Il sogno di una vita in un abbraccio – Gianluigi Donnarumma

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Partiamo dall’ultima immagine della partita. Una partita che è andata male, ma dopo il fischio finale hai già smesso di pensarci. Hai sedici anni e in quel momento più che mai ti sei reso conto di aver speso il tuo tempo nel miglior modo possibile. Attraversi il campo, un po’ con le gambe che tremano e un po’ con la gioia che trapela da ogni poro della tua pelle. Prendi coraggio e chiedi la maglia al tuo idolo, al portiere a cui fin da bambino ti sei ispirato, a un campione che quando ha calcato per la prima volta un campo di serie A tu non eri nemmeno nell’immaginario dei tuoi genitori. Un portiere che si chiama come te, e speri con tutto te stesso che non sia solo un caso.

La partita contro la Juventus è appena finita, il Milan ha perso ma tutti noi sappiamo che Gianluigi Donnarumma ha appena visto realizzare il suo sogno, e forse per la prima volta è stato consapevole di tutto ciò che stava succedendo. Una partita che se ti avessero detto che avresti giocato da titolare 3 mesi prima ti saresti messo a ridere, e avresti mandato a quel paese il “folle” di turno. Quel folle ha un nome e un cognome: Sinisa Mihajlovic.

Bertrand Russel citava: “l’equilibrio tranquillizza, ma la follia è molto più interessante”. Da noi appassionati di storie come queste, la follia non può che essere accolta in modo positivo. Proviamo ad immaginarci la scena: nona giornata di campionato, e Sinisa consegna la formazione alla squadra. In porta Gigio (e non provate a chiamarlo Gigi, per nessun motivo). Gigio?  Ha davvero detto il mio nome? Mi sta prendendo in giro! Avrà pensato il ragazzo classe 1999 di Castellammare. Nel calcio, e nello specifico in Italia, è piuttosto difficile, mi permetto di dire quasi impossibile, esordire nella massima serie a soli sedici anni, e per giunta in una squadra come il Milan, che non sarà nel suo momento migliore, ma è pur sempre il Milan. Proviamo ad immaginarci le facce incredule dei compagni di squadra, soprattutto quella di Diego Lopez, che magari fino a quel momento credeva che Donnarumma fosse a Milanello solo per andare a raccatare i palloni. Infine proviamo a immaginare anche la faccia del presidente.

Gigio si è conquistato la fiducia di tutti gli scettici che credevano che quel rigore parato a Toni Kroos in estate fosse solo frutto del caso. Partita dopo partita ha fatto diventare la porta rossonera sempre più piccola, facendosi scivolare addosso tutte le critiche e acquisendo la sicurezza che lo fa sembrare a volte un portiere esperto e navigato. Certo, la strada è ancora lunga e Donnarumma è il primo a esserne consapevole, basterebbe un solo passo falso per finire di nuovo in panchina e dimenticato da tutti. Ma per ora la fiducia del mister è stata ripagata e nel Milan, nonostante l’andamento altalenante, si riesce ad intravedere la folosofia che mira alla rinascita. Si riparte dai giovani, come Calabria, Niang e Donnarumma per citarne alcuni.

Le analogie che legano Buffon e Donnarumma fanno sì che il paragone venga da sé. Un paragone scomodo, pesantissimo, con cui ogni portiere si è dovuto scontrare, e sempre ha perso. è troppo presto per accostare il giovane rossonero a una leggenda come Buffon, lo sappiamo tutti, ma non nascondiamo il desiderio di vedere tra i pali della nazionale un giocatore degno di rimpiazzare quel ruolo tanto ambito quanto pesante.

Per ora godiamoci l’abbraccio dopo la partita di sabato, e l’immagine di quella maglia blu ormai incorniciata nella camera di Gigio (e non provate a chiamarlo Gigi, per nessun motivo).

 

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