Biblioteca Nazionale e Spazi900 a Roma, il mondo degli scrittori

La stanza di Elsa (ph Vera Cigno)
La stanza di Elsa (ph Vera Cigno)

A Roma ci si reca per innumerevoli motivi, come ben si sa. Chi per impegni di lavoro, chi per visitare le rovine della città eterna, chi per approfittare delle opportunità che una metropoli offre. Le grandi dimensioni sono una delle caratteristiche di Roma, e queste si ripropongono anche in ambito culturale. Un po’ difficile da immaginare, perché quando pensiamo alla letteratura, all’arte e alla musica automaticamente le colleghiamo a un qualcosa di piccolo, a un dettaglio percepibile nell’intimità.

Ma Roma riesce a sorprenderci, dandoci la possibilità di vedere con i nostri occhi materiale culturale in dosi massicce. Alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (qui il sito internet www.bncrm.librari.beniculturali.it) è conservato il patrimonio culturale d’Italia. Insieme alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la Biblioteca di Roma è destinataria del deposito legale. Ciò vuol dire che gli editori devono consegnare alle due biblioteche due copie di tutti i loro prodotti editoriali, fra cui, ovviamente, libri. Detto questo, è facile immaginare la moltitudine di opere che la Biblioteca di Roma ha collezionato e catalogato negli anni. Quantità immense di libri, ordinati meticolosamente con uno scopo nobile: la conservazione. Sebbene al giorno d’oggi ci siano diversi modi per accertarsi che nulla di ciò che viene prodotto vada perduto, molti Paesi hanno istituito biblioteche con questo ruolo. La Library of Congress negli Stati Uniti e la British Library sono nate con questo obiettivo, fondamentale ai fini della preservazione del patrimonio culturale di ogni Paese.

Alla fermata della metropolitana Castro Pretorio è possibile vedere personalmento il prodotto di questo lavoro; inoltre, la Biblioteca offre diverse opportunità, tra cui quella di visitare gli Spazi900. Un’area interamente riservata all’esposizione di taccuini e materiale di vario genere usato dai più importanti scrittori del ‘900. Divisa in 8 sezioni, chiamate appunto 900 in 8 tempi, lo spazio espositivo contiene bacheche dedicate a d’Annunzio, Pirandello, Ungaretti, Calvino, Montale. Altre invece contengono materiali appartenuti a vari personaggi riuniti nella stessa corrente letteraria: i Futuristi, i Novissimi e Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni e Sandro Penna. La sala, le cui mura sono ricoperte dalle foto a dimensioni quasi reali degli autori, offre scartafacci, bozze e prime edizioni a stampa. Spiccano i fogli preparatori di Ungaretti, scritti con penna rigorosamente verde, il “libro imbullonato” del futurista Depero  e le prime edizioni della triade di Calvino più famosa: Il barone rampante, Il visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente.

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Le opere futuriste agli Spazi900

Le zone degli Spazi900 che attirano l’attenzione sono quelle dedicate a Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini. La Biblioteca è riuscita ad ottenere nel 2015, grazie a una donazione di Carlo Cecchi, il mobilio dello studio della scrittrice. La sua sagoma a dimensioni naturali campeggia in bianco e nero all’entrata della sala a lei assegnata, chiamata infatti La stanza di Elsa. C’è tutto: la macchina da scrivere, la sua collezione di libri e dischi, i suoi ritratti, i quadri di Bill Morrow morto suicida giovanissimo, usati successivamente per le sue copertine. Più avanti, uno scenario allestito in modo tale da ricreare l’atmosfera delle borgate romane, oggetto di studio di Pasolini e anche soggetto di diversi suoi film. Nelle carte e nei quaderni di Pasolini vediamo il suo sforzo nel comprendere il dialetto romanesco, le annotazioni rese indispensabili per riprodurre nei film un’ambientazione fedele al reale.

La visita agli Spazi900 della Biblioteca Nazionale ci rende partecipi di un lavorio scrupoloso e attento, esistito non così tanto tempo fa, ma molto diverso dalla nostra attualità degli anni Duemila.

 

 

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