Be aware of: Flavio Tranquillo

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Flavio Tranquillo è un giornalista di Sky. Nato a Milano il 31 gennaio del 1962, ha studiato economia alla Bocconi, percorso di studi che non ha esattamente combaciato con la sua attuale carriera professionale. Forse è proprio questo il segreto di personalità così di spessore come quella di Flavio: intraprendere un percorso, osservare col binocolo un obiettivo per sapere che c’è , ma poi salpare sulla barca degli eventi, timonandola con l’ oculatezza e la sapienza di un marinaio esperto.

Il livello culturale mostruoso unito ad una capacità innata di commentare partite di basket in modo più unico che raro ( è stato anche telecronista di partite di football americano), hanno dato vita a un personaggio che molti appassionati, tra cui il sottoscritto, soprannominano “ The voice”, la voce, per la capacità di tradurre le emozioni di un momento sportivo particolarmente intenso o delicato ( come può essere un contropiede, un possesso decisivo, una giocata da farti mettere le mani tra i capelli) con le parole. Gli ascoltatori di Flavio non appartengono ad una cerchia elitaria di persone: Flavio è un telecronista per tutti. E’ chiaro che per poter vivere al meglio le sue telecronache bisogna essere in grado quantomeno di conoscere l’ ABC del gioco che si pratica con la palla a spicchi, il resto però lo fa lui. “The voice” è capace di condurre una telecronaca completamente da solo, senza l’ aiuto di una spalla che riempia i momenti di vuoto, perché pronunciare migliaia di parole per 60 minuti ( fai anche 70 compresi i time-out) non deve essere proprio un gioco da ragazzi. Ma il punto è che con Flavio Tranquillo non esistono momenti di vuoto durante la telecronaca di una partita; sarebbe capace di riempire con mille parole un momento insignificante, asettico, infiocchettandolo come se ti stesse raccontando lo sbarco di Armstrong sulla luna nel 1969, tralasciando quelle teorie complottistiche che ritengono non sia mai avvenuto.

Per chi conosce ( nel senso relativo del termine) “The voice” attraverso le sue telecronache o attraverso i libri che ha scritto ( due dei quali: “Basketball R-evolution” e “Altro tiro, altro giro e altro regalo” entrambi editi con “Baldini & Castoldi”, e non considerando le svariate collaborazioni con altri cultori della materia) non avrà potuto fare a meno di notare una particolarità, il fuoco ardente della passione con cui svolge la sua professione, e che potrebbe tornare utile anche per il quotidiano che ciascuno di noi vive: l’umiltà, e l’irriducibile sentimento di non essere mai sopra le righe. Flavio Tranquillo quando parla di sé è come se riuscisse a governare le parole con lo spirito, non si atteggia a indottrinato delle rare occasioni; la saccenza è, nel suo caso particolare, inversamente proporzionale alla cultura che dispensa. Praticamente è un personaggio completamente opposto a tutti gli acculturati che esistono nel mondo ( salve le sacrosante eccezioni), è uno che predica umiltà nel deserto dell’ arroganza.

A riprova di tutto quanto appena detto, ritiene che la professione di giornalista indicata nel suo documento d’ identità sia un, per dirla con un ossimoro, “merito-immeritato”. Lui preferisce definirsi un ricercatore di eventi, uno storico del gioco, uno che semplicemente raccoglie dati e li comunica ai suoi ascoltatori. Preferisce la parola “informazione” a “comunicazione”, il che la dice non lunga, lunghissima sul vero valore che ha per lui la professione che esercita. “Informare” significa trasmettere, condividere profondamente con l’ ascoltatore. “Comunicare” significa tracciare una linea retta che va dalla bocca del comunicatore all’ orecchio dell’ ascoltatore, è un mezzo che si mantiene sulla superficie, non proprio il modo in cui “The voice” intende il giornalismo. Flavio Tranquillo è il punto d’ incontro tra la figura del giornalista e il ruolo del rispettoso, quello che conosce i propri limiti ma non si sottomette, quello che infarcisce una storia rendendola un racconto, un uomo capace di confondere il passato col futuro ricavandone il presente, facendolo sembrare un attimo interminabile. Molto più semplicemente: “The voice”.

Articolo di: Tiziano De Cicco


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