Grazie Black Mamba

kobe-bryant-aware

Sarebbe bello pensare che ogni campione sportivo, ogni nostro idolo, possa chiudere la propria carriera con la consapevolezza di aver raggiunto il proprio obbiettivo, di aver ottenuto quella vittoria per cui aveva dato tutto.

Potrei citarvi come esempio Javier Zanetti, uno dei miei personali idoli. Dopo una lunga ed emozionante carriera come capitano dei nerazzurri è riuscito nell’impresa di portare la coppa dei campioni a Milano, trofeo che mancava da ben 45 anni nella città meneghina. Credo che la vittoria di questo trofeo abbia rappresentato l’apice della carriera di Zanetti ed anche uno dei suoi più grandi traguardi.
È proprio questo che la maggior parte dei tifosi di bakset, non solo dei Lakers, avrebbero voluto per Kobe Bryant. Vederlo chiudere la carriera in maglia giallo viola e con al dito il sesto anello da campione NBA sarebbe stata la giusta ricompensa per un gloriosa carriera passata tra le fila dei lacustri.
Purtroppo nulla di tutto questo accadrà e non vedremo mai il “Black Mamba” alzare quel maledetto ultimo trofeo, quello che lo avrebbe portato ancora più vicino alla grandezza di Jordan. Kobe ha annunciato nella note fra lunedì e martedì che alla fine di questa stagione appenderà le scarpe al chiodo; lo ha fatto tramite una lettera sul sito “the players tribune”, aperta a tutti i tifosi ma soprattutto rivolta al suo più grande amore, il basket:

 

Dear Basketball,

From the moment
I started rolling my dad’s tube socks
And shooting imaginary
Game-winning shots
In the Great Western Forum
I knew one thing was real:

I fell in love with you.
A love so deep I gave you my all —
From my mind & body
To my spirit & soul.

As a six-year-old boy
Deeply in love with you
I never saw the end of the tunnel.
I only saw myself
Running out of one.
And so I ran.
I ran up and down every court
After every loose ball for you.
You asked for my hustle
I gave you my heart
Because it came with so much more.
I played through the sweat and hurt
Not because challenge called me
But because YOU called me.
I did everything for YOU
Because that’s what you do
When someone makes you feel as
Alive as you’ve made me feel.
You gave a six-year-old boy his Laker dream
And I’ll always love you for it.
But I can’t love you obsessively for much longer.
This season is all I have left to give.
My heart can take the pounding
My mind can handle the grind
But my body knows it’s time to say goodbye.
And that’s OK.
I’m ready to let you go.
I want you to know now
So we both can savor every moment we have left together.
The good and the bad.
We have given each other
All that we have.
And we both know, no matter what I do next
I’ll always be that kid
With the rolled up socks
Garbage can in the corner
:05 seconds on the clock
Ball in my hands.
5 … 4 … 3 … 2 … 1
Love you always,
Kobe

 

Con questa “poesia” Bryant ha scelto di abbandonare il basket giocato, ha capito che nonostante la sua forza mentale e la sua etica del lavoro, il corpo non regge più la fisicità che questo gioco gli richiede. “We have given each other, all that we have” si, senza dubbio vi siete dati davvero tutto quello che avevate; è stata una relazione complicata, fatta di vittorie ma anche di cocenti sconfitte.
Con quest’ultima Kobe ci ha regalato anni di puro spettacolo cestistico, come le battaglie con i verdi di Boston che sono state di una bellezza disarmante, ed è stato uno dei più belli esempi di agonismo puro, mettendo sul parquet per 20 anni la voglia di vincere e l’impegno dei veri fuori classe, quelli che sanno di essere nati per vincere.

Non ho nessun dubbio che questo giocatore entrerà nella storia non solo dei Lakers ma dell’NBA come uno dei più forti di tutti i tempi, forse l’unico ad essere, sia per le caratteristiche fisiche e mentali sia per risultati, il vero erede di Micheal Jordan. Nei suoi anni in NBA ha vinto ben 5 titoli, un mvp stagionale, due mvp delle finali, due olimpiadi e potrei andare avanti per molto scrivendo numeri incredibili ma che non renderebbero comunque la sua importanza.

L’unico rammarico che può rimanere ad un amante dell’NBA è quello di averlo visto un giocatore diverso negli ultimi due anni, purtroppo in una condizione fisica lontanissima da quella degli anni in cui ha dominato la lega in lungo ed in largo la lega, sconfiggendo avversari e pretendenti al suo “trono”. Tuttavia l’intento delle mie parole non è quello di accusare un uomo che comprensibilmente ci ha provato fino all’ultimo, portato soprattutto da un’impostazione quasi maniacale alla vittoria.
Bensì quello che mi sento di dirti, Kobe, è grazie. Un semplice ed infinito grazie per avermi mostrato un esempio di cosa significa essere un vero campione. Ed infine grazie per avermi fatto innamorare, anche tu, di questo splendido gioco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *