Arte e Letteratura incontrandosi generano amore

Guernica in mostra

Lo diceva già Dante nel V canto dell’inferno, parlando di Paolo e Francesca e del loro amore diventato sempre più forte anche attraverso la lettura del “Lancillotto” di Chrétien de Troyes.

L’incontro suscitato tra l’autore e il lettore di un’opera non si ferma alla semplice lettura del testo ma va oltre, scavando nel profondo per cercare di capire le ragioni che hanno portato un pezzo ad esistere.

Non si legge un’opera, la si ascolta perché è caratterizzata da una voce propria che ha la capacità di toccare con mano l’intimità del destinatario.

Si fa così anche in arte. Quando si è in un museo, piantati di fronte ad un quadro, una scultura o una fotografia. Ci si sente bloccati, come se i nostri piedi si fossero cementificati di fronte a quell’opera, senza così permetterci di passare oltre. È qualcosa di intimo e intenso, qualcosa da congelare in un istante che poi ti dura dentro tutta la vita.

Di recente ho pensato a Picasso e mi sono ritrovata a riconoscere come poesia ed arte possano creare qualcosa di solido tra due individui, come se alla fine fossero una il prolungamento dell’altra.

Basti pensare ad una delle tante amanti di Pablo, Dora Maar. Di origini croate ma naturalizzata francese, Henriette Théodora Markovič ha iniziato ad affacciarsi al mondo dei caffés des lumières per aver frequentato la scuola di fotografia Passy e quella di arte decorativa Julian a Parigi. Qui si fa strada tra tanti nomi di una certa fama come il pittore André Lhote, il regista Louise Chavance, il poeta Georges Bataille e diventa pure modella per la lente fotografica surrealista di Man Ray.

Dora Maar-Man Ray                           Pablo Picasso

Dalla relazione con Picasso nasce un rapporto di passionale ispirazione artistica, che porta i due amanti a scambiarsi i ruoli. Picasso per un anno smise di dipingere e iniziò a scrivere poesie, come “Appeso al collo della corda” e “Lingua di fuoco”; e Dora, dal canto suo, smise di fotografare e scrivere per dedicarsi alla pittura. Così ha inizio quella commistione di interessi di questi due personaggi fortemente introspettivi e ognuno in cerca della propria strada. Si nutrivano l’una della passione dell’altro, imparavano dai loro sbagli reciproci e si riconoscevano guardandosi negli occhi, come se Dora fosse l’immagine riflessa di Pablo e viceversa.

Questa relazione in realtà non è una storia d’amore, ma una storia che parla dell’amore. Un amore esasperato e fuori controllo, perché si sa che gli artisti vivono di eccessi. Un amore legato al genio e alla follia, che se prima è nato attraverso un’ispirazione reciproca da entrambe le parti, ora è finito per consumare l’interiorità di quelle due anime consacrate all’arte stessa.

Un amore violento e affamato che è passato dal sentirsi onorato in forma tangibile, grazie alle opere d’arte, all’essere perennemente frustrato e soffocato da quella condizione di necessità e quasi dipendenza che rilegava il lavoro di Dora Maar all’ispirazione creativa di Picasso, come se isolati non fossero più nessuno.

A questo proposito basta ricordarsi della Guernica, uno dei lavori più celebri del pittore malagueño, interamente ispirata all’amore passionale e bellicoso per la Maar, la quale ha costruito un intero reportage che narra dell’opera dalla sua nascita alla prima esposizione in una galleria.

Insomma un amore fatto di alti e bassi, caratterizzato da momenti felici e a più riprese tragici. Un rapporto, il loro, che non permetteva a nessuno di intromettersi e per questo costringeva entrambe le parti a sottomettersi l’uno all’altra e ad odiarsi per questo. Una relazione testarda, destinata a consumarsi da sola. Perché si sa che per volare non si devono avere pesi, si ha bisogno di stare da soli e in pace con se stessi.

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