Il 2 giugno è la festa della donna italiana

w-il-2-giugnio-aware

Se sei nata a Riyad, come Rajaa, ti è stato concesso il diritto di voto solamente da sei mesi. Prima il tuo peso politico era nullo e se avevi in mente di cambiare le cose, era meglio cambiare idea. Sono sempre di meno i paesi nel mondo che ancora oggi non riconoscono il diritto di voto alle donne e l’Arabia Saudita, ultimo in ordine cronologico ad averlo concesso, rappresenta il segno dei tempi che stanno cambiando. Ma la strada rimane ancora lunga.

Rajaa Alsanea è una scrittrice saudita che nel 2005 ha commosso il mondo con il suo romanzo “Ragazze di Riyad”. Chissà se anche le quattro protagoniste, Qamra, Michelle, Sadim e Lamis sono andate a votare il 12 dicembre 2015 quando nel paese islamico, per la prima volta, è stata concessa loro questa opportunità. In Italia questo diritto è stato sancito nel 1945 e fu in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che le donne per la prima volta nella storia italiana presero in mano una matita all’interno di una cabina elettorale e decisero se per loro era meglio un’Italia monarchica o un’Italia repubblicana. Così il Corriere della Sera, nei giorni precedenti al voto, presentava la rivoluzione ai propri lettori, dando un consiglio al popolo femminile: “Al seggio meglio andare senza rossetto alle labbra. Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio”. Detto, fatto.

In passato erano state tante le lotte del movimento femminista non andate a buon fine. Feroci gli scontri fra Anna Maria Mozzoni, giornalista italiana e attivista dei diritti civili a cavallo fra Ottocento e Novecento, e Giuseppe Mazzini che riteneva la donna adatta solo per stare accanto al marito. A casa e in cucina, però. Nel frattempo sono passati 70 anni e molte cose sembrano essere rimaste tali. L’8 marzo 1972 a Roma in occasione della Giornata Internazionale della Donna la polizia caricherà le femministe scese in piazza “come quando cento anni fa le suffragette inglesi venivano percosse dai poliziotti perché chiedevano il voto”, oggi invece il discorso si è spostato nelle aule di palazzo Madama e Montecitorio e le quote rose riempiono sempre di più le pagine dei giornali. La realtà è che se in Italia il 79% degli incarichi istituzionali, dal Quirinale fino alle province, passando per ministeri, parlamento, regioni, giunte e consigli comunali, è ancora in mano agli uomini, allora la Mozzoni non aveva proprio tutti i torti.

Sono però convito che oggi sia una giornata di festa. E non solo perché la vita repubblicana ha mosso i suoi primi passi 70 anni fa, ma perché in quel giorno l’Italia ha voluto essere più giusta, dando la possibilità anche alle donne di esprimere la loro preferenza politica. E allora che sia una giornata di celebrazioni, questa, anche per tutto il mondo rosa italiano che da quella domenica di giugno ha iniziato a camminare e pare non avere più intenzione di fermarsi. E menomale, diciamo noi.

 

Articolo di: Simone Basilico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *