Dalle lacrime alle lacrime

Il calcio, come molti sport, è una scuola di vita, e questa scuola è crudele a volte, beffarda mi vien da dire. Non gli importa tu ti stia preparando da tutta la vita per la partita più importante, né se questo dovrebbe essere il tuo momento, non gli importa e basta.

Così si apre la finale di questi europei; intervento duro su Ronaldo: out. In quell’istante per lui non contavano più i trofei già vinti, i milioni in banca e gli anni a venire che saranno pieni di successi, nulla contava per lui, se non giocare.

Difesa, organizzazione, Eder. I Lusitani vincono così l’Europeo forse più assurdo da, appunto, Portogallo 2004.

Ronaldo potrà sembrarvi spaccone, un esaltato, poco simpatico, ma dovessi scegliere un compagno di squadra tra lui e Messi, sceglierei lui.

Vive per il calcio, vive per le partite, vive per la propria squadra e ne è leader in qualunque situazione. Può giocar male, può anche non giocare, ma non si nasconde mai. La tensione e la carica, oltre alla sicurezza che trasmette ai compagni solo con l’atteggiamento fisico, da quel più ai compagni che molti altri campioni non riescono a passare.

Forse per questo suo coraggio, per questa sua mania, chiamatela pure passione, il calcio gli ha riservato delle nuove lacrime di gioia che hanno lavato via a dovere la sofferenza.

Quindi complimenti ad un Portogallo giovane e coraggioso, pieno di talenti, guidato da un ottimo allenatore, che ci ha regalato un’altra bella storia.

Articolo di Pietro Fornari 

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