Il lupo perde il pelo ma non il vizio

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Sono in arrivo tempi sempre più duri per i fumatori. Da febbraio entra in vigore il decreto del ministro della sanità ed è già uno dei provvedimenti più odiati da parte di molti fumatori, soprattutto di coloro che non riescono a stare senza sigaretta in bocca. Codacons impone nuovi divieti e più controlli. Addio sigarette in auto con bambini e/o donne incinte; niente fumo davanti agli ospedali, alle scuole e negli stadi. Stop ai pacchetti da 10 e aromi, via la licenza a chi vende sigarette ai minori. Sui pacchetti dovremo abituarci a vedere immagini shock, preferibilmente da “tenere lontano dalla portata dei bambini”, accompagnate da frasi altrettanto impressionanti per convincere i fumatori a spegnere la sigaretta e, al posto del generico e ormai obsoleto “il fumo uccide” o “il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta attorno”, verranno riportate informazioni più mirate, per cercare di far breccia nella coscienza del fumatore, più o meno accanito. Perché il fumo:

  • Nel 90% dei casi genera il cancro ai polmoni
  • E’ causa del cancro alla bocca e alla gola
  • E’ causa di attacchi cardiaci, ictus e disabilità
  • Fa aumentare le probabilità di diventare ciechi
  • E’ dannoso per denti e gengive

SIGARETTE SPEZZATE

Solo in Italia il fumo provoca 83mila vittime l’anno. Cifre esorbitanti, alle quali però non si pone la giusta attenzione, si passa sempre oltre, “tanto finché sto bene io”. Ed è proprio questo per me il vero problema, che andrebbe contrastato e sul quale invece non si pone la dovuta considerazione. Il non essere sentiti chiamati in causa in prima persona rende il fumatore impermeabile, totalmente e drammaticamente impassibile di fronte a problemi e numeri di questo spessore. La minaccia è sempre all’angolo, ma non è sufficiente a indurli a smettere di fumare o quantomeno a diminuire la quantità di tabacco giornaliero. Senza che si vada a intaccare il campo d’azione altrui, ognuno su di sé è libero di fare ciò che vuole e talvolta è assurdo cerare di impedirglielo. Allo stesso tempo però, certe frasi non dicono niente di nuovo, anzi appaiono ridondanti e fastidiose e nella maggioranza dei casi passano inosservate, che è l’esatto opposto di ciò a cui mirano. Anche queste nuove immagini così crude probabilmente impressioneranno il compratore (e forse non solo lui), ma di fatto non argineranno il problema. Le maxi multe, dai 60 ai 300 euro, per chiunque sia colto in flagrante mentre getta mozziconi a terra o in acqua potranno intimorire e attenuare il problema, ma non credo riescano ad eliminarlo, “tanto finché non capita a me”. Per indurre a smettere davvero di fumare, credo sia necessario coinvolgere maggiormente il fumatore stesso, perché solo lui può volerlo veramente. Finché non ci si convince a pieno che “il fumo fa male” non è solo una banale frasetta o un luogo comune, ma la pura verità, finché non lo si vuole completamente, non si smetterà di fumare in maniera definitiva. Prima di tutto bisogna far leva sulla volontà del fumatore, altrimenti tutto potrà essere d’aiuto, ma niente potrà essere risolutivo. Credo piuttosto che un esperimento sociale più funzionale, e da prendere come modello, sia per esempio quello di un docente universitario brasiliano, Joao Candido, che ha deciso di mettere a disposizione la sua storia per aiutare altri tabagisti a smettere di fumare. Ha così deciso di mettersi a vendere sigarette raccontando al compratore cosa il fumo gli ha fatto: a causa di un tumore alla laringe, ora si trova costretto a parlare attraverso un dispositivo elettronico. L’impatto del racconto ha fatto sì che gli altri fumatori si sentissero più partecipi, come vittime di un destino comune. Questo esperimento ha avuto i suoi effetti positivi sul pubblico.
In Italia, più che esperimenti di questo tipo, sono state messe in atto nuove e più severe sanzioni, ma queste faranno da deterrente per i fumatori? Staremo a vedere. Le leggi ci sono, ma bisogna rispettarle e farle rispettare. Poi, sicuramente, servirebbe anche un po’ di buon senso.

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