Cattelan in UniCatt(elan)

Cattelanfactor

Fra conduzione televisiva e nuovi media

Lo scorso 5 maggio, nell’aula magna della Cattolica si è tenuto un incontro con un ospite speciale.

Parlo di Alessandro Cattelan: un volto non più nuovo nello show business italiano, ma sempre fresco e mai sopra le righe.

La maggior parte di voi lo avrà presente in quanto conduttore di X Factor Italia, uno tra i talent show più seguiti degli ultimi anni, dove ricopre il ruolo di simpatico arbitro che modera le (a volte accese) discussioni tra i giudici. Io me lo ricordo da quando avevo 8 o 9 anni quando, tornato da scuola, lo guardavo condurre MTV Most Wanted.

A 35 anni, Cattelan vanta successi che chiunque lavori nel mondo dello spettacolo sognerebbe.
Nel corso dell’incontro ha ripercorso le tappe principali della sua carriera ed ha spiegato come lo abbia aiutato il fatto di aver iniziato giovane a lavorare nel mondo dell’intrattenimento, ad occuparsi di dirette in radio e su MTV, per poi fare il colpo con X Factor, che conduce dal 2011, e che gli ha fatto da trampolino di lancio per farsi conoscere dal pubblico italiano di ogni età.

“Ho sempre fatto ciò che mi veniva chiesto il meglio possibile, per poi guadagnarmi fiducia e piccoli spazi miei”.
Queste sono state le parole di Alessandro, parole che possono essere fonte d’ispirazione per chi sogna di lavorare in questo come in ogni altro settore.

Con l’esperienza ottenuta, Alessandro è riuscito ad ottenere uno spazio di grande rilievo su SkyUno con “E poi c’è Cattelan”.
E’ una novità nel palinsesto televisivo italiano: un programma giusto nei toni, nei tempi e nei contenuti della tv di oggi, che potrebbe portare il genere del talk show ad un successo e ad un livello che in Italia non sono ancora stati raggiunti.
Cattelan stesso dichiara di aver preso ispirazione da grandi dell’intrattenimento americano, come il conduttore del “Tonight Show”, Jimmy Fallon, che è andato a vedere dal vivo.

La sua trasmissione non è un talk show classico: con sfide e giochi che coinvolgono gli ospiti, l’elemento show quasi oscura la semplice conversazione.
Si percepisce l’atmosfera di familiarità tra Cattelan ed i presenti. Non vuole che il divertimento sia a scapito dell’ospite, ma insieme a quest’ultimo.

L’Italia è oggettivamente molto, per non dire troppo, legata al modo di fare televisione conservatore e piatto.
Per l’intrattenimento italiano, Cattelan è un’ondata di freschezza, di innovazione, come fosse l’unico possibile collegamento con la televisione d’oltreoceano, che sta là fuori ad aspettare di essere accolta e che il nostro connazionale medio rifiuta, rimanendo saldamente ancorato alla tradizione.

Il titolo dell’incontro, iniziativa di Universiday, è “Cattelan Factor. Fra conduzione televisiva e nuovi media”.Cattelan - Aware
L’argomento trattato è quindi relativo alla carriera di Cattelan ed ai social che, al giorno d’oggi, sono fondamentali per chi si occupa di televisione.
Sarà perché è giovane, o perché sia X Factor che “EPCC” puntano molto sulle piattaforme social, ma è stato scelto proprio Cattelan per trattare questo argomento in quanto è tra i personaggi italiani più attivi sul sociale.
Con più di 600mila seguaci su Twitter e 250mila su Instagram, trova il tempo per comunicare con i fan dei programmi, chiedere e leggere le loro opinioni.

Grandi esperti del settore come il giornalista Aldo Grasso, l’autore televisivo Axel Fiacco, ed il docente di Storia dei media Massimo Scaglioni hanno moderato l’incontro, ed insieme a noi studenti, hanno posto domande a Cattelan.

Ne abbiamo selezionate alcune:

  • Ciò che accade in “E poi c’è Cattelan” è frutto di una preparazione o è tutto improvvisato?

“Le sfide e i giochi di “EPCC” sono tutti preparati. Frutto di improvvisazione è il modo in cui accadono. Non tendo agguati agli ospiti, li voglio mettere a loro agio. E’ capitato più volte che venissero in studio il giorno prima, o che scrivessimo insieme le battute. Perché vengano gli ospiti bisogna ottenere la loro fiducia, fargli sapere che il divertimento non sarà a scapito loro, ma che saranno anche loro stessi a divertirsi. Fare la parte dell’ospite è difficile: deve improvvisare, deve essere anche lui un performer in qualche modo”

  • Hai sempre voluto fare questo lavoro? Qual è sempre stato il tuo sogno, se non quello di lavorare come presentatore?

“Guarda, inizialmente sognavo di fare il calciatore.
Sono venuti nella nostra scuola due tizi che ci hanno proposto book fotografici promettendo contatti per la tv. Convinti i miei genitori a sborsare 600mila lire, ho fatto il book. Per due anni c’è stato il silenzio, poi sono stato chiamato per fare un provino per la telepromozione del Festivalbar, che ho poi fatto. Silenzio per altri due anni, fino a quando mi hanno richiamato per provare una diretta radio. A due settimane dal provino ho iniziato a lavorare in radio, e da lì è iniziato tutto.”

  • Dove trovi le idee per le sfide ed i giochi di “EPCC”? Li inventi tu o prendi spunto da altri programmi?

“Entrambe le cose. Dietro ad alcune sfide c’è una ricerca assidua. Guardo tantissime trasmissioni per prendere ispirazione. Principalmente gli spunti li prendiamo su internet e su tanti programmi di vario genere.”

  • C’è un ospite in particolare che sogni di avere ad “EPCC”? Se sì, chi?

“La mia band preferita, i Blur. Dopo aver visto la puntata del “Tonight Show” di Jimmy Fallon in cui erano ospiti, c’era lui che cantava con la band, ho provato grande invidia nei suoi confronti.”

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