Apple, vai a quel paese (ma non a Milano)

apple milano

Prima di iniziare qualsiasi discorso ho sempre avuto il brutto vizio di mettere in chiaro le mie posizioni, e su questa spinosa questione non voglio essere da meno: io non odio in nessun modo Apple, come non odio Mc Donald’s, la Coca Cola e le scie chimiche. Questo sia ben chiaro prima di mettersi a leggere quello che probabilmente a molti potrà sembrare l’anacronistico sproloquio di un pazzo che nel 2015 preferisce ancora un film d’autore su una poltrona di velluto rosso ad uno smartphone ultimo modello, di qualunque marca esso sia.

Sta di fatto che però il progresso non si può arrestare, di questo siamo tutti consapevoli; l’avanzata di aziende che stanno segnando nel bene e nel male questi anni non può essere fermata da nessun benpensante. Il Big Mac viene associato come sponsor a fisicati centometristi che corrono alle Olimpiadi e, a quanto pare, basta un Apple Store a rendere immediatamente più bello il centro storico di ogni città.

Sta di fatto che, se a Milano la rivoluzione della mela morsicata non era arrivata, oggi il marchio statunitense di cellulari ed apparecchiature elettroniche sta preparando la sua entrata nel capoluogo lombardo con un insediamento che ha fatto non poco discutere, ossia prendendo il posto del cinema Apollo in galleria De Cristoforis. Il collocamento sarà coronato dal posizionamento di un enorme cubo di cristallo nell’attigua piazza Liberty.

Ed è qui che si colloca il mio rifiuto di questo ingresso nel centro milanese: io non voglio rinunciare ad un cinema per trovarmi un negozio che posso già raggiungere spostandomi di pochi chilometri da Milano. Io non voglio scambiare le persone che fanno la fila al botteghino dell’Apollo per trovarmi un branco di ebeti che passano la notte al freddo per essere tra i primi a possedere il nuovo iPhone la mattina dopo. E questo non riesco a concepirlo per un semplice motivo, ossia il fatto che fuori dall’Apollo, nel progredito 2015, la gente fa ancora la fila per vedere dei film che non sono gli scontatissimi kolossal americani o le tristissime commedie targate Vanzina.

Non raccontiamoci balle, l’Apollo non è un cinema storico di Milano; l’Apollo nasce nel 2005, e forse è proprio questo il merito dei gestori. Essere andati contro a quello che ci si aspetta dalle persone, essere andati contro a chi diceva che un certo tipo di cinema è morto, essere andati contro a chi diceva che tanto ormai i film li scarichi da casa e te li guardi sul divano senza spendere per un biglietto del cinema. In questi anni ci facciamo troppe seghe mentali parlando di storie imprenditoriali fallite e ci dimentichiamo di quelle che sono belle storie di successo, calpestandole e non valorizzandole quando sono a rischio. Se vi ritroverete nei prossimi mesi ad avere tempo, provate una promenade di Corso Vittorio Emanuele da un punto di vista nuovo, avventuratevi nelle piccole gallerie sulla destra della via e scoprirete che molti cinema che vantavano una posizione invidiabile come quella dell’Apollo non ce l’hanno fatta. Le loro vetrine sono ormai impolverate e le locandine superstiti sono quasi illeggibili; allora perché Apple non si insedia in una di queste enormi sale vuote? Perché un marchio che vuole definirsi lungimirante non accetta la sfida di riqualificare per davvero una parte del centro storico?

Chiariamoci, questo discorso lo avrei fatto anche se al posto dell’Apollo avesse aperto i battenti un negozio di casalinghi, perché oggi Milano non può permettersi di perdere un presidio culturale come questo cinema. Perché Milano e buona parte dei suoi cittadini hanno ancora fame di cultura, hanno ancora voglia di avere qualcosa di più rispetto a quello che offrono i delocalizzatissimi multisala di periferia. Perché alla fine se hai uno smartphone in mano per essere sempre connesso con il mondo, e la tua testa non ha niente da dire a questo mondo globalizzato, quell’oggetto costato centinaia di euro non ha più nessun significato in più rispetto ad un Nokia 3310. Perché Milano vale molto di più di un Apple Store, ma sembra già pronta a vendersi ad un prezzo stracciato, proporzionalmente molto inferiore a quello che ognuno di noi deve pagare per mettersi in tasca un iPhone.

Tags

1 Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *