Istanbul

Islam

una religione pragmatica

Istanbul porta con sé una lezione millenaria di grande saggezza, una saggezza pratica, legata dall’esperienza della convivenza.

20 milioni di abitanti effettivi (non 13 come dice wikipedia aggiornato al 2012), 3000 moschee, poche centinaia di chiese, in misura minore addirittura qualche sinagoga.

Conosciuta come Costantinopoli fino alla metà del ‘900 oggi Istanbul, oltre ad essere una megalopoli, è l’unica città al mondo ad appartenere a due continenti diversi contemporaneamente: divisa dallo stretto del Bosforo, si trova per una parte in Europa, a sua volta divisa fra due sponde che formano il porto naturale del “corno d’oro”, per una parte in Asia, in Anatolia.

Nonostante si affacci sul mare presenta un’andatura collineggiante ed irregolare che permette di osservare panorami unici nel loro genere, spiccano infatti all’orizzonte i minareti delle moschee, le torri delle mura Bizantine e perfino quelle medievali dei genovesi. Si capisce, è una città che custodisce il valore di arte e reperti storici da tutte le epoche: impero romano, impero bizantino, latino e Ottomano. Fra questi strati che si compenetrano fra loro oggi vivono cristiani e musulmani, una città a metà fra due sponde a metà fra due mondi: Occidente e Oriente.

Vista in pochi giorni è semplicemente caotica, piena di profumi anzi odori, piena soprattutto di gratificazioni a portata di mano per i turisti come il gran bazar e il mercato delle spezie. Riserva sempre qualche gioia, come il tram al quale ci si attacca in corsa “come si faceva una volta”, o qualche stranezza come interi quartieri di negozi a tema (si può vagare e vedere solo abiti da sposa per interi chilometri, se sei nel quartiere delle spose).

Il cibo non è male, tra “kebap” e un piatto di fagioli ci se la cava con poco… sempre che si resista alle polpette di carne, inevitabilmente “speziate”.

 

 Cose imparate in questo viaggio:

Nella parte più moderata dei musulmani c’è consapevolezza storica della propria religione, dovuta probabilmente allo scambio e interazione quasi caotica fra diverse culture. Fonte: una guida Turca originaria della città di nome Gulay.

Forse anzi che fare questo preambolo descrittivo, valeva la pena di raccontare direttamente della Basilica di Santa Sofia, che fu sì una Basilica cristiana, ma fu anche Moschea e ad oggi non è più nessuna delle due cose ma un museo. Bene questa immagine racchiude tutto il significato di quello che devo dire. (di solito sono breve e mi annoio a dilungarmi su preamboli storico-geografici che non interessano a nessuno, ma devo aver sentito il peso della storia e ci tenevo a dare un quadro d’insime).

In questo viaggio ho scoperto una cosa, a modo suo, sconvolgente ovvero l’origine di natura pratica e materiale dei comandamenti musulmani. Cosa? Già, curioso eh… proprio l’islam, tra tutte le religioni del mondo, vi vengo a dire essere una religione pratica…

C’è bisogno di una premessa: L’islam non ha un Papa, non ha una Chiesa unitaria, non ha insomma una guida che indichi la direzione o che tenga insieme i “ranghi” (da questo il fondamentalismo?). La conseguenza naturale è che ogni paese, addirittura città, segua una propria linea, abbia le proprie regole, sia abituata ad adoperare certe misure di tolleranza dettate dai propri canoni culturali e dall’influenza di altre religioni e stili di vita… Non è sempre un bene.

Per quanto riguarda Istanbul, (e questo non vuol dire per il resto della Turchia), l’influenza europea è pregnante, anche troppo direbbe un fondamentalista, ma dopo tutto abbiamo appena finito di descrivere un crocevia di mondi “separati”. Questa compenetrazione secolare di persone e culture ha sgretolato quella che a me è sembrata una grandissima illusione: L’islam come la religione della “sottomissione” (questo suggerisce l’etimologia).

Tengo a precisare che ho grande rispetto per la “devozione”, ma le due non sono la stessa cosa.

Quello che la guida, (chiaramente a capo scoperto), ci disse subito fu: “io non sono una brava musulmana, anzi non sono neanche considerata una vera musulmana, i miei genitori lo erano, loro pregavano 5 volte al giorno in una lingua che non conoscevano, l’arabo non c’entra niente con il turco, tutti i fedeli ignorano quotidianamente il significato delle loro parole.”

Ma non è stato questo a sorprendermi, mi aveva solo vagamente fatto venire in mente il latino che tuttavia è l’origine della nostra lingua, non è “arabo” come lo è per noi e per loro.

In sostanza ci disse che i comandamenti di Maometto erano volti a migliorare le condizioni di vita di un popolo rozzo, sporco, perché come è naturale, il vivere armonioso con gli altri parte dalla cura di se stessi, la guida della religione era intesa per valorizzare la dignità dei costumi di un popolo, che, in quel dato periodo storico, doveva trovare una sua identità.

Ecco il motivo delle abluzioni (lavarsi i piedi prima di pregare), perché ci disse: erano sporchi, barbari, non conducevano una vita dignitosa, Maometto voleva insegnare loro il rispetto per gli altri, per questo diceva di lavarsi prima di stare in una comunità di preghiera.

Così come il divieto della carne di maiale o l’alcool: non erano comandamenti etici, perché ritenuti alimenti impuri, ma semplicemente per insegnare un costume di vita dignitoso: la carne di maiale è troppo grassa per essere mangiata nel deserto con 50 gradi, stessa cosa per l’alcool: finireste k.o. ad ogni pasto e questo vi renderebbe improduttivi, non solo nella giornata ma a lungo andare anche nella vita. Ma questo era contestualizzato a 1000 anni fa nel deserto, oggi Maometto vi direbbe, ci sono tanti buoni vini al mondo, bevete con moderazione ma non disdegnate il piacere del gusto, non c’è niente di immorale in questo.

Questa chiave di lettura “pratica” di una religione fra le più praticate al mondo mi ha sconvolto, quasi quanto l’errore di contestualizzazione che vedo divorarsi il genere umano e la sua bellezza, dilaniando il mondo tra guerre ed attentati, un cancro che parte da un’idea che non esiste, generata da un errore di valutazione, di mancata contestualizzazione, che non parte da altro che la ricerca della dignità nella vita degli uomini.

 

Ma il punto qual è?

A me piace cosa ha detto Maometto, ma mi piace anche cosa ha detto Gesù sull’amore e mi piace la figura della Madonna…”

Quello che stava uscendo chiaro dal discorso era un bel: “hanno detto tutti la stessa cosa”… già proprio questo, la consapevolezza di non condurre una vita votata e fine a sé stessi ma vivere una vita dignitosa che rimane pur sempre “in prestito”, di cui bisogna aver cura per essere restituita un giorno. Questo fa parte di tutte le religioni, esattamente come l’amore spirituale per sé stessi che porta a vivere in armonia con gli altri.

Sono le esperienze che forgiano le persone? Sono i popoli a forgiare le persone, ma le persone piano piano influenzano i popoli.

5/04/15

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