Ho sentito un Urlo a New York_Munch and Expressionism.

È la mia seconda volta a New York. Questa città ha una tale imponenza da vestirsi di nuovo in ogni occasione. Ero stata alla Neue Galerie, preziosa casa museo che presenta solo arte, anche intesa come design, tedesca e austriaca. Nella precedente puntata avevo avuto l’occasione di vedere dei capolavori di Otto Dix e altri artisti della stessa epopea. Oggi o meglio ieri (in Italia) e domani qui a New York, ho visto uno degli urli di Munch. Uno dei tanti, appartenente a una collezione privata. Ero a tre centimetri, in una stanzetta compressa, dall’Urlo con ai due lati opere di Egon Shiele e di Oskar Kokoschka, quest’ultimo con delle serigrafie da soffocare il respiro. Non so se posso descrivere una presunta sindrome di Stendhal o una patologica ossessione per l’arte, ma una mostra così strutturata e allestita mi ha fatto emozionare ripetutamente.

Il luogo è un posto incantato fuori dal tempo, ogni dettaglio è prezioso e conserva un mistero intrinseco. Gli specchi riflettono lo splendore di opere che hanno sconfitto i secoli e il tempo restando eternamente contemporanee. Sorvolando il dato della “riconoscibilità” dei soggetti dovuti anche allo sfregio di opulento merchandising, resta l’evidenza dell’estrema potenza espressiva di artisti che hanno scolpito i loro nomi nella storia dell’arte.

Schizzi, dipinti, disegni, serigrafie di donne e uomini nudi, pose innaturali che testimoniano il malessere dell’uomo, oscillando dalla disperazione che si connota dell’urlo più disperato ai nevrotici sguardi autoritratti da Egon Shiele. E ancora corpi e accenni di corpi e pose e sguardi (nell’Urlo esposto il soggetto guarda gli spettatori, negli schizzi a china, posti accanto, il soggetto ha l’esasperata espressione di estrema follia con occhi divaricati) mani che s’intrecciano nervosamente come nella splendida Giuditta di Gustav Klint condita di oro, erotismo e voyerismo interiore di Egon Shiele, i verdi volti di Ernst Ludwig Kirchner, le madonne e la pubertà di Munch, la devastazione ermetica di Oskar Kokoschka, il delirio di follia di Max Oppenheimer.

Geni assoluti, si sono alternati per far fiorire il mal di vivere in ogni loro opera. Uno stile che dissacra l’uomo, riducendolo a sentimento e stato d’animo dal più impuro al più meschino.

A New York fino al 13 giugno 2016 alla Neue Galerie c’è l’occasione di degustare una fetta di storia dell’arte dal sapore amaro, inconfondibile, complesso, ampio e persistente.

 

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Sopra e in Cover: Neue Galerie view (la foto è un dettaglio dell’ingresso, preludio non troppo coerente con l’interno)

 

Neue Galerie New York

1048 Fifth Avenue

New York

 

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