Impressionisti di passaggio.

Credo di essermi riconosciuta nella donna dall’abito rosa.

Seduta, dà le spalle allo spettatore. Non conosco il suo volto.

Questo la rende unica fra i quadri presenti alla mostra “Impressionisti Tête a tête” allestita a Roma, nel Complesso del Vittoriano, fino al 21 febbraio 2016.

È un’esposizione incentrata sui volti. Rappresentazione di soggetti che sono espressione di quella che era la vita di metà Ottocento. Eppure negli altri non sono riuscita a vedere ciò che ho visto nel volto della donna dall’abito rosa. Non mostrandosi è stata colei che si è rivelata di più.

È una donna rivolta verso l’orizzonte.

È l’invito al viaggio, sento la guida turistica dichiarare.

Al viaggio perché osserva uno scorcio silenzioso, maestoso, illuminato da una luce che invade anche lei.

E’ il 1864. Gli impressionisti di mestiere catturano la luce.

Frédérich Bazille cattura anche lo spettatore, nella tela “L’abito rosa”.

E’ una donna che permette all’osservatore di compiere un’esperienza personale, lei in realtà rappresenta noi.

Gli altri volti, invece, avevano relegato la mia immaginazione in qualche angolo dimenticato.

Ecco, sì, quei volti l’avevano intimorita.

Forse la colpa è stata anche dei visitatori, troppi. Chiassosi. Affollati di fronte ai quadri che non erano in realtà né così numerosi, né troppo intensi. Semplicemente, non ho trovato la quiete che cercavo.

Uscendo ho pensato all’unica figura senza volto che mi ha colpito. Sì, perché proprio dopo aver fatto due gradini, Roma nella sua “grande bellezza” si distendeva sotto ai miei occhi.

Ogni angolo rappresentava una diversa epoca in cui potersi rifugiare.

Non avevo un abito rosa, ma, sì, lo sguardo era rivolto verso l’orizzonte.

Bazille. L'abito rosa.

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