Essere Amleto

Quest’anno  ricorrono i quattrocento anni dalla presunta morte del Bardo. Presunta, perché le opere di Shakespeare restano ancora fra le più studiate, analizzate e rappresentate al mondo.  Se sulla vita del Bardo poche e lacunose informazioni, di una cosa possiamo essere assolutamente certi: le sue 37 opere, fra  commedie, tragedie e drammi storici, formano una delle parti più importanti della cultura e del teatro occidentale. Il Bardo è riuscito a creare dei personaggi immortali, personaggi che hanno ispirato libri, film, opere liriche e che impari ad amare o ad odiare  man mano che ti addentri nella lettura delle sue opere.

Chi non ha mai sperato che Giulietta si svegliasse un attimo prima che Romeo bevesse il veleno  in così da poter  dare un lieto fine alla sua storia; chi non ha conosciuto, magari solo per un attimo, il dramma della gelosia di Otello e chi, magari in un momento difficile, di confusione interiore non si è sentito come il principe di Danimarca, Amleto.

Amleto è sicuramente uno dei personaggi  più intriganti, contradditori  e affascinati che Shakespeare abbia creato.  Io mi sono innamorato del principe di Danimarca lo scorso anno, durante un corso di recitazione ci è stato detto che avremmo approfondito quell’opera.  Fino a quel momento la mia conoscenza del testo non andava oltre i famosissimi versi “Essere o non essere, è questo il problema ” e se mi avessero chiesto:” Cosa ti viene in mente se ti dico Amleto? ” la mia risposta noncurante sarebbe stata “Un tizio vestito con calzamaglia nera, maglioncino nero esistenzialista, gorgiera bianca che fissa in modo immotivato un teschio”.

Poi ho letto il testo e più leggevo e più mi innamoravo dell’ opera. Quest’anno ho avuto un “ritorno di fiamma” dopo aver assistito  alla proiezione di “Hamlet”, lo spettacolo andato in scena lo scorso anno al Barbican Theatre di Londra, con protagonista l’attore Benedict Cumberbact in una delle sue performance migliori.

Mi sono ritrovata a pensare: perché “Amleto”, dramma scritto più di quattrocento anni fa, in un momento storico completamente diverso e con una mentalità  differente da quella di oggi riesce ad essere  anche oggi così attuale? Forse perché l’azione ruota attorno a tre grandi temi:

Il primo  tema è quello della  perdita. Per Amleto si tratta della morte violenta del padre; per Ofelia  la perdita dell’amore e successivamente quella del padre. Tutti, purtroppo, riusciamo ad immedesimarci in una situazione del genere poiché a tutti è capitato di perdere qualcuno che amiamo.  Ma, a differenza del principe di Danimarca, dobbiamo cercare di elaborare il lutto, e non rimanere incastrati nel ricordo morboso e ossessivo di qualcuno che non c’è più come fa Amleto. Ed è proprio la sua ossessione e la sua ricerca di vendetta che lo conduce alla Follia.

La follia è un altro dei temi su cui ruota la tragedia ed è ripreso da Shakespeare anche in altri suoi drammi.  Per il principe la pazzia è un’arma a doppio taglio che alla fine gli si ritorce contro. Inizialmente è un gioco, Amleto recita  il personaggio del matto per scoprire la verità sul fratricidio del padre, ma più il dramma continua e più il muro che divide essere matto e non essere matto si incrina fino a rompersi. E nella proiezione dell’Hamlet, Benedict Cumberbact, riesce in modo perfetto a mostrare questi due tipo di follia: quella recitata è formata da battute sarcastiche che colpiscono chi circonda il principe e espressioni facciali degne di una commedia di Jim Carrey, dal disagio vero e proprio, oscuro, nero, opprimente fatto di lunghi soliloqui intervallati da pause, forse come mostrare la profonda insicurezza del principe.

Ѐ proprio l’insicurezza l’ultimo grande tema del dramma ed è mostrata al sua apice proprio nel famoso monologo “essere o non essere”, questo si chiede Amleto, è meglio mostrarsi e essere pronto a sfidare gli ostacoli che la vita ti pone sulla strada o fare finta? Perché in effetti molte volte sarebbe meglio fare come il principe ed indossare una maschera ed essere quello che pensano gli altri. Inventando questo personaggio forse Shakespeare ci voleva proprio mettere in guardia da questo tipo di atteggiamento. La vita è una e non bisogna sprecarla per cercare di essere quello che vogliono gli altri. Bisogna scegliere di essere.

Tutto il resto è silenzio.

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