Dellavedova: il gladiatore venuto dall’Australia

dellavedova-Aware

Non esistono solamente stelle, superstar, fenomeni e campioni. In ogni cosa che facciamo, dallo sport al lavoro di tutti i giorni, ci sono anche personaggi che fanno il lavoro sporco e che senza il talento di altri possono risultare decisivi. Ecco, Metthew Dellavedova rispetta chiaramente questa categoria: un giocatore privo di un fisico eccezionale, privo di straordinarie capacità tecniche o di uno sconfinato talento ma con un immenso spirito di sacrificio per la squadra e due “attributi” stellari.

Una volta approdati a queste NBA finals i Cleveland Cavaliers erano ritenuti da tutti, a causa di alcune lacune irrisolte, infortuni e soprattuto visto il titanico avversario che si trovano davanti, nettamente sfavoriti. Certo la squadra era ottimista ma sapeva che le possibilità di vittoria erano piuttosto esigue. Proprio l’infortunio della seconda stella dei Cavaliers (Irving) nel finale di gara uno sembrava aver dissolto del tutto le speranze di portare il titolo nell’Ohio. Nonostante il devastante apporto di LeBron James è evidente, sia dalla sua storia personale che da quella del basket statunitense in generale, che molto difficilmente un solo giocatore può caricarsi sulle spalle un’intera franchigia e fargli vincere il titolo. Perciò con una Cleveland macerata dagli infortuni e con una possibile disfatta alle porte la situazione era apparsa chiara a tutti: o i compagni di LeBron facevano un salto di qualità dandogli supporto, come accaduto contro Chicago, oppure sarebbero stati asfaltati da Curry e co.

è proprio in questo contesto di semi-disperazione che la tenacia della squadra è venuta alla luce. Uno dopo l’altro, il supporting cast ha elevato il proprio livello e sotto la guida del proprio leader ha rimontato la sconfitta. Forse sono riusciti a sfruttare l’unica possibilità rimasta.

Tra i vari giocatori che si sono messi in mostra nelle scorse notti è spiccato per l’appunto Metthew Dellavedova, playmaker australiano classe 1990, sconosciuto ai più prima dei playoff. Questo ragazzo, che come ho già detto non ha particolari talenti, una volta uscito dal Saint Mary’s College of California ha provato a rendersi eleggibile per il draft del 2013, draft nel quale è stato snobbato da tutte le franchigie ed è rimasto undrafted. Non si è arreso alla prospettiva di emigrare in qualche campionato europeo ma ci ha riprovato nella stessa estate, partecipando per i Cleveland Cavaliers alla Summer League dell’NBA. Durante questo palcoscenico che permette ai giovani di mettersi in mostra è stato selezionato proprio dai Cavaliers. Nelle due stagioni in maglia cavs è riuscito a ritagliarsi un ruolo come playmaker di riserva ed a conquistarsi vari minuti nelle rotazioni della squadra.

Dellavedova non si nota troppo all’interno della squadra, davanti a un fenomeno del calibro di Kyrie Irving ed il motivo principale per cui è stato scelto, ovvero la sua attitudine difensiva ed il suo spirito di sacrificio, non lo pongono spesso sotto i riflettori del mondo NBA. Il momento di ribalta arriva solamente durante i playoff di quest’anno, in cui Cleveland si trova a fronteggiare i vari avversarsi con Irving a mezzo servizio o direttamente infortunato. Matthew alza l’asticella del proprio gioco risultando un fattore anche in attacco e, sotto la guida di LeBron James, aiuta i Cavaliers a spazzare via in successione Nets, Bulls ed infine gli Atlanta Hawks. Nessuno avrebbe potuto immaginare, nemmeno lo stesso Dellavedova, l’impatto che avrebbe avuto su questa squadra e sulla sua postseason. Dopo i turni preliminari, la squadra che arriva ad affrontare le finali contro Golden State è agguerrita e sembra in forma: LeBron è più carico che mai, Irving è ritornato dall’infortunio e un velato ottimismo aleggia nello spogliatoio.

Tutto quello che hanno affrontato non basta ed infatti l’ostacolo è proprio dietro l’angolo, come un fulmine a ciel sereno si abbatte sui Cavaliers: Kyrie Irving si infortuna di nuovo in gara uno, questa volta non rientrerà più. Si arriva così a gara due delle finali, match nel quale Dellavedova marca talmente bene la stella avversaria Stephen Curry da tagliarlo fuori dalla partita, riuscendo, dopo un overtime, nell’impresa di vincere in casa Warriors. Infine in gara tre egli diviene il protagonista della nottata; dopo una splendida partita in cui segna il suo massimo di 20 punti a due minuti dalla fine ferma la rimonta di Golden State con un canestro che ha dell’impossibile e poi, ad un minuto dalla sirena, dimostra cosa significhi sacrificarsi per la squadra: Curry perde palla e mentre le due squadre cercano di recuperarla, Dellavedova si lancia in mezzo al campo prima di tutti, recupera e difende il possesso. Il tutto sfoderando un’espressione da vero guerriero. Sentire l’intera Quicken Loans Arena gridare il suo nome è stato a tratti emozionante. Questo è Metthew Dellavedova: un gladiatore pronto a tutto per la propria squadra e per la vittoria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *