Brexit: what the hell?!

Copertina de "The Economist", 27 settembre 2008. Riadattata.
Copertina de "The Economist", 27 settembre 2008. Riadattata.

Ma cosa avrà da esultare Salvini ora che ci sentiamo tutti un po’ immigrati in Inghilterra?
Cosa c’è da esultare dopo la vittoria politica di Nigel Farage, Marine Le Pen, il nostro Matteo o Donald Trump?

Ma questa è davvero libertà?

Il 51,9% degli abitanti del Regno Unito si dice favorevole all’uscita da una delle più importanti unioni politico-economiche di tutti i tempi.  L’Unione ha da poco compiuto gli anni. Si capisce che possiamo ancora collocarla solo nell’età dell’adolescenza della sua vita: un periodo buio spesso, travagliato, burrascoso e incerto, che qualcuno ha deciso di non accettare.

Cara Lady B, perchè te ne sei andata?

Uno dei Paesi più coccolati di tutta l’Unione, riprende con i suoi capricci…
Il Regno Unito ha fatto molta fatica ad entrare nell’Ue. La libertà inglese è sempre stata difesa a spada tratta nella storia. I britannici hanno per anni tribolato per limitare l’espansione del progetto statunitense di libero commercio in difesa dei privilegi britannici.
Una volta, con il suo vasto e fruttuoso impero, poteva permetterselo. Dal momento in cui si è sentita scivolare nelle sabbie mobili dell’isolazionismo, volendo trovare nuovi partner sostitutivi alle ex colonie ormai indipendenti del Commonwealth, ha ceduto al fascino dell’Unione. Correva l’anno 1973.

In tempi di bipolarismo tutto è più facile. Ho avuto un professore affezionato al bipolarismo per la sua stabilità. Sì sicuramente un tipo un po’ nel suo, un’amante impazzito di Kenneth Waltz dalle prime luci del mattino, ma ci vedeva lungo.
L’Unione europea nasce nel post World War 2, dalle macerie delle città distrutte dai bombardamenti, dal rinculo delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki ( l’unica arma che ha potuto porre fine al conflitto mondiale… che tristezza).  Ma l’Unione europea si sviluppa esponenzialmente in un periodo ancora più importante e coincidente con la crisi economica post-conflitto: la Guerra Fredda.
La Guerra Fredda ha inchiodato il mondo in due blocchi, cristallizzato i rapporti. Prima si è dedicato alla disputa per il dominio nel Mediterraneo e a gioco finito si è spostato verso la “terra di nessuno”, il Medio Oriente, che di tutti era fuorché delle due potenze del sistema a due fuochi.
L’Europa in quel periodo era spezzata in due, con ed insieme al mondo. La famosa cortina di ferro attraversava i Paesi che noi oggi consideriamo come vicini di casa, che una volta si pensava come stranieri dell’ “altra parte”.

E mentre tutti nel “mondo occidentale” ballavano sotto le note del “Twist and shout” dei Beatles, cantavano “Imagine” di John Lennon, tra un jukebox e l’altro, la canzone europea nasceva. La necessità di stare uniti ha permesso che nascesse una valida concorrente sulla scena mondiale, per ragioni di “difesa” dal sistema bipolare, rimanendo sotto l’ombrello americano, ma sentendosi uniti  in quella parte di Europa che mai prima di allora aveva sentito così tanto in comune con gli altri vicini di casa.
Anche qui, il Regno Unito sempre un po’ diffidente non si era ancora avvicinato, sicuro della sua potenza e supremazia economica, sempre un po’ sulle sue.

Lady B  ci guardava con la coda dell’occhio per capire se potesse davvero concederci un ballo. 

La più coccolata e corteggiata delle nazioni dell’Unione se ne va. E se si arrende lei, che messaggio manda agli altri?
E sopratutto: chi sono gli inglesi che vogliono mandare questo messaggio?
La Gran Bretagna ha sempre goduto di particolari privilegi fin dal suo ingresso: l’astensione dallo spazio Shengen, regole economiche esclusive dovute alla sua insularità, regole sull’immigrazione tutte “made in Britain”.
Certo sicuramente non si può negare che il tasso di immigrati diretti verso la Gran Bretagna non sia in costante aumento. Il Corriere della Sera, ad agosto 2015 cita testuali parole “269mila i cittadini arrivati dall’Ue che hanno scelto di vivere nel Regno: un altro record storico. Fra i 94mila ingressi in più rispetto all’anno precedente, 56mila riguardano arrivi dall’Unione europea”. Tra i primi posti ci siamo noi. Vi sfido ad andare a Piccadilly Circus e testare sulla vostra pelle come si senta parlare più italiano che inglese: un’Italia in trasferta? Sì, ma niente partite di calcio, solo disoccupazione e povertà.
Ma l’immigrazione non è solo un problema britannico. Pensiamo ai tedeschi, con il tasso più elevato, agli spagnoli, o agli italiani e ai greci che devono vivere tutti i giorni a contatto con stragi di migranti certo molto più disperati degli europei diretti a Londra in cerca di lavoro ed esperienze.
Nemmeno David Cameron , premier britannico “conservative” e spesso molto ostile alle direttive Ue non ha messo in dubbio la sua volontà di voler rimanere dentro i paesi dell’accordo, facendo riferimento alle gravi conseguenze che questo distacco potrebbe causare.
La Gran Bretagna sa anche benissimo quanti fondi le arrivano dell’Ue. Tutti gli altri Paesi con grandi forze euroscettiche espongono la loro frustrazione per due grandi problemi: l’immigrazione e la gestione dell’Euro. Ma se parliamo di un Paese in cui l’immigrazione è in gran parte originaria dal suo Commonwealth o proveniente dall’Eu e quindi solo portatrice di piccoli investimenti che cesseranno , che motivo può avere di uscire?
Nelle interviste della BBC ai sostenitori del “Leave” il motivo che ritorna sempre è “Recuperare la sovranità persa”. Ma davvero la  Gran Bretagna ha perso tutte queste quote di sovranità? E davvero quelle che ha perso le fanno scomodo,dato quello che guadagnano in termini di fondi e privilegi?

Lady B sarà con noi ancora per almeno due anni.  A breve si apriranno i negoziati per stipulare gli accordi di uscita tra l’Ue e il Paese che chiede la recessione. Accordi raggiunti o non, dopo due anni la richiesta che è stata formalmente presentata al Consiglio Europeo entrerà in vigore e i britannici saranno finalmente “liberi”, o in una gabbia peggiore. A meno che in questo lasso di tempo il Parlamento, a maggioranza “Remain” rispetto alla popolazione non decisa di non ascoltare l’esito. O semplicemente potrebbe accadere che sia indetto un referendum abrogativo dal Parlamento fra qualche mese e che gran parte dei Brexit- fan si siano pentiti dopo l’esperienza della svalutazione  e che risulti negativo. O che, in ultima istanza, gli inglesi se ne accorgano durante i negoziati e decidano in questo caso di ritirare la richiesta…

La Gran Bretagna è entrata con difficoltà nell’Ue, e così facilmente se ne potrebbe andare. Vince il nazionalismo inglese, quello più conservativo e nazionalista, direi quello più “troglodyte” alla Nigel Farage, alla Donald Trump, alla Marine Le Pen.

Populism has won in times of crisis. Score 1.

Il sentimento che si diffonde in Europa è quello dei consorti populisti di Nigel, gli iper-nazionalisti, iper-regionalisti, etno-nazionalisti, le nuove tendenze dell’attualità, che si trovano in tv e tutti  i giorni nelle piazze più del chiodo giallo di Zara per le strade primaverili di Milano. 
Marine Le Pen parte all’attacco “Brexit una vittoria! Ora referendum anche in Francia”. Una Francia che ritorna a gelare i suoi rapporti con il vicino tedesco, i bei vecchi tempi insomma…
Matteo Salvini esulta e chiede un referendum anche per l’Italia: glielo dite voi che la Costituzione lo preclude?

Art 75 Cost. It. “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”

Il caro e vecchio populismo all’Italiana ritorna. All’italiana perchè non tradizionale, ma opportunista. Un populismo leghista prima amorevole nei confronti dell’Ue,  probabilmente per i fondi di cui godeva il Nord “puro e padano” e poi così ostile dopo l’esplicita posizione europea a sfavore del secessionismo leghista.

L’Unione Europea oggi è un po’ triste. Pur non credendo nella salvezza della Gran Bretagna dopo l’uscita, il messaggio che la popolazione ha lanciato, deve essere preso come un messaggio di sfiducia, ma deve essere analizzato. Il 58% di chi ha votato per la Brexit ha NON meno di 65 anni. Il 64%  di chi ha votato per il Remain ha tra i 18 e i 24 anni. Più aumenta l’età, più aumenta l’effetto Brexit: saggezza o ottusità? 
Quale voce pesa di più? Formalmente tutte nello stesso modo, ma il messaggio che passa è una popolazione inglese giovane, dinamica, europea. La popolazione che farà il futuro della Gran Bretagna è europeista. Certo magari  ognuno con una propria idea di Europa, ma che vuole restare. I giovani potrebbe dover portare sulle spalle anche le conseguenze di questo fardello.

Quindi davvero vale la pena un ballo con Lady B per convincerla che valiamo?
La Lady B di un domani molto vicino e filo-europea (magari).

Federalisti, confederalisti, funzionalisti, l’importante in fondo è rimanere europei.
Vale la pena trovare nell’isolamento la soluzione? Vale la pensa distruggere il progresso per il nazionalismo?
L’Europa va ricostruita da dentro, non scappando. Fuggire dai problemi non è mai una soluzione, anche nella vita, Lady B, figurati in politica. Saremo noi a ricostruirla, e sarebbero potuti essere anche tutti quegli inglesi che hanno votato di voler rimanere (che potrebbero ancora camminarci affianco, mai dire mai).
In periodo di crisi tutto si frammenta, tutto viene messo in discussione, ma dobbiamo impedire la recessione al trogloditismo nazionalista  e xenofobo in stile anni ’30, sostituito oggi da una rivisitazione anni 2000.
La generazione mulicultural, la generazione Erasmus, la generazione dai confini sbiaditi salverà il mondo ?

“All you need is love” , insomma.

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