umbre.

Se tutto ciò accomuna i due dipinti, per impianto compositivo e iconografia; alcuni elementi ne connotano la singola originalità di ognuno.

A partire dall’opera del maestro, infatti, Raffaello, assorbendo ma rielaborando, rimpicciolisce il tempio restituendocene una visione completa, delinea un sorriso sul volto del sacerdote, dispone i personaggi in un semicerchio, sposta l’attenzione dalla varietà dei cappelli alla varietà degli individui.

Il dialogo che la Pinacoteca vuole instaurare, però, non prevede uno scambio biunivoco; bensì un confronto più complesso che si gioca su tre vertici: lo Sposalizio della Vergine del Perugino, di Raffaello e di Wicar.

Quest’ultimo fu incaricato, nel 1822, di sostituire la tela del Perugino, quando questa venne requisita dalle autorità francesi e portata a Parigi.

Il dipinto ottocentesco, esposto anch’esso insieme agli altri, si distacca da entrambi, ricollocando l’episodio all’interno di un tempio e suscitando reazioni provocatorie, che sconfinarono nello scandalo.

Per l’inaugurazione di questa mostra, la Pinacoteca di Brera ha avviato al suo interno una rivoluzione copernicana – così definita metaforicamente dal sig. Bradburne – con al centro il fruitore, vero perno dell’esposizione artistica.

I cambiamenti coinvolgono il riallestimento delle collezioni permanenti che ora vengono rilette, come già anticipato, in termini di dialoghi e la riorganizzazione progressiva delle sale, apportando modifiche all’illuminazione e alle didascalie.

A queste, in particolar modo, è stato dato un valore aggiunto articolandole, a partire da quelle comunemente scritte dai curatori, in quelle per famiglie e in quelle firmate dalle penne di scrittori che, dalla letteratura sono approdati all’arte visiva.

Con questi accorgimenti volti al miglioramento e ad una fruizione dell’arte a trecentosessanta gradi, definita dinamica, la Pinacoteca di Brera si è prefissa di guardare al futuro; ma mentre lo fa con un occhio, con l’altro non abbandona la memoria e, a riprova di questo, dedica il nuovo inizio a Umberto Eco.

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