The captain and the truth : Paul Pierce

Pacers at Wizards 11/05/14

In ogni sport, dal calcio al basket, esiste una precisa categoria di giocatori che possiede una caratteristica preziosa : essere in grado di rendere al massimo delle proprie possibilità quando si è sotto pressione, esaltarsi ed infiammarsi quando si sente il peso e l’importanza del momento. è una categoria rara perché molti giocatori, nonostante la loro forza, si sciolgono o non reggono nei momenti decisivi.

Paul Pierce rientra senza alcun dubbio in questa categoria.

Nelle semifinali della Eastern conference tra Wizards ed Hawks, dopo aver portato i suoi alla vittoria grazie ad un tiro allo scadere in gara 3 e dopo aver quasi portato a casa gara 5 con un altro buzzer beater, Pierce è riuscito a segnare nella gara decisiva il canestro che avrebbe permesso alla sua squadra di prolungare la partita fino all’overtime. Purtroppo, la palla è uscita dalle sue mani con qualche decimo di secondo di ritardo annullando così il canestro e chiudendo definitivamente i conti in favore dei falchi.

Quel canestro annullato potrebbe essere anche l’ultimo della fantastica carriera di questo giocatore, l’ultimo di una lunga serie che ci ha regalato emozioni, gioie e ricordi. Nonostante abbia passato gli ultimi due anni a girovagare tra Brooklyn e Washington, Paul Pierce è da sempre e per sempre resterà un’icona del Celtic Pride : l’orgoglio celtico.

Questo trentasettenne ha infatti giocato per i Boston Celtics dal 1998 al 2013, partendo da titolare per 14 stagioni, mettendoci anima e corpo ogni singola notte, regalando ai tifosi dei bianco verdi un titolo che mancava da ben 22 anni. La sua carriera inizia nel 1996 tra le fila dei Kansas Jayhawks, squadra con cui partecipa per tre volte al torneo NCAA. Una volta laureatosi in criminologia, decide di rendersi eleggibile al draft NBA del 1998 e viene selezionato con la decima chiamata, subito dopo il futuro All Star Dirk Nowitzki, dai Boston Celtics.  La versione dei Celtics in cui inizia a giocare non è certo l’erede dei vecchi fasti che avevano fatto grande Boston. Oramai sono passati tre anni dall’ultima apparizione ai playoff e la squadra è in piena ricostruzione. Durante i primi anni nella lega si mette in mostra come un ottimo giocatore dalle spiccate doti offensive, portando la società a puntare su di lui come uomo per il futuro.

Appena due anni dopo il suo ingresso nella lega accade però un fatto che cambierà inesorabilmente Pierce sia come giocatore che come uomo.

La notte del 25 settembre 2000, mentre si trovava al Buzz club di Boston, Pierce viene aggredito da diversi soggetti e riporta 12 coltellate in diverse parti del corpo. In una  situazione disperata, tra la fuga per la polizia e la confusione del locale, il compagno di squadra Tony Blatt e suo fratello riescono a portare il corpo esanime di Paul nella macchina ed a trascinarlo via. Il giocatore giunge in condizioni critiche all’ospedale che fortunatamente dista solo 200 metri dal club. Grazie all’immediato ricovero in emergenza, medici riescono a fermare l’emorragia ed a salvargli la vita. A questo punto un qualunque altro giocatore avrebbe aspettato per riprendersi dall’accaduto e rientrare con calma sui campi. Non Paul Pierce. Dopo sole tre settimane dall’aggressione egli torna a calcare il parquet.

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Penso che un’esperienza come la sua, l’esser sfuggito per un pelo alla morte, possa cambiare chiunque non solo a livello fisico ma anche mentale; ed infatti è proprio quello che accade al nostro protagonista : al rientro in campo dimostra una fame di vittoria ed una determinatezza nel raggiungere gli obbiettivi che non si erano mai viste in lui. Non solo ora è più decisivo di prima ma riesce anche a farsi ascoltare dai suoi compagni. Quest’ultimi lo seguono come un leader e nel 2002, dopo 7 anni, i Celtics tornano a giocarsi i  playoff. Il suo soprannome, the truth, gli venne affibbiato proprio in quell’anno da Shaquille O’neal, dopo che Pierce tenne testa ai Lakers mettendo a referto 42 punti con 13/19 dal campo. Questo appellativo, insieme al suo fadeaway , è diventato un marchio di fabbrica. Dal 2002 al 2008 si trasforma nel capitano ed indiscusso leader di questa squadra, con la dirigenza che cerca di costruire una squadra attorno a lui.

Proprio nel tentativo di costruire uno squadrone per il titolo, nel 2008 riescono a portare a casa due fenomeni del calibro di Kevin Garnett da Minnesota e Ray Allen da Seattle : insieme a Pierce formeranno i big three. L’annata è formidabile, 61 vittorie e il primo posto nella classifica. Nei Playoff fanno fuori uno dopo l’altro Hawks, Cavaliers e Pistons, raggiungendo in finale i Los Angeles Lakers di Kobe Bryant. Questa serie rinnova lo storico duello che ha da sempre caratterizzato l’NBA, oltre nove le finali disputate tra queste due squadre.

Il titolo riesce ad aggiudicarselo Boston in 6 partite grazie soprattuto a Pierce che viene poi nominato come MVP delle finali. Boston ci tornerà in finale, nel 2010, sempre contro i Lakers, ma questa volta proverà l’amaro sapore della sconfitta.

La squadra in seguito si sfalda e lui, dopo 14 anni, lascia Boston affinché la società possa iniziare nuovamente una ricostruzione. Personalmente, nonostante abbia sempre tifato contro Boston e perciò “odiato” Pierce, spero che non si ritiri alla fine di questa stagione perché giocatori, o meglio uomini, con il suo carattere e la sua forza sono sempre più rari. He is the captain and the truth, he is Paul Pierce. 

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