Berlino

Berlino-Aware
Foto di Cecilia Procopio

Un noioso venerdì sera mi ritrovo con i miei amici di sempre e, tra una birra e l’altra, si finisce per decidere di fare un viaggio low cost nel mese di novembre.
Proprio in quei giorni Ryanair propone una serie di città europee a prezzo più che conveniente, purtroppo visto che la democrazia va di moda ci ritroviamo a votare e ad esprimere le nostre preferenze.

Dopo aver escluso Crotone e Lamezia Terme per motivi a me ancora sconosciuti, dopo aver perso la mia battaglia a favore di Oporto e dopo essermi imposto contro Oslo perché, voglio dire, stiamo congelando ad ottobre a Milano, ci immagini a novembre in Norvegia?

Come il buon costume consiglia riusciamo a trovare un compromesso, questo compromesso si chiama Berlino.
E così, il 2 novembre, tra “andiamo a Berlino Beppe” e “nessuno sa il tedesco ma la formazione della Germania la sappiamo a memoria, a qualcosa servirà” partiamo alla volta della capitale tedesca.

Piccola premessa, il mio gruppo ha l’incredibile capacità di convogliare nei suoi rappresentanti la temibile ignoranza dell’italiano medio contemporaneo e la sete di conoscenza dell’italiano rinascimentale; in questo modo uno stesso elemento del gruppo potrebbe esordire dicendo “ho due punti fermi, voglio vedere lo Jüdisches Museum e l’Olympiastadion”. Quindi, posso dire di aver vissuto Berlino a 360° (in alcuni momenti anche a -360°) e di giudicarla nel modo più oggettivo possibile.

La prima parola è sicuramente organizzazione: mezzi puntuali, strade larghe e mai troppo trafficate, facilità negli spostamenti e pulizia, tutto innegabile. Tra l’altro in metropolitana non ci sono neanche i tornelli, solo controllori che fanno qualche controllo a campione. Se ci si provasse a Milano l’Atm probabilmente fallirebbe nel giro di 24 ore.

Purtroppo, dal mio personalissimo punto di vista l’organizzazione spesso si porta dietro la prevedibilità. Cosa c’è di più bello che perdersi in una città e scoprire un vicolo sconosciuto e affascinante? Oppure imbattersi in una chiesa o in qualche parte di città assente sulla guida turistica ed innamorarsene? Ecco, questo a Berlino non penso vi possa accadere, al massimo potete rimanere confusi tra la scala di grigi che domina un po’ ovunque.
Per carità, la città è stata in gran parte ricostruita in tempi recenti e soprattutto ricostruita da rigorosissimi tedeschi, ma anche dimenticarsi il righello per una volta non sarebbe stato male.

Punto storico. Beh, per un appassionato del ‘900 come me è il paese dei balocchi, riferimenti alla seconda guerra mondiale e alla guerra fredda sono ovunque: Checkpoint Charlie, East Side Gallery, Jüdisches Museum, Memoriale degli Ebrei assassinati, Sachsenhausen ecc ecc. Tanti, istruttivi ed emozionanti.

Un po’ carente se si esce dal periodo 1930-1990, assolutamente non paragonabile a qualsiasi città italiana. Certo, il Reichstag, la porta di Brandeburgo (citazione obbligatoria: “Va che bello l’Arco della Pace”), Alexander e Potsdamer platz, i due Duomi… ma, detto molto cinicamente, se una sessantina d’anni fa non avessero deciso di piantare su un bel rebelot ci sarebbe poco da vedere.

Piccolo aneddoto: una sera decidiamo di uscire per una birra, tra una cosa e l’altra è quasi mezzanotte. Ci dirigiamo verso il quartiere ebraico, a quanto pare uno dei quartieri con più locali e vita notturna.
Vero, i locali c’erano, vuoti, ma c’erano. Colpa nostra, in settimana loro lavorano e studiano, non stanno mica fuori fino a mezzanotte.
Detto questo, entriamo in un locale seminterrato, senza luce, qualche illuminazione simil natalizia alle pareti e candele ovunque. Inoltre, potendo fumare dentro al locale, veniamo subito avvolti da una nebbia che nemmeno sulla Milano-Meda altezza Paderno Dugnano alle 6 del mattino.
Mi avvicino al bancone, ordino una birra alla spina ma il proprietario, visibilmente alticcio, mi dice prima in tedesco e poi in inglese che non scende acqua dal rubinetto e non può lavare i bicchieri, quindi solo birra in bottiglia. Oltre mezzo litro di Weiss a 3 euro, mi dimentico di tutto e torno al tavolo comunque felice.

Morale? I tedeschi non sono meglio di noi, sono solo più bravi a nascondere ed a farci dimenticare i problemi che hanno e che abbiamo inevitabilmente tutti.

Vi lascio una galleria fotografica, ovviamente non scattate da me che sono troppo pigro per farlo. Fotografie di Cecilia Procopio e Viviana Moschini.

Ultimo personalissimo parere: Berlino è bella e assolutamente da vedere, una volta. Due magari no.

 

 

 

 

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