Ilaria Lupo_Concrete Sampling // performance a Beirut

Ilaria Lupo è un’artista italiana che vive a Beirut. La sua ricerca affonda le radici nelle forme più ampie e sfaccettate in ambito della performance. In questa intervista ci parla della sua complessa ricerca artistica e del suo ultimo progetto realizzato in un cantiere di costruzione a Beirut.

1) Come hai iniziato il tuo percorso artistico?

Ho studiato fotografia e scultura a Bruxelles e mi sono installata in Medio Oriente nel 2008, e dal 2011 sono basata a Beirut. Durante i miei studi lavoravo su installazioni site-specific, e con il cambio radicale di contesto questa pratica è evoluta in progetti più performativi e processuali in cui ho voluto uscire dagli spazi espositivi e intervenire nello spazio pubblico.

2) Come nasce in te la necessità di queste azioni performative che coinvolgono un ampio pubblico?

Credo che il contesto del Medio Oriente abbia in qualche modo incontrato una mia ricerca rivolta a questionare gli spazi e i limiti degli interventi artistici. Negli ultimi vent’anni l’arte ha incluso molte discipline diverse e creatori provenienti da ambiti altri che quello meramente artistico, però il processo inverso non è avvenuto. Mi chiedo costantemente perché gli artisti abbiano raramente accesso a contesti di presentazione diversi da quelli dell’arte commerciale o museale. Personalmente sento la necessità di riflettere a questa situazione tramite il lavoro stesso, quindi i miei progetti sono tra loro collegati da questo approccio. A Beirut ho potuto sviluppare dei progetti nello spazio pubblico anche grazie a una certa anarchia nelle regolamentazioni e nei permessi, una situazione senz’altro diversa dall’Europa.

3) Raccontaci di Concrete Sampling, com’è nata questa tua ideazione?

Il progetto è frutto di una ricerca in progress che ho iniziato a Beirut nel 2012, in cui ho portato l’attenzione sulla costante trasformazione della città. Il processo di ricostruzione di Beirut è iniziato al termine della guerra civile negli anni ’90 e non si è mai arrestato. Le implicazioni sociali e politiche di questa situazione coinvolgono tutta la regione. La città muta a vista d’occhio, e quindi mi sono interrogata sulle ‘architetture provvisorie’ che sono i cantieri, che per me riflettono la natura impermanente dello spazio pubblico, un territorio di tensioni latenti.

Nel 2012 ho presentato la performance Readily Reversible, e nel 2014 ho coinvolto l’artista del suono Joe Namy a realizzare una composizione sonora che coinvolgesse gli operai di un cantiere in una performance live. Abbiamo lavorato con gli operai di uno scavo (un cantiere dell’architetto Bernard Khoury) durante due mesi di ripetizioni. Il pubblico ha assistito alla performance dall’alto e ‘l’orchestra’ era nello scavo, che è diventato una sorta di teatro per una notte. I 25 performers hanno suonato live con i loro strumenti di lavoro. L’intenzione infatti era di non portare strumenti esterni, ma di lavorare sull’identità sonora dello spazio stesso e sulle sue potenzialità. Volevo dirottare la funzione abituale del sito e trasformarlo in qualcos’altro. Lo spazio in sé è diventato uno ‘strumento’.

4) Qual è il tuo messaggio, cosa il pubblico può leggere nelle tue azioni e nella tua ricerca?

Non cerco di dare un messaggio, ma penso che sia importante per me che il pubblico possa avere l’esperienza di un cambio di prospettiva. Per questo i progetti sono sempre strettamente legati al contesto di presentazione. In questo caso, il pubblico beirutino era cosciente delle complesse implicazioni di questi spazi nella città, e delle relative tensioni soggiacenti con cui si deve confrontare ogni giorno. Quella stessa energia conflittuale è diventata il mio materiale di lavoro in qualche modo, ed è il caso in generale nei miei progetti.

5) Come hanno risposto i lavoratori del cantiere, gli abitanti di un luogo che diventa per loro una casa temporanea?

Gli operai edili a Beirut sono tutti siriani. La loro relazione con il contesto non è facile, per ragioni storiche e politiche. Ho sempre percepito la loro frustrazione in termini di auto-espressione, e il progetto ha incontrato un loro bisogno credo. Culturalmente la pratica dell’ascolto collettivo della musica è molto radicata in Siria. La domenica, che è il giorno libero, vanno sulla corniche di Beirut, in gruppo, e ascoltano la musica dai loro telefoni (la dabkeh, che è la musica popolare della regione). L’idea stessa del progetto è nata quando un giorno ho visto un gruppo di operai ballare in cantiere durante la pausa pranzo. Quindi la loro partecipazione al progetto è stata immediata.

6) Qual è stato il vostro scambio, cosa hai appreso dalle loro esistenze?

Lo scambio è stato intenso, perché i partecipanti hanno subito sentito di avere qualcosa da dare. Organizzavamo delle sessioni di ascolto di diversi generi musicali ed era una vera e propria gara a contribuire. La cosa interessante è che il gruppo era trans-generazionale. I rapporti tra di loro si sono rafforzati, e penso che questo sia importante perché di solito si spostano di cantiere in cantiere ogni tre o quattro mesi, quindi cambiano ambiente di continuo.

7) Molte le riprese dall’alto, tu hai dormito la notte sospesa in una gabbia a una notevole altezza, come mai questa visione?

Il ciclo di ricerca sui cantieri è iniziato con la performance Readily Reversible, in cui ho dormito in un cesto per trasportare materiale edile appesa a una gru. L’idea ha a che vedere con la transitorietà di questi spazi. Nella prima fase di ricerca ho passato diversi mesi recandomi all’alba (nel pre-lavoro diciamo) in cantieri di grattacieli, accompagnata dall’architetto siriano Ghiath Al Jebawi. Per interagire chiedevamo agli operai di scattare una foto per noi dall’ultimo piano. La media di costruzione a Beirut è di 30 piani, quindi mi interessava molto questo rapporto all’altezza. Dormire sospesi è paradossale, ma in qualche modo è un gesto che contiene dei riferimenti letterari facilmente intuibili, il pubblico doveva percorrere i 20 piani del cantiere per raggiungere la location, e questo faceva parte integrale della performance per me.

 

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