Francesco Orazzini_Carne Viciosa // Art Space Mexico

Ha appena inaugurato la sua seconda personale nell’incantevole galleria Art Space Messico.

Francesco Orazzini, livornese, dopo aver conseguito i suoi studi presso lo IED di Roma ha preso il volo, trasferendosi prima a New York e poi in Messico, dove ora vive e lavora.

I confini della sua arte si muovono tra l’illustrazione e l’animazione con uno stile che riassume un’elevata e dissacrante forma di pensiero. Il suo linguaggio ha un messaggio sempre pungente e delirante. I suoi mondi onirici sono la concreta rappresentazione di un artista eclettico che sa rendere poetico, attraverso l’arte visiva, qualsiasi argomento da lui scelto e sezionato con lame chirurgiche.

Nell’intervista Francesco ci racconta di Carne Viciosa, la sua attuale ricerca artistica in mostra.

1) Cosa racconti attraverso Carne Viciosa?

Parlo del corpo e della sua sessualità. Sono le cose che più ci appartengono da vicino in questa vita e quando mi sono soffermato ad analizzarle sono usciti fuori tutti gli stereotipi, i limiti, le vergogne, i tabù e i dogmi con i quali, marchiamo, ripugnantemente a fuoco questi bellissimi elementi. Una società che getta alle sue basi questo tipo di pensamento è sicuramente una società che promuove il non-rispetto individuale e conseguentemente il collettivo. Cerchiamo di risolvere l’odio tra le razze e le culture con tanti bei discorsi ma ancora oggi non riusciamo ad accettare come siamo fatti noi stessi a un livello più intimo. Cosa pretendiamo?

2) Da cosa ti è nata l’ispirazione per questa ricerca?

Stavo passando per uno dei periodi più bui della mia vita. Questi elementi diventarono sempre più oggetto di ossessione e riflessione…stavo iniziando a reprimerli. A reprimermi. Trovavo alcune persone vicine a me molto ipocrite e sempre più falsamente “perbeniste”…rivedevo in loro i peggiori riflessi di questa società bigotta, e crebbe in me una forte aggressione che alla fine esplose in questo seriale di disegni a mano, una delle cose più vive e forti che abbia fatto finora. Tutti i disegni uscivano dallo stomaco senza una ragione a priori. Senza un senso iniziale, una programmazione. Quando il lavoro era pronto e messo in fila, mi sono ritrovato davanti il messaggio che stavo dando.

3) Come sei giunto a questa sintesi stilistica forte immediata e concretamente simbolica?

Sono di indole un surrealista, dalla mia vita al mio segno. Ragiono per astrazione, e istinto, giungo al risultato attraverso strade che non sono principali. A volte nemmeno esistono e le invento. Sono un Surrealista Pop (come iniziarono a chiamarli da questa parte del globo), nel senso che nel mio divagare negli spazi del subconscio, porto con me una grande valigia d’immaginario popolare: non esiste quasi un elemento nelle mie opere del quale non si distingua la forma..Si può identificare bene tutto. Una bocca, un filo d’erba, un motore, una vite. Con i simboli popolari posso stabilire una forte connessione tra me e la maggior parte degli osservatori.

4) Con il bianco e nero hai una grande potenza di segno, come mai l’hai prediletto per questa esposizione?

Come accennato, era un tentativo di abbandonare la pittura e ritornare al disegno. La mano ha iniziato a fluire frenetica…un sismografo di emozioni incontrollate. Con il bianco e nero mi sono ritrovato in un sogno silenzioso, a volte un mezzo incubo. Una favola Noir. Tutto è stato realizzato con una comunissima penna a sfera. Un’incisione contemporanea e molto underground. Il tutto poi s’è sposato perfettamente con l’eleganza della galleria. Sembrano nate insieme.

5) Com’è la vita di un artista in Messico?

Messico è il paese più surreale che fin’ ora abbia visitato. Niente sembra davvero avere un senso qui, o quantomeno i fili delle cose sono mossi da leggi del tutto fuori dal normale. Niente è a caso. Esistono gli spiriti e la magia, e c’è una fortissima vibrazione tra la vita e la morte..Tra il sublime e l’orrendo. Tutta roba che alimenta un artista curioso. Il mio intento iniziale era dare un’occhiata per un paio di mesi e ancora vivo qui. La città è vivacissima e divertentissima. Fuori dalla città, una distesa di pianeti alieni…

6) Raccontaci dei tuoi rapporti con i galleristi di Art Space.

Sono passati anni dalla prima volta che entrai in questo posto. Ero, come sempre, molto scettico e disinteressato finché mi resi conto che la galleria stava proponendo una forma d’arte molto libera e con dei messaggi molto forti e ben fatti. Mi decisi a parlargli e furono per di più molto aperti e umani. Con Armando Martinez, gallerista e padre di Art Space, ho praticamente iniziato un contatto più profondo recentemente, con l’inaugurazione della mostra. All’inizio erano scontri. Oggi sento tutta la stima che ha per me e tutta la fiducia che mi sta dando. Io lo vedo come un pirata all’assalto. Che possa, questo essere, l’inizio di tante belle cose.

7) Il paragone con l’Italia nasce spontaneo, ritorneresti a lavorare nel Bel Paese?

La Madre non la dimenticherò mai. Attualmente seguo soltanto alcuni dei personaggi che calcano con questa professione lo stivale… e non ho una percezione molto giusta o completa di quel che succede li, ad essere onesto. Molte cose a livello “situazionale” mi annoiano e le trovo abbastanza ridondanti. Non ho mai tentato troppo da quelle parti. Ricordo che me ne andai abbastanza sull’inizio…ma qualcosa mi dice che la mia situazione sarebbe stata molto diversa se fossi rimasto. Poi chissà.. Quando sarò più forte riinizierò a considerarla come un’incantevole base di produzione, ma mai come uno stimolante ring da combattimento.

In cover: Francesco Orazzini_Protagonista

Confidencial Francesco Orazzini- Protagonista

Art Space Mexico_Carne Viciosa

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