Avere 20 anni nel 2015

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Avere 20 anni nel 2015 vuol dire sentirsi male quando ci si rende conto di come la realtà vera sia piuttosto lontana da quella che i libri di epica, i film della Disney e i buoni propositi del 31 dicembre ci hanno sempre indicato come modelli da seguire. Così che non si può che sentire un colpo all’anima quando si vedono immagini di uomini, donne, bambini e vecchi con lo zaino sulle spalle che attraversano a piedi autostrade di notte pur di arrivare al loro “domani“, lottando contro il violento individualismo di alcuni stati europei che tenta in continuazione di bloccarli.

Aver  20 anni nel 2015 è aver imparato che la Grecia non è solo un posto dove far le vacanze a buon prezzo, ma uno Stato vivo e abitato da cittadini che lottano affinché la loro dignità non sia calpestata da conti bancari, insegnandoci quanto sia potente la volontà popolare che si esprime attraverso il voto.

Avere  20 anni nel 2015 vuol dire aver capito che la favola del Paese che mantiene le promesse che fa ai suoi cittadini non si è del tutto infranta e che possono anche realizzarsi dei grandi progetti, come è successo a Milano con Expo.

Avere 20 anni nel 2015 vuol dire aver la forte consapevolezza che l’Europa è sì un grande territorio dove poter viaggiare, innamorarsi e studiare, ma non solo. Con le immagini della manifestazione parigina del 13 gennaio è parso chiaro, per la prima volta a noi generazione erasmus, che l’Unione Europea è anche un’organizzazione solidale che si muove con l’intento di salvaguardare l’autonomia e il benessere di ogni singolo stato, tutti assieme.

Avere 20 anni del 2015 dire anche rendersi conto ignoriamo che la nostra è la prima generazione di pace, lontana da sangue e rabbia da 70 anni e non dobbiamo smettere di dimenticarcelo.

Oggi, avere 20 anni vuol dire dare sempre più spazio, profondità e fiducia alle amicizie nate con il libretto universitario in mano, consapevoli che saranno quelle che ci faranno compagnia anche nelle serate nelle quali non ci saranno più esami da preparare.
Vuol dire guardarsi intorno e notare come sia sempre più frequente la difficoltà nel capire la propria strada a quest’età. C’è chi fa da baby sitter parlando un’altra lingua, chi si iscrive al corso universitario amato dal papà, chi non ha i mezzi per poter realizzare i propri sogni di futuro o chi non ha mai ricevuto abbastanza fiducia per fare qualcosa di coraggioso.

Avere vent’anni nel 2015 vuol dire avere la libertà di fare la valigia, prenotare un volo a 20 euro e farsi meravigliare da tutte le sfumature di umanità negli ostelli e nelle piazze straniere. Da soli o in compagnia.
Ma vuol dire anche passare più tempo a messaggiare su what’s app che a parlare con sconosciuti in treno, in strada o in fila al supermercato che chissà quanto avrebbero da insegnarci.

Avere 20 anni nel 2015 vuol dire avere mamma e papà che guardano video tutorial di aerobica su youtube, che spostano i files su google drive perché hanno finito la memory nello smartphone e che riconoscono meglio il suono delle suoneria di una telefonata di skype che quello del fisso di casa.

Aver  20 anni vuol dire essere più o meno freschi di studi e quindi avere il dovere di ricordare ai più grandi che di gente che aizzava le masse contro i diversi e gli stranieri ne abbiamo già avuto abbastanza.

Avere 20 anni vuol dire non sedersi più nel tavolo dei bambini al pranzo di Natale e, sedendosi al tavolo dei grandi, ascoltarli parlare di  politica e ideologie, soldi, matrimoni, divorzi e scelte importanti.
Avere vent’anni vuol dire avere essere innamorati della vita ancora come un bambino ma con la nostalgia di un adulto.

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