Il ritorno del Barone

Delaware 87ers Guard BARON DAVIS (34) celebrates after knocking down a three point shot in the second half of a NBA D-league regular season basketball game between the Delaware 87ers and the Iowa Energy Friday, Mar. 04, 2016. at The Bob Carpenter Sports Convocation Center in Newark, DEL.
Delaware 87ers Guard BARON DAVIS (34) celebrates after knocking down a three point shot in the second half of a NBA D-league regular season basketball game between the Delaware 87ers and the Iowa Energy Friday, Mar. 04, 2016. at The Bob Carpenter Sports Convocation Center in Newark, DEL.

Quella che vado a raccontarvi è una storia d’amore. Non un amore normale, sembra più essere un amore malato e ossessivo, una dipendenza che ti tiene incatenato, è l’amore che lega un uomo ad uno sport. La storia comincia un po’ di tempo fa, nel 1982, quando il piccolo Baron, alla tenera età di 3 anni prese per la prima volta in mano un pallone da pallacanestro, e proprio in quell’istante fu folgorato da il suo primo colpo di fulmine. Da allora quel ragazzino, originario di Compton (città della contea di Los Angeles) non si separò mai dal suo pallone, tanto che appena approdò al liceo fu la stella della Crossroads High School e pochi anni dopo divenne il giocatore di punta nonché uno dei migliori prospetti NBA alla Univerisity of Carolina, Los Angeles.

Probabilmente non avete ben chiaro di chi sto parlando, magari qualcuno di voi nemmeno lo conosce, il ragazzino di Compton è Baron Davis, meglio conosciuto come Il Barone. Terza scelta nel draft del 1999, Baron è un ragazzo dal talento cristallino che grazie alle sue giocate fece andare di moda la barba, prima ancora che James “il barba” Harden entrasse in NBA, e fece impazzire i tifosi di Golden State prima che Steph Curry diventasse il dominatore assoluto della lega.

Tornando alla nostra storia, il Barone fu draftato dagli Charlotte Hornets, con i quali iniziò la sua carriera e giocò per 5 anni (raggiungendo ogni stagione i Play Off) e in quegli anni arrivò anche la prima convocazione ad un All-Star Game. Nel 2005 fu ceduto ai Golden State Warriors dove Davis fece un ennesimo salto di qualità, infatti insieme al suo compagno Jason Richardson (tiratore puro), donò alla squadra di Oakland uno dei migliori “pacchetti esterni” della lega (si può dire che ci fossero già gli Splash Brother insomma). Dopo l’esperienza con Golden State, il barone giocò con i Los Angeles Clippers, i Cleveland Cavaliers e i New York Knicks e in ognuna di queste squadre giocò una pallacanestro di altissimi livelli.

Proprio a New York sembrava che il destino avesse deciso di interrompere la bellissima storia d’amore che c’era tra Baron e la Pallacanestro, infatti un’ernia al disco alla schiena che lo tenne lontano dai campi per diversi mesi, e una volta tornato a giocare, il 6 maggio 2012, durante gara 4 del primo turno di Play off contro gli Heat di LeBron James, il Barone fu costretto ad abbandonare il campo su di una barella. Da lì a poco arrivò una terribile notizia, Baron Davis aveva rotto il legamento crociato mediale e quello anteriore e visti anche i suoi 33 anni fu difficile prevedere un suo ritorno sul parquet. La sua carriera in effetti sembrava finita, 835 partite in 13 stagioni, 16.1 punti e 7.2 assist di media, 2 volte NBA all-star e 2 volte record di palloni rubati.

Ma come vi dicevo quello tra il Barone e la pallacanestro non è un amore normale, infatti dopo quasi 4 anni dal suo infortunio Baron Davis ha firmato un contratto con i Delaware 87ers squadra che milita in D-League (la lega di sviluppo della NBA), e dopo solo un allenamento con i compagni, il 4 marzo, il Barone è tornato in campo e in 19 minuti ha realizzato 8 punti (di cui una schiacciata di pura potenza e una tripla che farebbe invidia a Steph Curry) 4 assist e 3 recuperi. Nelle due partite seguenti Davis, giocando più o meno venti minuti, ha realizzato 18 punti di media. Purtroppo però la sfortuna sembra non averlo abbandonato del tutto, infatti per un lieve problema al polpaccio è stato costretto a saltare le ultime gare. Il suo obbiettivo è quello di tornare in NBA e come lui stesso ha dichiarato, non importa con quale squadra, l’importante è tornare. Il mio augurio è che il polpaccio torni subito a posto, che i suoi guai fisici finiscano del tutto e che a breve l’ NBA possa riabbracciare il suo Barone.

Ora vi lascio con le sue parole, le parole di un ragazzo follemente innamorato della pallacanestro:

“Essere portato fuori dal campo su una barella al Madison Square Garden non era la situazione ideale per lasciare per sempre il gioco. Quindi ora sto ritornando. Per me questa opportunità è come un processo di crescita. Voglio partire dal basso per arrivare il più lontano possibile. La scorsa estate ho iniziato a giocare regolarmente e ad allenarmi con altri ragazzi prima del training camp, e mi sono riappassionato. È difficile. È come essere golosi ed entrare in un negozio di dolci. E non sei entrato in un negozio di quel tipo per un anno, così vuoi mangiare tutto. È la passione, senti qualcosa dentro di te. È nella tua anima. È felicità e gioia ed era una sensazione che non provavo da tempo. Per me ora è un divertimento, in D-Leauge non c’è spazio per ricchezze non ci sono limousine o jet privati, viaggio su un autobus e sto in questi alberghi. Da questo punto di vista mi sembra di essere tornato bambino, viaggio e gioco solo per amore della pallacanestro”

Baron Davis.

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