Appesi a un filo

vite appese a un filo

Appesi a un filo, inaspettatamente, perché succede ancora oggi che l’evento umano più naturale non si realizzi o venga impedito. Quel che era già vita diventa non vita, quel che potrebbe diventarlo trova sbarrata la strada.

Eppure la nascita “è l’improvvisa apertura di una finestra, attraverso la quale ci si affaccia su di una prospettiva stupenda. Che cosa è successo? Un miracolo. Hai scambiato il nulla con la possibilità del tutto” (William Macneile Dixon), la potenza dell’atto, la scelta che si realizza, un diritto che non può non trovare corrispondenza.

Determinate situazioni si pensava facessero parte di un passato lontano che solo a tirarlo fuori fa a pugni col mondo di oggi, avanti, in lotta con malattie degenerative ben più attuali; un mondo oggi, dove “essere mamma non è un mestiere, non è nemmeno un dovere, è solo un diritto fra tanti diritti.” (O.Fallaci) Eppure sono quattro i casi di donne morte in gravidanza nei giorni scorsi: Anna Mossigan morta in sala parto al San bonifacio di Verona; Marta Lazzarin morta all’ospedale di Bassano del Grappa alla ventisettesima settimana di gravidanza; Angela Nesta all’ospedale S.Anna di Torino; Giovanna Lazzari all’ospedale di Brescia a causa di una infezione batterica. Sono in corso le ispezioni volute dal ministro della salute Lorenzin ma al momento non risulterebbero particolari responsabilità a carico degli ospedali coinvolti nei decessi.

Così come in Sicilia sono altri quattro i punti nascite (Petralia Sottana, Santo Stefano di Quisquina, Lipari e Mussomeli) chiusi dal governo nelle ultime settimane, dal momento che essi non raggiungono i 500 parti l’anno, necessari per continuare l’attività. Negate deroghe e trattative ai centri ospedalieri da parte del ministro della salute, che ha risposto in maniera negativa ai sindaci madoniti in protesta, i quali hanno chiesto una deroga per il punto nascite dell’ospedale Madonna dell’Alto di Petralia Sottana, sia pure con 128 parti l’anno, l’unico della zona: <<la vita di una donna e del suo bambino non possono essere lasciate in mano alla disorganizzazione di strutture con personale generoso e attento ma numericamente insufficiente, privo di strumenti per la diagnostica, con aperture part-time.>> Il ministro Lorenzin ha ribadito inoltre che è compito delle Regioni dotare la loro territoriale di centri efficienti, che dispongano di personale 24 ore su 24, ambulanze, elicotteri e migliore distribuzione degli organici.

Poiché la situazione non si risolverà da sé, poiché ciascuno ha il diritto di far nascere il proprio figlio vicino casa, di averne assicurata la nascita senza complicazioni attribuibili a responsabilità esterne, è bene scendere in campo tutti, muovendo da concrete pratiche legali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *