KD nella baia

kdcurredited

Sapevo che la notizia sarebbe arrivata questo pomeriggio su The Players Tribune. E nel vano tentativo di studiare con tranquillità ho buttato ogni tanto l’occhio sulla pagina Facebook, cercando di immaginare come le varie squadre sarebbero state con Kevin Durant.
Poi alle 17 e 30 è arrivato l’annuncio: KD ha deciso di portare i suoi talenti nella baia.

Devo essere onesto, non pensavo che avrebbe davvero scelto i Golden State Warriors. Le altre destinazioni, un po’ per cuore e per fascino, erano davvero interessanti.

Rimanere ad Oklahoma per esempio. La dirigenza ha fatto molti cambiamenti, a partire dall’allenatore, per cercare ci creare una squadra da titolo. E l’anno scorso ci era quasi riuscita quando solo la disperata rimonta proprio degli Warriors aveva impedito a KD e compagni di approdare alle Finals. La crescita di Westbrook – a livello di scelte in gara e mentale – unita ad una discreta panchina lasciava presagire un’ultima possilità, un ultimo ballo per cercare di vincere ad Oklahoma.

Anche Boston era un’opzione plausibile: una squadra giovane, munita di scelte future ed affamata di vittorie, uno spazio salariale enorme e la possibilità con l’arrivo di Durant di attrarre altre stelle come Jimmy Butler potevano dargli delle chance. In più non bisogna dimenticare il fascino che una franchigia come quella dei Celtics può esercitare su chiunque, KD compreso.

Un’altra pretendente era Miami. Pat Riley aveva già mostrato in passato la sua abilità nel portare campioni a South Beach convincendo James, Wade e Bosh a ridursi lo stipendio per portare un anello. Missione riuscita. Questa volta non sono bastate nemmeno le parole di Whiteside che aveva promesso di abbassarsi lo stipendio pur di portare Durant agli Heat. Nonostante la bravura del GM, questa era una delle scelte meno probabili visti anche i problemi del roster – Bosch su tutti – e di spazio salariale.

Tutti questi scenari non hanno convinto il N35 che ha preferito comprensibilmente la strada facile: andare dai più forti per vincere subito.

Vederlo giocare al fianco di Curry, Thompson e Green sarà senza dubbio uno spettacolo per gli occhi ma non è detto – come molti pensano- che abbiano già la firma sul prossimo anello.
Prima di tutto Durant sarà esposto nella prossima stagione ad una pressione asfissiante: sui social si è già aperto il paragone con la decision di Lebron James nel 2010. Per sua fortuna ha scelto un modo di comunicarlo al mondo molto meno “rumoroso”, anche se ciò non toglie che si attirerà l’odio di molti. Per questo Durant si troverà per tutta la prossima stagione sotto ad una lente di ingrandimento che non ha mai provato ad Oklahoma, un peso che potrebbe anche farne risentire il rendimento. In più non è così facile trovare uno dei fattori fondamental: l’equilibrio. La Miami dei sopracitati big three nel 2011 arrivò in finale con un gioco stentato e perse clamorosamente contro i Mavs proprio per una mancanza di equilibrio. Solo l’anno successivo i tre definirono i loro ruoli e finalmente si trasformarono nella macchina da guerra progettata.

Spero, per quello che potrebbero mostrare in campo, che il talento di questi giocatori mi smentisca.
Durant nella baia, lo spettacolo è iniziato.

Tags

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *