henri cartier-bresson e gli altri: I grandi fotografi e l’Italia

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Sapore di sale,
sapore di mare ,
un gusto un po’ amaro
di cose perdute,
di cose lasciate
lontano da noi
dove il mondo è diverso,
diverso da qui.
[Gino Paoli, “Sapore di sale”, 1963]


Ricordate “Italia Inside Out”? Era la mostra fotografica che la scorsa primavera proponeva gli scatti di diversi fotografi italiani che volevano far vedere la penisola coi propri occhi, nelle sue molteplici sfaccettature, nella sua bellezza, nella sua curiosità, nella sua incoerenza, con la sua gente e con i suoi difetti.
Ma come vedono i più grandi fotografi non italiani il nostro Paese? Cosa attira di più la loro attenzione e cosa rimane loro realmente impresso?
Cosa cercano dal paesaggio italiano e cosa vi hanno trovato?
I più grandi fotografi internazionali coi loro scatti sull’Italia sono in mostra a Palazzo della Ragione dall’ 11 novembre al 7 febbraio 2016 ed è un evento da non perdere.
L’evento è stato promosso dal Comune di Milano Cultura, Palazzo della Ragione, Civita, Contrasto e GAmm Giunti ed è curata da Giovanna Calvenzi.

Udito e vista si intrecciano nel corso dell’esposizione per introdurci nel passato che essi perlopiù fotografano, eccetto i più recenti, raccontando della penisola in quasi ottant’anni di storia, dagli anni ’30 fino agli ultimi anni 2000.


 

Ti butti nell’acqua
e mi lasci a guardarti
e rimango da solo
nella sabbia e nel sole



bresson

La mostra inizia con l’autoritratto di Henri Cartier-Bresson.  Non è questa purtroppo l’immagine che apre il percorso, ma questo è il maestro francese fra i fotogiornalisti per eccellenza che ha l’onore di aprire la mostra per i  suoi numerosi anni trascorsi in Italia.
L’autoritratto d’ouverture lo vede sdraiato su un muretto, ripreso dall’addome ai piedi, lasciando spazio ad un ambiente indefinito.
La chiave della fotografia di Bresson si può dire che stia nel carpe diem, nel cogliere l’attimo, nel fermare il tempo per un momento, quello decisivo e fondamentale dell’azione che la immortala nella sua totalità.
“Sono ossessionato da una cosa, il piacere visivo”
Una delle prime opere è la foto di una donna nuda che galleggia nell’acqua. Il viso non si vede, non lo fotografa Henri, perchè il focus è nelle sue curve armoniose galleggianti sul movimento leggero dell’acqua: l’armonia.
La Roma di Bresson è quella degli anni ’50, la Roma dei grandi palazzi, la Roma mutata, quella dei grandi cartelloni pubblicitari.
L’Italia di Bresson sono i bambini degli anni ’30 coi vestiti sgualciti che si rincorrono per quelle strade di provincia non asfaltate.

robert capa      robert capa 1

Si prosegue con l’ungherese naturalizzato americano Robert Capa: la guerra civile spagnola, la campagna d’Italia, lo sbarco in Normandia, la guerra arabo-israeliana saranno gli eventi storici documentati da un talentuoso corrispondente di guerra che rimarrà ucciso da una mina in Indocina mentre seguiva e cercava di rapire con la sua macchinetta le sfumature tristi del conflitto.
Non può che donarci le più grandi immagini simbolo del secondo conflitto mondiale, fotografando l’accoglienza ricevuta dalle truppe americane con lo sbarco in Sicilia nel luglio 1943. C’è un contadino che cerca di indicare al soldato alleato dove sono scappati i tedeschi, ci sono dei bambini curiosi di ascoltare un militare dalla lingua incomprensibile ad Agrigento e la folla di Monreale che scende in strada per esultare all’arrivo dei liberatori.
Ma per non trascurare tutti i personaggi della liberazione italiana, Capa cattura il pianto delle madri e delle mogli vedove di partigiani morti prima dello sbarco alleato nella resistenza al nazifascismo.
“Ero stato all’unanimità riconosciuto come un siciliano dalla folla in festa”

 

Sebastião Salgado, classe 1944, considerato da molti come il più grande fotografo contemporaneo. Attualmente vive da parigino e lavora per l’agenzia fotografica Magnum fondata da Bresson , Capa, Seymour e Rodger.
Dell’Italia vuole riportare i volti dei pescatori, quelli praticamente estinti che si occupavano insieme a centinaia di altri della cosiddetta “mattanza” , la grande pesca del tonno. Riprende lo sguardo del rais, il grande marinaio che dirige la ciurma. Nelle sue foto siciliane il grande marinaio ha lo sguardo lontano, gli occhi concentrati e l’espressione forse perplessa. Intitola un suo scatto ritraente una rete colma di pesci che i pescatori cercano di domare “Il mare ribolle nella camera della morte”, la mattanza appunto, dove gli animali dimenandosi fanno si che l’acqua si comporti come ai 100 gradi.
Quello riportato da Sebastiao è  il viaggio verso la morte.

 

seymour

David Seymour non poteva non essere presente. Co-fondatore della Magnum, fa un viaggio nell’Italia meridionale cogliendo gli aspetti più folcloristici della terra. La religiosità e la fede della popolazione siciliana negli anni ’50 viene immortalata con scatti durante le processioni messinesi della Settimana Santa in cui bambine vestite di bianco giocano fra di loro e quasi si fondono con la pavimentazione in marmo chiaro che contrasta con la statua del cristo elevato sul retro, circondata da una processione di persone adulte dagli indumenti scuri.
Anche Seymour come capa sarà un caduto durante un reportage di guerra  e nel suo caso si tratta della guerra scoppiata con la crisi del Canale di Suez, dove morirà ucciso dalle truppe egiziane.

Claude Nori invece nasce a Tolosa e ogni estate dal 1966 la trascorre con la sua famiglia sulla costa adriatica dell’Italia, a Rimini, dove migliaia di turisti stranieri ogni anno si recano.
Nelle sue foto e nel suo video-reportage traspare la spensieratezza dei volti nell’estate romagnola. Ciò che lui cita bei suoi ricorsi sono elementi come: il juke-box, l’abbronzatura, i racchettoni, il pedalò, le balere serali, le nordiche in bikini e le belle italiane, come vuole sottolineare, in costume intero.
Il suo video racchiude la timidezza dei giovani divertiti davanti a lui che riprende, ragazze attraenti, ragazzi scherzosi, l’allegria che non si riesce a togliere dall’estate, quella impazzita di Rimini che continua a vivere, seppur in chiave diversa oggi.
“Quando mi guardi occhi di mare parli d’amore” 

 

Gregory_Crewdson       Gregory_crewdson_

E se George Tatge ammira l’Italia con occhi stupiti davanti cosí tanto disordine e infinita sorpresa, unendo natura, cultura e memoria nelle sue foto, il contrasto italiano, l’incomprensibile e gli opposti che convivono pacificamente e in opposizione nello stesso luogo, vengono messi in risalto nell’originale raccolta fotografica dell’americano Gregory Crewdson che immortala con uno scatto l’invisibile confine tra realtà e finzione che si cela dietro il set cinematografico abbandonato. I set dimenticati sono pane per i denti di Credwson che risalta la profonda quiete leopardiana di questi luoghi colmi di finzione e irreale, esaltando quindi il passaggio dalla bellezza al decadimento con l’abbandono.

I temi della fugacità della vita, del surreale e del metafisico sono onnipresenti nelle fotografie degli artisti. L’Italia è la culla del mistero e del fascino che si nascondo dietro una moltitudine di paesaggi e realtà.
Tutti questi autori sono alla ricerca di qualcosa di profondo da portare con sè come ricordo e testimonianza della cultura italiana.
A guardare dietro l’apparenza c’è la fotografa  e pittrice contemporanea Irene Kung. Il messaggio delle sue foto è mostrare l’invisibilità della grande città agli occhi del cittadino metroplitano. Tutti presi dalla frenesia nelle nostre giornate perdiamo di vista o non notiamo perchè disabituati all’osservazione i particolari e la bellezza dei grandi monumenti che ci circondano. Siamo davvero sicuri di conoscerli fino in fondo? Dalla galleria Vittorio Emanuele, il Teatro alla Scala, il Cèsar Pelli di Garibaldi, il Duomo tutto è scontato e tutto ci sfugge.
La Kung dice “Purtroppo vediamo anche nella storia più recente come la distruzione di un monumento abbia una grande importanza simbolica. Ci sentiamo colpiti nell’anima. L’atmosfera onirica ci fa sognare e credo che sia attraverso il sogno che si arrivi alla percezione dell’inconscio. Corriamo e non abbiamo il tempo per vedere.

L’ambito sociale della vita italiana è un altro tema molto caro a loro.
La fotografia socialmente impegnata per eccellenza trova la sua maggiore espressione in Cuchi Anne (Catherine Anne), sposata con il pittore italiano Paolo Boni, e in List Herbert di Amburgo. La prima ci regala immagini dell’Italia e della sua povertà, di un signore senese stanco, appoggiato con la testa al suo bastone, usurato da un vita forse troppo faticosa. Il secondo invece offre la foto di Assunta Ricciardi, la donna operaia più anziana di una fabbrica di alimentari (1961).

Non può mancare però al mio elenco Micheal Ackerman che nel suo viaggio a Napoli nel 2001 non fotograferà il Vesuvio, la pizza, i fiori nè piazza Plebiscito nella sua imponenza, ma sarà attratto da una via piena di siringhe e un signore che in piena notte si fa un’iniezione endovena.
“Mi ha guardato e ha detto ‘Vieni vicino, non mordo’ ”

Jay Wolke, fotografa che riporta scenari del mezzogiorno italiano dice : “Le mie immagini raffigurano la mancanza di integrità dei sistemi fotografati e narrano l’ascesa e il declino di varie potenze coloniali, politiche e commerciali, così come le ispirate, ma spesso vacillanti, idee di ambiziosi individui.”

Non è di certo passato inosservato alla fotografia internazionale la cultura di migrazioni italiane: Sophie Zenon ha deciso quindi di fare un omaggio alle sue origini di nonni immigrati verso l’America alla ricerca di fortuna.

Gli affezionati ai paesaggi comunicano in chiave diversa due percezioni: l’effetto che ha la luce sui luoghi e la relazione tra l’uomo e l’ambiente.

Il ruolo della luce sul paesaggio è lo studio caro a Helmut Newton che affascinato dalla notte di Roma cercherà di trasformare anche il giorno in buio. E’ caro anche a Joel Meyerowitz che si appropria della luce che filtra tra le chiome dei cipressi in Toscana.
“In Toscana la luce è così avvolgente che ci si sente parte di essa. E quasi come se ognuno di noi fosse statao assegnato ad un raggio di luce[…] Vi invitiamo quindi ad entrare, a viaggiare con noi attraverso le stagioni, nella speranza che ognuno di voi possa trovare il proprio posto, dentro la luce”

L’alchimia tra le persone e l’ambiente circostante è il fattore che più attira e cattura il famoso fotografo contemporaneo Steve Mccury (conosciuto al pubblico soprattutto- ma non solo- per la sua strepitosa foto della ragazza afghana dagli occhi verdi). La sua attenzione è concentrata su Venezia dove, in una sua foto, un uomo cammina sulla sponda della laguna davanti a tipici palazzi colorati veneziani e la scena è riflessa nell’acqua creando la sensazione di un ambiente avvolgente dal quale l’uomo non può sfuggire, né vuole farlo, essendo parte armoniosa del tutto.
“Era un gioco come un altro… Per chi ama la città di Venezia era un gioco meraviglioso…” [E.Hemingway]


 

Poi torni vicino
e ti lasci cadere
così nella sabbia
e nelle mie braccia, 
e mentre ti bacio
sapore di sale, 
sapore di mare, 
sapore di te.

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