Il cubo di Gabo

Gabriele Dal Dosso è un artista-inventore. Esperto nella creazione di forme tridimensionali è riuscito a evolvere la forma, già complessa, di un cubo multi-facce che aveva ideato come prototipo. La sua idea è di applicare la pratica meditativa dell’arte in una ricerca concreta, partendo dalla struttura dell’anello di Möbius. Le dicotomie dentro/fuori, aperto/chiuso, finito/infinito perdono i tradizionali connotati per trasformarsi concretamente in un oggetto dalla forma plasmabile. Presentato il 13 aprile all’Hôtel Château Monfort di Milano, il cubo ha assunto una forma di design trasformandosi in una seduta componibile.

In questa intervista Gabriele Dal Dosso, che vive a Parigi con la sua compagna, la gallerista Roberta Molin Corvo, ci racconta la nascita di un oggetto così complesso tradotto in un’armonica forma continua.

1) Gabriele, come ti è venuto in mente il cubo?

Anni fa un amico mi prestò un romanzo di fantascienza, nel quale trovai la definizione di «cubo di Möbius». Il nastro di Möbius è un oggetto che conosco fin da bambino, e che mi ha sempre affascinato, e leggere questa definizione (nel libro non si trova altro che questo) ha fatto galoppare la mia fantasia. Credendo fosse un oggetto esistente l’ho cercato per anni in lungo e in largo, in negozi, biblioteche, in rete. Ho trovato solo due oggetti statici e uno virtuale rispondenti alla stessa definizione, che però non soddisfacevano l’idea che mi ero fatto, ossìa un qualcosa di altrettanto materiale e mobile e sinuoso quanto il Nastro di Möbius. Così un mattino mi sono svegliato e ho deciso che se quello che avevo in mente ancora non esisteva, era ora di costruirlo. La sera stessa ne avevo una prima versione, quattro mesi dopo è arrivata quella definitiva.

2) Da quanto tempo stai lavorando a questo progetto?

 Ad oggi sono poco più di tre anni che ci lavoro materialmente e da quasi un anno mi è stato concesso il brevetto.

3) Immagini delle future e possibili evoluzioni di questa complessa struttura?

SI, mi sono reso conto che le possibilità sono praticamente infinite. Negli ultimi due anni, cioè da quando siamo qui a Parigi, le forme si sono moltiplicate e ora il CUBO DI GABO contiene o si trasforma in altri solidi, sempre mantenendo la struttura originaria.

4) L’abbiamo visto trasformarsi in un prototipo per un divano di design, pensi possa avere anche altre destinazioni d’uso?

Riallacciandomi alla domanda precedente, ogni solido ha delle peculiarità tali per cui può prestarsi a diversi scopi, uno dei quali è il divano che hai visto, il DODECAEDRO ROMBICO–DOPPIA SEDUTA. In cantiere per il futuro ci sono lampade, sculture monumentali, carrillon, delle vere e proprie case e tante altre cose che non ti dico, non vorrei precludermi la sorpresa! 😉

5) Nasce come un “gioco”, in quanto tempo si dovrebbe comporre il cubo?

In realtà non nasce come “gioco”, ma è vero che è la prima applicazione che gli ho trovato, inevitabilmente: è implicitamente un rompicapo. Chi riesce a risolverlo, ad oggi il 2-3% di chi l’ha provato, parlando del modello basico del CUBO DI GABO, ci impiega mediamente una mezz’ora. Per gli altri modelli del CUBO DI GABO, in cui non si tratta più solamente di un cubo, ma ci sono volumi aggiunti che formano anche altri solidi, la situazione è più complessa, in quanto ci sono più soluzioni previste.

6) Qual è il legame con l’anello di Möbius?

L’anello, o nastro, di Möbius è un caso particolare della geometria topologica, si tratta nello specifico di una superficie non orientabile: contraddicendo quanto suggeriscono i nostri occhi l’anello di Möbius ha una sola superficie e un solo bordo. Quelli che prima di unire la striscia a formare un anello erano il “sopra” e il “sotto” sono stati uniti, grazie alla torsione di 180°, in un’unica superficie continua: questo è un anello di Möbius.

Il CUBO DI GABO è un anello di Möbius di proporzioni e sezioni tali per cui, con un’opportuna serie di movimenti, può essere trasformato in un cubo. Come conseguenza logica, se nell’anello il “sopra” e il “sotto” sono “caduti”, quando questo diventa un cubo sono il “dentro” e il “fuori” a cadere, e questo dà luogo alla particolarità che mi ha spinto a imbarcarmi in questo viaggio, in questa ricerca: da un punto di vista logico, quando tengo in mano questo cubo io mi trovo al suo interno. Viceversa, in un cubo sufficientemente grande da potervi entrare (progetto in corso di realizzazione, legato a una performance), una volta “dentro” riempirò tutto lo spazio esterno al cubo, cioè l’universo intero! Questa caratteristica rende il CUBO DI GABO un oggetto, o forse un ambiente, particolarmente adatto per meditare, su scale diverse, dal macro al micro, sulla nostra posizione nell’universo, per questo definisco i miei cubi degli Oggetti Filosofici, oltre che delle sculture dinamiche.

 

In cover: Cubo di Gabo DODECAEDRO ROMBICO–DOPPIA SEDUTA

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Foto: Cubo di Gabo

 

www.molin-corvo.com

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