Allende e il polpettone Yesterday

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Premessa: Isabel Allende è una grande scrittrice. Solo una grande scrittrice, infatti, può essere stata capace di scrivere uno straordinario romanzo come “La Casa degli Spiriti”, che, pur essendo datato 1982, in oltre 30 anni ha saputo conservare intatto tutto il suo fascino. Il tempo è passato senza scalfire minimamente quelle meravigliose donne che sono i personaggi di Clara, Blanca e Alba, dai nomi luminosi come il loro Cile dolente e bellissimo. Senza la penna magica dell’Allende non le avremmo mai conosciute e non le sentiremmo respirare ancora qui con noi.

Ma non è di loro che vogliamo parlare. Vogliamo parlare de “L’Amante Giapponese”, ultima prova letteraria della nostra Isabel, presentata dall’autrice in persona a Milano in occasione di Bookcity 2015. Allende arriva a questo libro dopo aver scritto molto, non sempre con lo stesso smalto delle origini. In effetti, ne è passato di tempo dal 1982. E, dobbiamo dirlo, un po’ si vede.

Il piglio dell’affabulatrice, per la verità, non è cambiato. Grande narratrice lo era e lo rimane, nel tessere le delicate fila di una storia che attraversa un secolo (il Novecento), numerosi paesi (gli Stati Uniti, il Giappone, la Moldavia, la Polonia), diverse classi sociali, diverse generazioni. La protagonista è ancora una donna forte, Alma Belasco, che ormai anziana ripercorre la sua lunga vita con l’aiuto di un nipote baldanzoso e di una giovane infermiera dal passato tormentato. Una vita segnata dalla perdita dei familiari più cari, dai compromessi della società borghese, ma anche e soprattutto da una travolgente storia d’amore. Una trama classica. Forse un tantino troppo.

In realtà, il peccato del libro non è tanto l’essere scontato in stile “romanzone d’amore per signore romantiche”. Si fosse accontentato di questo, nulla da eccepire: essere originali non è mica un obbligo. Il problema però è un altro: questa è un’opera ambiziosa. Da dove lo capiamo? Principalmente dal fatto che, pur nella rassicurante cornice della lacrimevole vicenda amorosa, la signora Allende cede alla tentazione enciclopedica, ficcando nella storia davvero un po’ di tutto. Per essere chiari, tra i temi toccati almeno di striscio annoveriamo: l’olocausto, il razzismo, la prostituzione, il tradimento, l’omosessualità, la povertà, la pedofilia, la vecchiaia, la Seconda Guerra Mondiale, l’eutanasia, l’alcolismo, e chi più ne ha più ne metta.

Ora, siamo onesti. Esaurire tutti questi argomenti in un unico lavoro, affrontandoli con quel minimo di profondità che meritano, ci pare un’impresa titanica, che neanche Dante Alighieri. E infatti, l’effetto finale non è dei migliori. Un caos di suggestioni e banalità a cui il fil rouge della passione che corre tra i due protagonisti non riesce a dare un vero senso compiuto. Un po’ come il mitico polpettone Yesterday della mamma di Margherita Dolcevita, ve lo ricordate? Nel caso qualcuno avesse bisogno di rinfrescare la memoria, ecco le parole testuali usate da Stefano Benni:

Dentro ci ricicla tutto: la scaloppina di ieri e il prosciutto della merenda scolastica, le zampe della gallina e la coccia del formaggio. Il nonno dice che, quando morirà, la mamma lo inumerà in un polpettone… dentiera compresa.

Isabel, noi ti vogliamo bene lo stesso. Ma il polpettone proprio non è la tua specialità.

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