Calderòn: l’arma in più dell’atletico del cholo

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Il Calderón è l’arma in più dell’Atletico! Ora lo si davvero dire! Dopo l’ennesimo capolavoro compiuto dai Colchoneros contro il Bayern di Guardiola sono salite a 14 le gare casalinghe in Champions, nelle ultime 16, senza subire gol.
Atletico-Bayern 1-0 è stata una partita quasi perfetta per gli uomini del Cholo. L’argentino, conscio della maggiore forza e qualità del Bayern, aveva chiesto ai propri giocatori di curare soprattutto la fase difensiva, di non prendere gol, se possibile di segnarne uno e di portare così a casa un risultato d’oro in vista della trasferta di Monaco di Baviera.
Detto, fatto! Come spesso è accaduto negli ultimi anni, i tifosi madrileni hanno potuto ammirare in campo non dei semplici giocatori ma dei veri e propri guerrieri, disposti a vendere l’anima pur di non concedere la rete al panzer tedesco. Dire che la partita sia stata a senso unico sarebbe un’eresia. Gli uomini di Guardiola hanno giocato a calcio come sanno fare. Immancabile tiki-taken, tiri da fuori, grandi sgroppate sulle fasce da parte degli esterni Douglas Costa, Coman e Ribery, inserimenti senza palla da parte di Vidal e anche colpi di testa su cross da palla inattiva.
Insomma i tedeschi le hanno provate tutte, sono stati padroni del gioco per gran parte della partita e hanno creato non pochi problemi ad Oblak e compagni.
Nulla però è bastato per segnare un gol, un misero gol che da giocatori come quelli presenti nella rosa del Bayern ti aspetti di vedere in ogni partita.Invece no, il calcio è bello perché non sempre vince il più forte; non sempre vince chi ha i maggiori mezzi tecnici.
A volte a farla da padrone sono quelle squadre che non brillano agli occhi degli esperti per bel gioco, ma che non si arrendono mai, che non sono disposte a concedere nemmeno un centimetro agli avversari più quotati.Ecco, l’Atletico è l’emblema di questa tipologia di gioco. La squadra di Simeone ormai non è più una sorpresa, bensì una realtà ben definita e delineata. Da quando l’argentino si è seduto sulla panchina della “squadra povera” di Madrid nell’ormai lontano 2011, il club ha intrapreso un cammino che lo ha portato a conquistare diversi trofei ma soprattutto il cuore di moltissimi appassionati.
L’Atletico viene spesso definito come una squadra catenacciara, che pensa solamente a difendersi e a menare, senza prendere mai l’iniziativa. A mio parere l’Atletico è questo ma anche molto altro.
È una squadra con una forza mentale impressionante e che diversamente da molti altri top club riesce a mantenere una grande condizione fisica nell’arco di un intero campionato. È una squadra che pensa prima a non subire gol ma che appena ha l’occasione punge in maniera repentina e fastidiosa. È una squadra che al classico catenaccio all’italiana integra contropiedi fulminanti.Giocatori offensivi come Griezmann e Ferreira Carrasco  sono definitivamente esplosi negli ultimi anni in questo club. Un vecchietto come Torres è stato ringiovanito in pochissimo tempo dalla cura Simeone e ora sembra un ragazzino debuttante pronto a scattare su ogni pallone lanciato in profondità per segnare gol pesantissimi. Un giovane 21enne come Saùl, cresciuto nella cantera del club, è riuscito quest’anno a mettere in mostra tutta la propria qualità e ieri sera, spinto da un pizzico di follia, ha deciso di indossare la maglia di Messi per un minuto, di irridere la difesa tedesca e di battere il miglior portiere al mondo con un sinistro a giro stupendo, regalandoci (forse) la rete più bella di questa edizione della Champions League.Bisogna proprio dirlo, il Cholismo ormai ha catturato chiunque. Giocatori e allenatore danno tutto sul campo, mentre i tifosi non si stancano mai di sostenere la squadra dalle tribune. Giocare al Calderón è diventato impossibile per qualunque squadra.Nelle ultime tre stagioni di Champions League l’Atletico ha disputato 17 gare casalinghe e per 14 volte la propria rete è rimasta inviolata. Squadre come Juventus, Leverkusen, Real Madrid, Porto, Barcellona (per due volte a secco), Chelsea e Bayern (mica le ultime arrivate) si sono dovute piegare alla legge del Calderón; si sono viste costrette a tirare i remi in barca dopo averle provate tutte e a lasciare il campo a testa bassa. Solo il Benfica è riuscito a battere Oblak in questa Champions, grazie ai gol di Gaitan e Gonçalo Guedes nella fase a gironi. Per trovare invece un gol subito in casa nella fase a eliminazione diretta bisogna tornare all’11 marzo 2014, quando Kakà siglò l’unica rete milanista nel 4-1 di Madrid.Ora, io non so come tutto ciò sia possibile. Non so come le migliori squadre al mondo non siano riuscite a lasciare la propria firma al Calderón. Non so se Simeone prima di ogni sfida casalinga indossi la maschera di Al Pacino e reciti a memoria il memorabile discorso motivazionale di “Ogni maledetta domenica”. Non so come il Cholo riesca ogni volta a trasformare uno stadio in una bolgia con un solo gesto, entrando nei cuori dei tifosi e portandoli a lottare con la squadra. So soltanto che qualsiasi cosa stiano facendo in questi anni all’Atletico funzioni alla perfezione e che tutta questa garra, che ogni volta vedo in campo, mi piace da impazzire.

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