Attrazioni perverse

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano”

Antoine de Saint-Exupéry

Il termine “pedofilia”, dal greco pais che significa fanciullo e philìa amore, sta ad indicare la naturale predisposizione dell’adulto verso il fanciullo. Esiste un confine sottilissimo tra intenzioni e comportamenti: attenzioni apparentemente dettate da amore e dedizione, possono in realtà mascherare un’inquietante perversione. La pedofilia è a tutti gli effetti una devianza del comportamento, da intendersi come attrazione sessuale di un adulto nei confronti di un minore. Clinicamente tale disturbo viene classificato tra le “parafilie”, ossia i disordini psicosessuali in cui emerge una devianza dai comportamenti generalmente e socialmente accettati.
Il fenomeno della sessualità attuata dagli adulti nei confronti dei più piccoli esiste da sempre, sebbene è andato ad assumere accezioni molto differenti con il passare del tempo e con la conseguente trasformazione della mentalità umana. L’antica Grecia viene rappresentata come luogo storico ideale per gli amori pedofili, in totale opposizione alla realtà contemporanea occidentale, caratterizzata da una cultura legislativa che, FORTUNATAMENTE e FINALMENTE, tutela i minori dai danni psicofisici e/o psicosessuali che purtroppo ancora troppo spesso devono subire.
In realtà, più propriamente, la cultura sessuale dei cittadini greci del V-IV secolo a.C. si fondava su una forma idealizzata di pedofilia, che coincideva con il termine paidòfilis, cioè “amante dei fanciulli”, da intendersi come rapporto educativo della gioventù. Il legame tra un uomo libero e un fanciullo ugualmente libero, nei circoli intellettuali dell’èlite, veniva considerato come la forma di amore più alta e più pura. Il ragazzo protagonista del corteggiamento da parte dell’erastes (amante) doveva essere pubere, cioè non superare i 12 anni di età; in caso contrario, la relazione veniva severamente punita.
Presso i Romani tali pratiche continuarono ad esistere, ma il ragazzino libero viene sostituito dallo schiavo o dal figlio dello schiavo e, talvolta, anche dal nemico sconfitto, andando così a perdere l’eredità greca fondata sull’amore per i ragazzi e che a Roma viene sostituita dalla tendenza alla brutalità e alla sopraffazione. Non a caso, il giovane romano veniva educato, sin dalla più tenera età, a essere un conquistatore, a imporre la propria volontà, ad assoggettare tutti. Evidentemente quindi, la sua etica sessuale altro non era che un aspetto della sua etica politica.
Oggi ci troviamo in un mondo radicalmente diverso da quello greco e romano preso in esame finora. Ed ecco quindi che anche la pedofilia va ad assumere dei contorni differenti e ancor più macabri. Negli ultimi anni è stato calcolato un ulteriore aumento dei reati per pedofilia: il 10-13% dei ragazzi con un’età inferiore ai 18 anni subisce molestie sessuali da parte di un adulto. Nel mirino sia i minori di sesso maschile sia quelli di sesso femminile, con una maggior predisposizione verso quest’ultimo (88%). Dati elevatissimi e altrettanto allarmanti. E’ uno schifo di fronte al qual non si può rimanere indifferenti. Anzi, a mio avviso queste bestie (ritengo appropriato definirle in tal modo, per quanto “bestie” sia probabilmente troppo riduttivo) dovrebbero patire una pena uguale o superiore a quella che loro hanno apportato a quei poveri bambini innocenti e, conseguentemente, alle rispettive famiglie. Mi sento molto vicina alle parole che, con tono e sguardo duri e intransigenti, sono state pronunciate domenica da papa Francesco proprio inerenti alla pedofilia: «una tragedia. Non dobbiamo tollerare gli abusi sui minori. Dobbiamo difenderli e dobbiamo punire severamente gli abusatori!». Il pontefice ha colto l’occasione per rimarcare la sua lotta contro la pedofilia, poiché il giorno stesso è stata ricordata la vicenda accaduta nel giugno 2014 e che vede protagonista la povera Fortuna, una bambina di 6 anni proveniente dalla Terra dei Fuochi.
Raimondo Caputo, un uomo di 43 anni, è il presunto omicida della piccola e suo violentatore. Il suddetto, infatti, è accusato di aver violentato reiteratamente Fortuna e di averla poi gettata dall’ottavo piano perché la piccola si era rifiutata di subire l’ennesimo abuso. Inoltre, secondo gli investigatori l’uomo avrebbe abusato di altre due bambine, di cui una era compagna di gioco della piccola defunta. A sua volta, la fidanzata di Caputo si trova ai domiciliari, perché, per quanto possa sembrare assurdo, è accusata di concorso in violenza sessuale sulla figlia di tre anni; suo figlio Antonio, peraltro, era morto un anno prima di Fortuna esattamente allo stesso modo. Come se tutto questo non fosse già sufficientemente tremendo, in questa storia sono gli adulti ad ostacolare le indagini, mentre sono stati i più piccoli, probabilmente vittime a loro volta di questa tragedia, ad aver offerto un grande aiuto e ad aver consentito una svolta a questo dramma. Il giorno in cui Bergoglio, davanti a una piazza San Pietro gremita di gente, ha rimarcato l’oscenità di tali gesti, il presunto assassino di Fortuna è stato aggredito in cella dai suoi compagni, che hanno tentato di linciarlo, ma sono stati fermati in anticipo dalla polizia penitenziaria.
La storia di Fortuna non è un caso raro. Sono tantissimi, purtroppo, i bambini vittime di violenze di questo genere.
Avendo citato poco più sopra papa Francesco, massimo rappresentante della Chiesa Cattolica in Italia e nel mondo, non possiamo di certo non ricordare il fenomeno sempre più grande della pedofilia all’interno dell’ambiente ecclesiastico. Sono numerosi gli episodi di abusi sui minori e/o il possesso di materiale pedopornografico da parte di vescovi e sacerdoti e altrettanto grande è l’eco mediatico generato da questi eventi.

pedofilia 1

E’ indecente che qualcuno abbia il coraggio di fare una simile tortura ai danni di tanti piccoli innocenti. Spesso troppo giovani per difendersi, troppo giovani per comprendere a pieno quel che stanno subendo. E’ inammissibile che questi soggetti gravemente malati rimangano impuniti. Personalmente, ritengo necessarie e adeguate delle pene esemplari nei loro confronti.
Basta indifferenza, dobbiamo combattere ed eliminare uno scempio come questo.

Per tutte quelle piccole vittime, per tutte le loro famiglie, una preghiera e un augurio affinché siano aiutati e non dimenticati.

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