Il paradiso dello shopping

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“Shopping, shopping, shopping. Nei paesi più ricchi è diventato un modo di vivere, in quelli più poveri un modo di sopravvivere. Non c’è forse qualcosa di profondamente sbagliato in tutto ciò?”

Tiziano Terzani

A circa 48 ore dall’inaugurazione del nuovo centro commerciale ad Arese, definito peraltro “il più grande d’Europa”, sono già stati espressi parecchi giudizi positivi nei suoi confronti, a partire dal commento a caldo del presidente della regione Lombardia, Roberto Maroni, secondo cui “c’è da essere soddisfatti per questo nuovo insediamento”. Si stimano inoltre cifre da record in merito al numero di visitatori annui, riuscendo probabilmente ad ottenere un successo a livello nazionale e non solo.
“Il Centro” ha garantito 2500 nuovi posti di lavoro con il recupero di un’area industriale ferma e abbandonata da anni. La struttura sorge infatti dalle ceneri del più grande stabilimento italiano della casa automobilistica del Biscione. Un centro commerciale dallo stile e dall’architettura tipici di una cascina lombarda, visto l’abbondare del legno con cui è stato costruito; con oltre 6000 posti auto, più di 200 negozi distribuiti lungo 1 km di “passeggiata” e con ben 92 mila metri quadrati di superficie affittabile. Le unicità del centro le ritroviamo a partire dall’ampia area dedicata ai più piccoli e dall’apertura, per la prima volta in Italia, di una catena low cost: Primark, destinata a sua volta ad incassare profumatamente, proprio come altri marchi dai prezzi non eccessivi e ormai pienamente affermati in Italia come all’estero. Questo si verifica soprattutto poiché in molti, in particolare in un periodo di crisi come quello attuale, si mostrano più interessati al prezzo rispetto all’effettiva qualità del prodotto che intendono acquistare. Evidentemente, a mio avviso, è questa una delle ragioni del successo dei centri commerciali, ormai molto numerosi lungo tutta la nostra penisola. Essi, infatti, sono in grado di concentrare in un’unica area molti di quei negozi accessibili veramente a tutti.
Molti però si sono chiesti se davvero ci fosse la necessità di un altro centro commerciale in Lombardia ed ecco che a tal proposito sono stati espressi commenti diversi e spesso discordi. Alcuni lo reputano uno spreco enorme, considerano gli oltre 300 milioni di euro spesi per la sua costruzione, altri invece lo vedono come elemento fondamentale per coprire un buco all’interno del mercato italiano, amplificato ulteriormente da lunghi anni di crisi, oltre a favorire l’assunzione di molti disoccupati, apportando, si spera, una progressiva diminuzione di una percentuale invece attualmente così elevata.
I centri commerciali vengono generalmente associati a un’eccessiva forma di consumismo, a danno delle tasche degli italiani che, una volta dentro, vengono tentati dall’addensarsi, l’uno dietro l’altro, di numerosi negozi che effettivamente molto spesso inducono all’acquisto. Infatti la praticità offerta dai centri commerciali, cioè la possibilità di trovare tutto e subito è sicuramente un fattore che ha consentito loro un tale successo.
Quella appena esposta è una prospettiva che si scontra con l’idea secondo cui comprare e vendere siano l’unico modo per esprimere la propria libertà, specialmente in un mondo come il nostro, dove il business e il tentativo (fallimentare) di imitare un modello talvolta fittizio rivestono un ruolo di primo piano.

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La vendita all’ingrosso però continua a danneggiare alcuni “negozietti”, mandando spesso in rovina intere tradizioni familiari. Infatti, non è raro che a causa dell’apertura di centri commerciali alcuni negozi abbiano interrotto la loro attività per fallimento.
Nello specifico, l’apertura di un enorme centro commerciale su un’area che ha fatto la storia dell’industria automobilistica italiana mette un po’ di malinconia. Forse, a discapito degli amanti dello shopping sfrenato, quella zona poteva essere sfruttata per dar vita a spazi verdi alle porte di una Milano dominata dal traffico e dalle industrie, con il conseguente inquinamento che chiunque si trovi in città è costretto a respirare.
Altre opzioni al di fuori del centro commerciale non sono state tenute in considerazione e ora, a mio avviso, è pur certo il successo di tale insediamento, visto che al giorno d’oggi la gente è sempre più affascinata dai centri commerciali, dove quotidianamente si rintana.

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