Bisbetica reloaded

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Una soluzione intelligente. Questa la prima impressione che si ha di fronte alla “Bisbetica Domata”, celebre opera shakespeariana rivisitata e portata in scena in questi mesi nei teatri d’Italia da Nancy Brilli per la regia di Cristina Pezzoli. Non è affatto facile infatti prendere in mano questa pièce teatrale, che rientra nella produzione giovanile di Shakespeare, e renderla appetibile al pubblico d’oggi.

Il motivo principale della sua difficoltà sta nel fatto che la Bisbetica è, inequivocabilmente, un testo misogino. Un manuale d’istruzioni fornito ai mariti del Cinquecento per tenere a bada le loro mogli. Facendo valere la loro autorità e umiliandole, in caso di bisogno. Non per niente, la commedia, che oggi rischierebbe di indignare più che far sorridere, si conclude con la decisa sottomissione della Bisbetica, invitata addirittura a “mettere le mani sotto i piedi” del suo uomo, suo sovrano e suo signore (parola di Shakespeare). E allora, come metterla in scena, nel XXI secolo, riuscendo però ad annullare il suo irrimediabile anacronismo nell’epoca della (faticosa) emancipazione femminile?

Lo si fa giocando con il teatro, scegliendo di “tradire Shakespeare, pur amandolo molto”, per riprendere le parole della regista, che aggiunge: “Non mi interessava fare un allestimento femminista e trasformare Caterina in una specie di eroina martire, vittima di un Petruccio mostruoso che la riduce all’obbedienza attraverso l’esercizio crudele e ottuso della violenza.” Così, meglio sfruttare l’espediente di un “metateatro” in cui una compagnia di spiantati in lite con il produttore cerca di mettere in scena l’opera del Bardo, con tutti i limiti e i dubbi di lettura del testo che ne conseguono e che vengono letteralmente esibiti sul palcoscenico, alternando ritmi pop e rime antiche, costumi d’epoca e abiti moderni, mentre gli attori impersonano se stessi e i personaggi in un’alternanza vertiginosa tra finzione e “falsa realtà”.

Un rimbalzo di prospettive su cui svetta la brillante Caterina di Nancy Brilli, istrionica e modernissima, accompagnata da un cast di livello che vive dentro e fuori dalla storia, favorendo la moltiplicazione delle chiavi di lettura. Numerosi sono i momenti comici e non mancano le allusioni piccanti, il tutto aggiornato ai nostri tempi, tra sedicenti arrampicatori sociali, sorelline minori poco innocenti e pretendenti imbroglioni. C’è posto anche per la riflessione sociale sul ruolo della donna e dell’attore, oltre che per le dinamiche personali che si sviluppano dietro le quinte: l’opera non teme dunque di prendersi sul serio, salvo poi sdrammatizzare con l’aiuto della scatenatissima colonna sonora curata da Alessandro Nidi, che si è occupato anche di arrangiare le canzoni, alcune delle quali tratte proprio da “Kiss me Kate”, il musical di Cole Porter basato sulla medesima commedia shakespeariana.

Uno show dei contrasti divertente e psichedelico in cui alla fine il tema principale è sempre lo stesso: i rapporti tra uomo e donna, analizzati su più registri, dal tormento alla passione, senza dimenticare mai humour e leggerezza. Un imperdibile lavoro capace di fondere serio e faceto. Sofisticato, pur nella comicità. Da vedere.

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