Far di tutta l’erba un fascio (arcobaleno)

Ancora una volta quando si tratta si prendere i big like personaggi famosi, cantanti, i cosiddetti opinion leader e tutti i personaggetti che si trovano sui vari social non esitano a esporre il loro indiscriminato e totale consenso sulla questione della genitorialità omosessuale. Non nascondo che normalmente non mi dovrei occupare di queste cose ma la questione sta sfuggendo di mano. Diritti si o diritti no? Figli si o figli no? Se si, adottati o “creati”? Se “creati”, dove? E a che prezzo? E tutto ciò influenzerà il nascituro?

Le domande sono molte e le risposte poche.

Parto dal fatto che è necessario nel più breve tempo possibile equiparare in termini di diritti civili (sanitari, fiscali, etc.) le coppie LGTB a quelle eterosessuali. E su questo credo siamo tutti di comune accordo. Analizziamo il punto spinoso: i figli. Se i genitori omosessuali avessero diritto alla pater/maternità allora sarebbe giusto assicurare gratuitamente a tutte le coppie le pratiche mediche per una fecondazione assistita, ma è un costo sostenibile? Garantendo questo diritto, allora, le coppie sterili o single spinti da un istinto genitoriale potrebbero usufruirne. Non serve una laurea in economia per dire che non è fattibile contando che operazioni simili costano dai 40.000 ai 100.000 euro. Non punendo questo comportamento invece si favoriscono solo i soggetti abbienti. E non tutti gli omosessuali sono come quelle belle coppie che vedete in tv in cardigan con belle case e una notevole solidità finanziaria. Ma ipotizziamo anche che l’abbiente e virtuoso Stato possa permettersi esborsi simili o perlomeno di controllare capillarmente l’evoluzione di ogni nuova adozione (alternativa all’utero in affitto): i figli risentirebbero dell’omogenitorialità ? E qua arriva il bello.

Studi di associazioni americane come L’APA (American Psychological Association) vengono presi come assolutamente veritieri e spiattellati in tv come fossero la Bibbia pro-gay per poi vedere che i campioni sono: non-randomizzati, di dimensioni ridicole, su base volontaria e pubblicati da un portavoce attivista pro-LGBT, lesbica e convivente. D’altro canto non sono chiari nemmeno i vari studi contro l’omogenitorialità in quanto NON ESISTE UNA CHIARA E STATISTICAMENTE VALIDA LETTERATURA SULLA QUESTIONE.

Quindi qual è il sugo di tutta la storia?

Che non siamo pronti. Non siamo abbastanza esperti e non sappiamo che conseguenze potrebbero avere sui bambini coppie LGTB. Ma quando si tratta dei big like (leggesi anche voti) allora mettiamoci la fascetta arcobaleno, tingiamo la nostra immagine profilo di quei 7 colori e DICIAMO SI, SI A TUTTO, INDISCRIMINATAMENTE.

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