Arts&Foods. EXPO va in Triennale

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Siamo in dirittura d’arrivo. Ebbene sì, a ottobre ormai inoltrato ecco avvicinarsi la chiusura di EXPO MILANO 2015. Mentre molti si gloriano di aver visto tutto, o quasi, e la corsa dei ritardatari all’ultimo padiglione si fa sempre più frenetica, vi suggeriamo un interessante evento che potrebbe disgraziatamente esservi sfuggito. Questa volta non c’è bisogno di prendere la metro, il tram o il taxi, nessuna fila chilometrica all’ingresso vi farà saltare i nervi. Basta un pomeriggio libero e una passeggiata fino al Parco Sempione.

Stiamo parlando di “Arts&Foods. Rituali dal 1851”, la mostra curata dal noto critico d’arte Germano Celant presso la Triennale di Milano, aperta fino al 1 novembre 2015. Su una superficie espositiva di circa 7000 metri quadrati presenta oltre 2000 opere di artisti leggendari, da Boccioni a Warhol, da Renoir a Oldenburg. Naturalmente, il filo conduttore è uno solo: il cibo. Procedendo per tematiche con un occhio alla cronologia, il visitatore vede scorrere davanti a sé la storia della cucina e dell’alimentazione, in un accumulo di documenti, utensili, icone, oggetti che non sono soltanto reperti del passato ma parte integrante della nostra cultura odierna.

Si passa dal fornello della nonna alle cucine ispirate agli ultracorpi, dai manifesti della propaganda ai ricettari del primo Novecento, girovagando tra storici panettoni Motta, hamburger sospesi alle pareti, antiche macellerie ricostruite e montagne di noci di cocco. Un viaggio nel cibo, nei suoi mille sapori: il gusto amaro della guerra evocato dalla razione K ma anche la dolcezza infantile di Susanna Tutta Panna, fino all’estetica pop della Coca Cola o del primo McDonald (ammiccando alle recenti collezioni di Moschino), in un vortice di suggestioni temperato in ultima istanza dalla riflessione sullo spreco, sul cibo che cessa di essere gioia conviviale per diventare simbolo di una società marcia e decomposta.

“Un abbraccio culturale totale”: questa la definizione che Celant ha dato del percorso espositivo da lui ideato, sottolineando la totalità di uno sguardo che si apre non a caso sull’anno della prima Esposizione Universale tenutasi a Parigi nel 1851 per poi esaminare le dinamiche del rapporto uomo-cibo fino ai giorni nostri, scavando nel legame viscerale con i nostri appetiti.

Il cibo è sì famiglia, amore, relazione; può significare eccesso ma anche privazione; è cultura, gioco, rito, sviluppo, oppure simbolo di disuguaglianza e solitudine. Questa mostra fa appello a tutti i mezzi espressivi disponibili (dal cinema, alla musica, all’arte visuale, alla letteratura) per comunicare il suo messaggio. E non si tratta di un precetto morale, né di un puro elogio alla creatività, bensì di un invito a riflettere innanzitutto su noi stessi, perché oggi più che mai serve chiedersi: siamo davvero quello che mangiamo? Dopo sei mesi di EXPO, una risposta è d’obbligo.

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