A Kiki, con stima

Cara Alice, o probabilmente dovrei chiamarti Kiki, sono una tua grande ammiratrice.

Ti stimo soprattutto per la donna fiera ed autonoma che sei sempre stata, per il tuo modo di importi sulla società dei famosi anni ruggenti, e ammettiamolo.. si chiamano ruggenti anche grazie a te.

Da giovane donna ti ringrazio di aver fatto riacquisire all’universo femminile una certa dignità, finalmente slegata dal concetto della servetta che sta a casa per far trovare la cena pronta al marito di ritorno dal lavoro.

Con te e con altre tue contemporanee, come Edith Piaf, finalmente il mondo, di tradizione fortemente maschilista, si è reso conto che c’è sostanza anche in noi donne.

Tu sei riuscita a buttarti dietro una gioventù difficile sullo sfondo di Châtillon-sur-Seine, un piccolo paesino delle Francia, fino a farti spazio nella Parigi dei caffè letterari pieni di artisti e dei migliori esponenti di quell’arte che proprio in quegli anni stava riprendendo piena consapevolezza di sé.

Di te si erano accorti vari nomi, che ad oggi non saprei cosa darei per conoscere. Hai posato nuda per Man Ray, nella realizzazione de “Le Violon d’Ingres” e poi sei finita, scusa la schiettezza, dalla pellicola al suo letto, diventando così la sua musa ispiratrice e allo stesso tempo la sua amante.

Mi sono sempre chiesta come avessi fatto a farti notare da tutti quei grandi personaggi dello scenario artistico-letterario che ancora oggi per me sono da venerare. Forse per il tuo essere “sopra le righe”, per fregartene semplicemente del pensiero altrui e per la voglia di riscattarti da una piccola realtà, quella della tua infanzia, che sentivi starti troppo stretta come un vecchio corpetto del ‘600 che bloccava il respiro a tutte quelle sgallettate dame alla corte di Re Sole.

Eri bella e di questo avevi piena consapevolezza fino a farne un vanto. Avevi la corte di Hemingway, Soutine, Francis Piacabia, Jean Cocteau, tutti aspiranti al privilegio che solo Man Ray, conosciuto per caso in un caffè, poteva vantare.

Avevi Parigi nelle tue mani e molti animi di artisti appassionati legati al tuo solito numero di can-can, al Jockey, un locale notturno dove ti divertivi a far venire attacchi di cuore all’intera sfilza di spasimanti che sapevi di contare.

Poi però è successo qualcosa, hai iniziato ad abusare dei tuoi ormai noti vizi, quali l’alcool e la droga molto comuni tra le rues parigine di quegli anni.

Hai anche iniziato ad ingrassare e questo ti ha presto esclusa dalla carriera di modella, lasciandoti solo un ricordo di quel periodo florido che ti riconosceva come la Regina di Montparnasse.

Ti rimanevano i film dove apparivi come protagonista e qualche cortometraggio, ma anche questi iniziavano a diventare sempre più un ricordo dei bei tempi andati.

Fino al 1953 quando per una pasticca in più, forse l’ennesima ultima pasticca della tua vita, è cessata la tua agonia.

Parlo di agonia perché immagino sia stato duro vivere sempre sotto i riflettori, passare da uno studio artistico all’altro, farsi pubblicità e posare ora per un pennello, ora per un flash istantaneo.

Chiunque avrebbe voluto fare la tua vita. Ogni donna almeno una volta avrà aspirato a quell’etichetta di femme fatale che ti vedeva servita sui piatti d’argento migliori della metropoli più in voga del momento: così statuaria e fiera nel sapere che ogni uomo di talento e non, della mondanità dello scorso secolo avrebbe fatto passi falsi per te, per poter ritratte o immortalare quel tuo caschetto corto di capelli nero corvino.

Si, immagino che qualunque donna avrebbe desiderato vivere almeno un giorno della tua esistenza. Dopotutto si sa che se ci corteggiano ci fa solo piacere, e anche se ci battiamo nella causa che riconosce i nostri diritti come donne forti ed autonome, poi alla fine sotto sotto sappiamo apprezzare il complimento e l’attenzione di un uomo. Siamo fatte così, è il nostro tallone d’Achille.

In ogni modo io ti ricorderò come quella donna che ha sfoggiato la sua femminilità, al punto da renderla un vantaggio riconosciuto a livello mondiale; e riguardando ancora oggi “Le Violon d’Ingres” non faccio nessuna fatica a immedesimarmi in Ray, a guardarti con i suoi occhi innamorati.

 

le-violon-d-ingres-1924

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *