Il prof. Christian Marinotti ci racconta il premio Rotary Club Milano Brera celebrato al miart 2016

Miart edizione 2016, con la direzione di Vincenzo de Bellis, ha annoverato tra i suoi premi, il premio Rotary Club Milano per l’Arte Contemporanea e i giovani artisti istituito dal professor Christan Marinotti. Il vincitore, scelto all’unanimità, dalla commissione composta da Laura Cherubini, Christian Marinotti e Cristiana Perrella ha scelto l’artista Francesco Jodice con l’opera What We Want, Tulum Pueblo. Il tema scelto per questa edizione è «Arte e politica: impegno sociale e civile».

Christian Marinotti, docente di storia dell’arte contemporanea alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano ed editore della Marinotti Edizioni, ci racconta in questa intervista i dettagli di questo importante premio e le future evoluzioni previste.

1) Vince il premio Francesco Jodice, qual è la sua personale considerazione sull’opera dell’artista?

Considero l’opera molto bella. Conosco Jodice da molto tempo e confesso di essere anche suo collezionista quindi, personalmente, lo apprezzo molto. La giuria di sicuro ha fatto un lavoro oggettivo andando oltre il gusto di ciascuno. L’opera di Jodice ha un grande vantaggio, valore aggiunto della sua fotografia che supera l’aspetto tecnico diventando un piccolo trattato. Questa sua foto s’inserisce all’interno di un progetto molto articolato che rappresenta un atlante geo-politico sulla base della descrizione iconografica delle comunità nei loro luoghi. Nella foto di Jodice si evince come le comunità abitano, come interagiscono con il contesto urbano, naturale facendo emergere i contrasti e le contraddizioni che trapelano da quelle immagini. Le sue fotografie sono volutamente sovraesposte per creare un ulteriore senso di estraniamento, non è un reportage realistico ma è un lavoro evocativo e quindi una fotografia di pensiero. Una fotografia molto eloquente.

2) Come mai il Rotary Club ha deciso di istituire questo premio, dedicato ai giovani artisti contemporanei?

Considerare i “giovani artisti” è un pretesto per richiamare l’attenzione considerando che non solo i giovani devono avere la loro opportunità. In realtà quello che al Rotary preme è promuovere l’arte contemporanea e la sua conoscenza. Infatti, per molti, l’arte contemporanea risulta criptica, persino bizzarra, non se ne comprende il valore. Sta diventando familiare perché è di moda, niente di più forviante di questo aspetto. Bisogna focalizzarsi sul valore delle opere, il senso dell’arte. Un premio ha il vantaggio di coinvolgere le persone per parlare di un artista, della sua opera e inevitabilmente, come conseguenza, di arte contemporanea.

Si riesce in questo modo a considerare l’importanza del linguaggio contemporaneo che consente di comprendere moltissimi aspetti del nostro tempo, nel caso di Jodice la geo-politica. L’arte consente di comprendere le cose che non immediatamente si vedono, a differenza dei telegiornali che propongono notizie immediate. Non conoscere l’arte contemporanea pregiudica la possibilità di avere una diversa lettura del presente.

3) Lei è l’ideatore di questo premio, come mai la scelta di un percorso di selezione all’interno del contesto miart?

Il premio nasce perché il Rotary si poneva l’esigenza di creare un progetto di sostegno alla cultura. Quando mi chiesero di provare a ideare qualcosa in questo senso, pensai all’arte contemporanea. Il premio è un evento che consente alle persone di aggregarsi, di parlarne, un’occasione di eco. Avevo bisogno di un bacino, dove pescare gli artisti, un luogo che mi garantisse una qualità. Il premio letterario Campiello ha la durata di un anno per realizzare la selezione ed è un lavoro molto complesso. Per noi sarebbe stato impossibile non partire da un “recinto” di proposte già scelte e quindi è stato necessario trovare una base dalla quale attingere. Miart ha garantito un’ottima assistenza, ha creduto nel premio e l’ha sostenuto sempre di più, fino agli ultimi quattro anni della direzione de Bellis, formidabile.

4) Cosa accadrà al vincitore e all’opera selezionata?

Il vincitore avrà un compenso di 10.000 euro. Il nostro è il primo che miart ha annoverato, come storia dei premi all’interno della fiera. Prima anche del premio della Fondazione Fiera Milano, dove miart è ospitata. Il nostro premio ha una storia e un suo pensiero. Essendo un premio acquisto, a fronte dell’elargizione otteniamo l’opera. Insieme alle altre raccolte costituirà una dote che noi doneremo al Museo di Arte Contemporanea di Milano, quando un’amministrazione cittadina deciderà di istituirlo. Se non sarà questa istituzione, che spero nasca in una città come Milano, troveremo un’altra sede pubblica, museale, in grado di accogliere questa collezione e anche il futuro implemento di essa.

5) Come mai la scelta dei temi per il vostro premio?

Il tema offre una grande garanzia di serietà, c’è la necessità di avere dei parametri sui quali formulare un giudizio. Al contrario sarebbe una scelta forviante perché in conformità a quali criteri si sceglierebbe il vincitore? Cerchiamo di fare quindi una selezione per una ragione. Non valutiamo il percorso personale degli artisti ma come sanno affrontare il tema scelto e chi di loro sa elaborarlo in modo particolarmente incisivo. La scelta di un tema consente di circoscrivere e obbligare al confronto dell’artista verso un certo argomento. La scelta avviene perché l’opera ha un senso ed esso è valutato in base a come l’artista risponde alla domanda del tema.

6) Quali contributi apporterà l’istituzione del premio Rotary Club Milano per l’Arte Contemporanea e i giovani artisti?

Molteplici, il primo è di avvicinare le persone all’arte contemporanea. Il pubblico non addetto ai lavori. Abbiamo l’obiettivo di avvicinare un vasto bacino di utenza. Il secondo effetto è di stimolare la gara, creare movimento nel mondo degli artisti e quindi il loro interesse a partecipare e mettersi in gioco. Infine creare un fondo per un futuro museo.

7) Ci racconta quali saranno le evoluzioni e i vostri progetti futuri?

Il primo progetto futuro è quello della mostra. Ci sarà la prima esposizione pubblica dopo otto anni di edizioni del premio e di conseguenza di opere acquisite. La prima mostra che esporrà l’intera collezione raccolta. In otto edizioni abbiamo acquisito circa quindici opere, dalla scultura alla pittura alla video-art al disegno e la fotografia. Una collezione molto variegata, con molti dei protagonisti che nel frattempo hanno spiccato il volo dando a noi la soddisfazione di aver individuato i giusti vincitori. Voglio citare Sonia Kacem, Michele Guido, Eva Kotatkova che sono stati, successivamente, presenti alla Biennale di Venezia. La galleria dove esporremo tratta arte consolidata, contemporanea un po’ più trascorsa, quindi degli anni 60’ e 70’. È la galleria Matteo Lampertico che fa un lavoro molto interessante corredato di belle mostre e un’intensa attività culturale. Una bella ed elegante galleria in pieno centro. Ci sarà anche una piccola pubblicazione di un catalogo, una bella testimonianza del nostro lavoro realizzato fino ad oggi.

 

Francesco Jodice 

OPERA VINCITRICE 2016: Francesco Jodice, What We Want, Tulum Pueblo, M05AB, 2006, dittico 75 x 230 cm (stampa a getto d’inchiostro su carta cotone, d-bond, plexiglass)

 

immag rotary

In cover: Claude Collins-Stracensky, Untitled (Floating Leaves, Superba St., Venice, CA) 2004-2009 Archivial Inkjet Print su Plexiglass (40,6 x 51 cm) (Galleria Nicoletta Rusconi – Milano)
Premio 2010

 

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