Iniziare cancellando. A 230 anni dalla nascita di Alessandro Manzoni.

Manzoni-Aware

Ritrovarsi con un’implosione di concetti, pensieri vorticosi, flussi di coscienza (come la buona Virginia insegna) è cosa quotidiana, ma decidere di volerli esprimere concretamente, nero su bianco, Times New Roman su ‘Nuovo Documento’ è cosa assai complicata ai più.

Certo, i poeti, i grandi nomi della carta stampata, non hanno mica tali problemi: battono sulla macchina da scrivere notti intere, tolgono dalla pietra l’eccesso al fine di ritrovare la forma perfetta che sono sicuri celarsi sotto il loro scalpello.

 

Questa sorta di verità assoluta crolla, inciampa clamorosamente alla vista di un foglio protocollo sgualcito, vecchio, non tanto distante da quelli dei temi della quinta elementare ripescati chissà dove; quel pezzo di carta imbrattato d’inchiostro e zeppo d’errori è la prima pagina del manoscritto di quello che sarà destinato a diventare il romanzo storico per eccellenza della letteratura italiana.

È la prima facciata delle 864 pagine che narrano la storia della società seicentesca e di ogni tempo, stante in un apparente secondo piano davanti alla descrizione della combattuta vicenda amorosa di Renzo e Lucia.

 

Sono trascorsi 230 anni dalla nascita di Manzoni, vogliamo celebrare questa ricorrenza azzerando i limiti temporali, ricordarlo come Alessandro, un uomo vicino a noi più di quanto pensiamo, capace di sbagliare, di mettersi in dubbio, di imparare dai propri errori… ortografici e non.

 

Per le prime battute de ‘I Promessi Sposi’ Alessandro scrive, e poi cancella.

Di “Quel ramo del lago di Como…”, quell’incipit dalla fortissima carica evocativa, ancora neanche l’ombra.

 

Almeno una volta nella vita ci siamo sentiti così, come le cancellature del Manzoni, le quattro fiduciose righe piene di aspettative ed incisività, forse un po’ tremolanti ma, in fin dei conti, sicure.

Almeno una volta nella vita però le abbiamo riguardate, rilette con attenzione cercando di accostarle a quell’implosione che volevamo scoppiasse e poi, più o meno istintivamente, prendendo con tutta la forza che avevamo un calamaio abbiamo cancellato tutto.

Eliminato ogni segno riconoscibile di ciò che avevamo appena scritto, di quello che era il frutto delle nostre idee, dei nostri desideri e riflessioni ben pensate.

Abbiamo avuto la voglia di nasconderli sotto il nero dell’inchiostro, senza però, cambiare foglio, lasciandole lì, ben visibili, ben impresse sopra le righe, con la consapevolezza che le avremmo riempite subito dopo.

 

Manzoni non ha sostituito il foglio macchiato, non lo ha gettato in cambio di un altro senza imperfezioni su cui iniziare una nuova avventura; ha deciso di tenere quelle imperfezioni come a ricordargli da dove era partito.

 

Le cancellature di quel foglio sono le nostre scelte, sono i percorsi che un tempo abbiamo intrapreso sicuri, con le idee chiare ma che poi ci siamo accorti non rappresentare la nostra retta via bensì una selva oscura fatta di incertezze, insicurezze ed insoddisfazioni.

 

Le righe sotto il nostro foglio bianco, accecante, che non riusciamo ancora a vedere, sono i germogli dei rami del nostro libro che è iniziato cancellando.

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