Il Teatro Franco Parenti festeggia tre compleanni

Un libro russo per una drammaturgia tedesca per attori italiani per un teatro milanese.
Villa dolorosa. Tre compleanni falliti è una pièce teatrale di Rebekka Kricheldorf adattata da Roberto Rustioni, in scena dall’8 al 24 Marzo al Teatro Franco Parenti di Milano.
Un salottino a festa, con un divano forse troppo stretto per far accomodare i corpi pesanti dei personaggi, un giradischi e un tavolo apparecchiato di alcolici.
Questo è l’interno della villa – nonché scenografia – dove un fratello e tre sorelle festeggiano per tre anni consecutivi il compleanno della più piccola della famiglia: Irina.
Musica e alcool sono declinazioni collaterali di uno stato di sentire che, in modi diversi, si ripete ogni singolo anno, scandendo esistenze solitarie; ma al tempo stesso non sprovviste di un forte sentimento di appartenenza.
Il paradosso che aleggia in quella dimora è proprio questo: il legame di parentela tiene tutti i familiari uniti in un patto viscerale non scritto che mentre combatte lo smarrimento, lo acuisce perché al di fuori di quel vincolo, al di fuori di quella gabbia quotidiana, nessuno di loro riesce ad occupare un posto che gli appartenga. Peggio ancora se si parla di relazioni umane: un marito non amato, tante persone vuote e un mucchio di bambini.
La saletta del Teatro Franco Parenti, piccola e molto intima, annienta le barriere tra attori e spettatori, ci catapulta all’interno della villa senza darci neanche il tempo di pulirci le scarpe nello zerbino davanti alla porta.
Le battute sono audaci, forse anche troppo, così come qualche scena qua e là che non manca di mettere in imbarazzo il cinquantenne con la cravatta che si trova a due passi dall’azione in corso e finge indifferenza oppure la signora elegante in abito scuro che rimane interdetta da tanto poco pudore.

È la drammaturgia stessa che vuole smascherare certi atteggiamenti soggetti alla pressione delle convenzioni sociali, infatti non è un caso che l’unico personaggio in scena estraneo al nucleo familiare ricordi l’ipocrisia di certi pretesti ereditari di una società di convenevoli.
Il compleanno fallito dell’anno prima, viene sostituito dalle aspettative di quello dell’anno dopo con la convinzione che il passare del tempo porti come conseguenza naturale qualche cambiamento.
In effetti c’è qualcosa che si muove ed è anche in grado di sovvertire gli equilibri.
Un matrimonio, figli, una promozione, un tradimento, una partenza e ripensamenti di studi sono cose non di poco conto eppure non abbastanza da modificare l’immobilità di una condizione esistenziale.
Lo stato di paralisi è accentuato da un humor sottile, molto, troppo sottile per i miei gusti da arrivare quasi a non capirlo che rimarca un non-sense esistenziale già ampiamente affrontato, in ambito cinematografico, da Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza.

Lo spettacolo non prevede conclusione, ma lo spettatore sa che quando le luci si spegneranno sulla villa dolorosa niente cambierà perché Ol’ga continuerà ad occupare il tanto odiato ruolo da preside; Masa persevererà nel matrimonio con un uomo che non ama; Irina non troverà un compagno perché troppo vuoto; Andrei rimarrà perennemente bloccato allo stesso punto del romanzo.
Non per questo si deve smettere di festeggiare compleanni.

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