Be aware of: Trivelle

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“No alle trivelle sì ai fusilli”. “Il referendum è strumentale e sbagliato”. Slogan su slogan. “Ma tu cosa ne pensi?” l’ho chiesto esasperata a Maurizio, un amico geologo. Referendum del 17 Aprile sulle trivellazioni in mare. L’informazione è scarsa, ermetica e confusa. Eppure il Referendum è uno dei pochi modi con cui noi cittadini possiamo scegliere senza intermediazione dei nostri rappresentanti parlamentari: possiamo cioè esercitare in modo diretto la nostra Sovranità. In gioco c’è il futuro economico ed energetico del nostro Paese: facciamo un po’ di chiarezza sul referendum e sulle ragioni dei due schieramenti.

Il referendum in questione è della specie “abrogativo di legge statale”. Ai cittadini viene data l’opportunità di abrogare con un SI una legge statale, o una parte di essa, come in questo caso. Due condizioni per abrogare: che la maggioranza degli aventi diritto al voto in Italia vada a votare (“quorum partecipativo”) e che la maggioranza di coloro che andranno a votare voterà SI; così prevede l’art. 75 della nostra Costituzione. Ecco cosa ci chiederebbe il referendum con parole semplici: in Italia entro le 12 miglia marine dalla costa vi sono una quarantina di impianti di estrazione di gas e petrolio, oggetto di contratti fra stato e compagnie petrolifere. Con questi contratti le compagnie (ad esempio ENI o ENEL) divengono proprietarie del materiale estratto, e in cambio di poterlo utilizzare a scopi commerciali pagano imposte e royalties agli enti italiani. Con la legge di stabilità 2016 (che modifica un decreto del 2012) si vieta l’estrazione, per il futuro, di idrocarburi entro le 12 miglia, ad eccezione dei contratti già in essere, che varranno fino all’esaurimento del giacimento. Ci chiede il referendum: volete che sia cancellata la frase “fino all’esaurimento del giacimento” in modo che, per quanto riguarda le piattaforme in questione, venga estratto gas e petrolio fino a quando non scadranno i termini contrattuali e non fino a che vi sarà materiale da estrarre? Il limite delle 12 miglia marine (22.2 km) delinea il mare territoriale, entro il quale lo stato può esercitare la propria sovranità. Quindi con questo referendum si vuole dire un NO netto all’attività di estrazione di idrocarburi nel nostro mare.

Perché dovremmo votare SI? Secondo il comitato “Vota si per fermare le trivelle” le ragioni sono essenzialmente tre. La prima è ambientalista: la ricerca e l’estrazione di idrocarburi altera il benessere degli organismi marini, incidendo sulla loro catena alimentare e di riflesso sulla pesca. Basti pensare all’uso dell’ airgun (scoppi ad aria compressa) e al fenomeno della subsidenza (lo sprofondamento del fondale marino) causato dalle piattaforme; i geologi affermano che il rischio di incidente è sempre presente: ricordano il disastro della Deepwater Horizon, che nel golfo del Messico provocò 11 vittime e la dispersione in mare di petrolio in quantità ingente, quindi gravi conseguenze sugli ecosistemi marini e sull’economia.

La seconda questione è quella della riqualificazione di ciò che il comitato considera il vero tesoro dell’Italia: la sua biodiversità, e quindi il turismo, la pesca, l’agroalimentare, tutti settori svalorizzati dalle trivellazioni; mentre il riflesso economico delle estrazioni di idrocarburi nel mare territoriale è poca cosa (Le compagnie petrolifere sono tenute a versare all’Italia solo il 10% del materiale estratto; le imposte e le royalties che pagano allo stato sono esigue) al PIL del paese contribuiscono in gran parte il turismo (10% del Pil annuale) la pesca (2,5%) il patrimonio culturale (5,4%) il settore agroalimentare (8,7%) e soprattutto la piccola e media impresa (70,8%). La terza questione è più ampia e riguarda la scelta energetica del nostro Paese: dire SI al referendum vuol dire, secondo il comitato, dare un segnale politico forte al governo, fargli comprendere che i cittadini sono per l’apertura netta alle energie rinnovabili; sulla questione l’Italia ha sempre avuto atteggiamenti contraddittori. Ad esempio, al “NO” degli italiani al nucleare sarebbero dovuti seguire investimenti ingenti su energie alternative; al contrario oggi siamo ancora fra gli ultimi paesi europei che ne fa uso. Dice il comitato “il petrolio è scaduto”: ai tempi del NO al nucleare non vi erano alternative al carbone, ma oggi sono stati fatti progressi scientifici sul campo delle energie rinnovabili e un attaccamento eccessivo ai combustibili fossili non è più giustificato.

La promessa dell’Italia e degli altri paesi alla conferenza ONU a Parigi nel Dicembre 2015 è stata quella di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi cent e di seguire la strada della decarbonizzazione: il SI è un’ottima occasione per compiere un piccolo passo in questa direzione.

Perché invece dovremmo votare NO? Il comitato “Ottimisti e razionali” risponde con dovuti argomenti. La prima questione riguarda gli investimenti persi: il divieto di proroga delle concessioni ci renderebbe più dipendenti da paesi fornitori come la Russia, aumentando quindi i costi di importazione. Poi la questione ambientale: le petroliere che importano gli idrocarburi dall’estero inquinano il mediterraneo, quindi bisogna investire sull’energia “a km 0”. La terza questione riguarda la perdita di posti di lavoro impiegati nel settore: anche se i pro referendum rispondono che gli stessi posti di lavoro verrebbero delocalizzati nelle energie alternative, gli Ottimisti rispondono che i tempi saranno lunghi prima che il vuoto occupazionale venga colmato. Per questo si definiscono “ottimisti”: perché non vogliono dare adito a catastrofismi, e “razionali”, perché vogliono “difendere l’ambiente con il lavoro, la scienza e la tecnica”.

Ho riportato dati obiettivi, e le opinioni contrastanti dei due schieramenti, perché penso una cosa: che sull’argomento non sia stata fatta abbastanza chiarezza. Ho infatti solo una nota faziosa –se così si può chiamare- da fare. Grazie a Dio c’è il Web: credo che altrimenti gli altri mezzi di comunicazione di massa avrebbero svolto la funzione di strumento antidemocratico di disinformazione, togliendoci il diritto di saperne di più, palesemente con l’intenzione di non raggiungere il quorum di partecipazione il 17 aprile; eppure mi sembra di aver letto, all’art. 1 della nostra Costituzione, che la sovranità appartiene al popolo. Voterai SÌ? Voterai NO? Conta solo informarsi, pensare con la propria testa e in questo modo andare in primis contro l’atteggiamento di chi vuole toglierci la possibilità di esercitare -o meglio- decidere di esercitare, in modo diretto, la nostra Sovranità.

Articolo di Perla Lo Giudice

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