Israele

Gerusalemme-Aware

“Quando ci sarà la pace a Gerusalemme ci sarà la pace in tutto il mondo”

È un antico detto legato alla “città eterna”, ma non solo… soprattutto se si pensa che Gerusalemme è luogo di culto per tutte le religioni monoteiste del mondo nelle loro varianti. Fermo restando che al suo interno si possa trovare un po’ di tutto, la maggior parte della popolazione odierna della città è divisa in quattro etnie: ebrea (68%), musulmana (30%), cristiana(2%) e armena (in piccola parte), ognuna delle quali è stanziata tradizionalmente nel proprio quartiere. In questo clima culturale si svolge una vicenda politica addirittura più intricata: Gerusalemme si trova di fatto per una parte nello stato di Israele e per una parte in Palestina.

Dal momento che entrambi ne rivendicano l’egemonia e che Israele non riconosce lo stato della Palestina… è molto faticoso riconoscere dove inizi uno e finisca l’altro.israele-palestina-Aware

La storia della formazione dello stato di Israele è una questione molto complessa e delicata, non si possono per tanto usare semplificazioni o spiegazioni superficiali. (invito quindi all’approfondimento della questione, almeno dal punto di vista storico). Lo stato di Israele nasce nel 1947 dopo la seconda guerra mondiale su decisione delle nazioni unite, che suddivisero il territorio Palestinese in uno stato arabo e uno ebraico. Questo è lo sviluppo e il quadro della situazione fino ad oggi.

Come si deduce dalla cartina il processo più innaturale si verifica tra il ’46 e il 47 dove lo stato di Israele spunta dal nulla. Si potrebbe discutere all’infinito sull’etica che sta dietro la fondazione dello stato di Israele… sicuramente ci saranno state urgenti pressioni dovute all’olocausto, in più, per sedare i feroci fenomeni di terrorismo che si verificavano in quegli anni da ambo le parti in quei territori, deve essere sembrato ragionevole assegnare delle terre (che di qualcuno erano) ad un popolo che le aveva abitate non meno di 2.000 anni prima, e a cui erano state promesse su un testo scritto 4.000 anni prima.

Al di là di questo la parte più cruenta riguarda gli anni di guerra che sono seguiti a questa vicenda, in cui non ritengo sia giusto addentrarsi per via della superficialità con cui verrebbero trattati in un semplice articolo.

Questo quadro ci serve per prendere atto del fatto che oggi questi luoghi sono abitati da almeno 10 milioni di persone e l’unica cosa a cui si dovrebbe guardare è un modo per convivere.

È qui che la cosa si complica, come ho anticipato non esistono due stati con due popolazioni distinte per cultura, religione e passaporto… prendiamo per esempio la mia guida: nato a Nazaret, con passaporto Israeliano, di etnia araba e di fede Cristiana. Un bel casino, sì.

Una minoranza nella minoranza insomma… ha definito la sua situazione sociale come l’essere fra il martello e l’incudine: dall’alto gli Ebrei che picchiano e dall’altra i musulmani che spingono. Non deve essere facile essere cristiani in terra santa ma personalmente ho potuto osservare fenomeni di tolleranza, pazienza, condivisione e saggezza da parte di chi è impegnato a costruire qualcosa in quei posti. Perché il punto è che esiste ancora una potenzialità di crescita, non sono paesi senza una speranza almeno fin che ci saranno persone ebree, cristiane e musulmane che credono in uno stato equo.

Tuttavia l’espansione dello stato di Israele dura ancora oggi, anzi l’intenzione purtroppo è molto chiara: quella di cacciare dalla Palestina tutti i non ebrei, e lo si fa rendendo loro la vita impossibile. Ecco i muri, ecco tutto il resto.

Esistono cittadini di serie A, di serie B e anche C: davanti alla carta di identità c’è un numero che indica il tuo stato sociale (ebreo nato in Israele, ebreo immigrato, non ebreo…) e da questo dipende per esempio la possibilità di accedere ad una zona o al diritto di comprare casa o di usufruire dei servizi… Ogni etnia è legata permanentemente ad un settore lavorativo (gli arabi sono la manodopera e gli ebrei l’amministrazione), senza possibilità di smuoversi di un centimetro, dopo tutto il governo Israeliano è un governo che edifica muri al suo interno.

Sì esistono muri costruiti apposta per tenere fuori le persone. Ci sono numerosi check point armati non solo sulla frontiera, ma anche all’interno dello stato stesso per dividere le aree per soli ebrei, aree comuni o solo per arabi.

 

Forse è questa la cosa peggiore degli ebrei… non si tratta solo di difendersi, è il non considerare vere e proprie persone coloro che vivono in pace di fianco a loro.

È davvero il peggiore dei mali? Voglio dire un beduino vaga per il deserto del Negev con un po’ di pecore (non sono riuscito bene a capire cosa pascolassero dal momento che ci sono solo sassi e sabbia nel deserto)beduini_deserto_Aware e poi chissà dopo quanto tempo ritorna dove presumibilmente era già passato e ci trova un’autostrada. Le autostrade sono costeggiate da barriere di metallo per proteggere le macchine dal lancio di pietre da parte dei beduini… se questa è follia pura dovete ancora leggere il resto.

Non mi sento di dare giudizi in merito: il progresso è un male? La terra è dei beduini però… sono gli stessi beduini che lapidano i figli se decidono di lasciare casa (stalle di lamiere con le pecore) per andare a scuola… il progresso esiste solo come lo intendiamo noi in senso occidentale? Non tutti i palestinesi sono beduini, chissà quanti soprusi sono costretti a sopportare cittadini onesti e capaci. Il problema è che questo odio generazionale non lascia spazio a niente e in questa guerra senza quartiere chi ha i mezzi e soprattutto chi li sa usare sono gli ebrei e li usano fin troppo bene. Loro attuano una guerra indiscriminata contro il diverso, non importa la natura.

 

Qui vorrei raccontare un aneddoto importante su questo tipo di giudizio (provocatorio, non sono cose che penso veramente) che ho appena dato. Fuori da un convento cristiano in pieno quartiere ebraico, vicino al tempio della tomba di Davide ho incontrato un ragazzo italiano, studente di antropologia, in viaggio da solo senza meta spinto dalla curiosità verso le religioni. Eravamo seduti su un muretto, intenti a raccontarci i nostri punti di vista all’incrocio di due strade dove passavano spesso ebrei ortodossi (sacerdoti e figli di sacerdoti con cappello nero e treccine) sulla via del tempio. Non ho potuto fare a meno di fargli notare le occhiatacce che ci rivolgevano i passanti… ma sorprendentemente la sua risposta è stata questa: “sei tu che li stai guardando storto e un po’ schifato, sei a casa loro cosa dovrebbero risponderti? Guarda me” e al passaggio di un altro ebreo ortodosso il ragazzo gli fa “shalom!” e l’ebreo sorride e risponde al saluto: “shalom”.

Lezione importante.

 

Vi confesso che dopo quel momento mi sono sentito pieno di speranza, pensavo a come bastasse poco per capire gli altri, ma poi sono arrivato al Santo Sepolcro e mi hanno raccontato la storia della “scala dello status quo”.

Questa scala si trova sulla facciata esterna del Santo Sepolcro, che di santo ha ormai poco (sempre che santo non voglia dire avere una continua fiumana di turisti che strofinano stracci e santini su una lapide posta all’entrata). Il Santo Sepolcro è una chiesa, o meglio innumerevoli strati di chiese di varie epoche, cementificate una sopra all’altra nel luogo in cui Cristo era stato sepolto. Oggi è un luogo di culto un po’ confusionario, diviso in più aree spartite fra cattolici, ortodossi, frati di diversi ordini e armeni. Oltre alla confusione architettonica, alla confusione creata dai turisti, c’è anche quella dei canti dei frati cattolici in competizione con gli ortodossi a loro volta in competizione con gli armeni per chi urla più forte.

Tutto questo è il risultato di un pessimo esempio di convivenza precariamente appoggiato allo status quo per il quale ognuno non può interferire con l’altro (che vuol dire anche non collaborare).

Infatti sulla facciata esterna della chiesa di trova una scala in legno su un balconcino lasciata a marcire in quella posizione da più di 60 anni. Questa serviva per portare da mangiare passando per i tetti esterni ai monaci francescani che vivevano in clausura nelle stanze agli ultimi piani. Tuttavia la scala poggiava su un balcone che apparteneva agli ortodossi, per tanto i cattolici non avevano il diritto per tenerla appoggiata lì e gli ortodossi non avevano il diritto di spostarla in quanto la scala era un bene cattolico. Infatti la scala è rimasta lì dove era per non rompere lo status quo.

 

Senza il dialogo la scala rimarrà per sempre dove sta e non ci sarà mai la pace a Gerusalemme (e neanche nel mondo).

 

 

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