addio johan cruijff, profeta del gol

Parlare di chi se n’è appena andato non è mai facile. Quando ho udito alla televisione la notizia della morte di Johan Cruijff ho sentito subito un groppo in gola e nella mia mente si sono accavallati diversi pensieri.

Io ho solo 20 anni. Non ho avuto la fortuna di vedere giocare Cruijff e neppure quella di vederlo allenare. Chi come me però ama il calcio non può non conoscere una delle icone più luminose di questo magnifico sport. Chi ama il calcio sa che Cruijff è una leggenda; sa che nell’olimpo degli dei del pallone egli siede con merito sul trono, insieme a giocatori del calibro di Maradona e Pelè.

Cruijff non ha bisogno di presentazioni. Sapere che il mitico Gianni Brera lo aveva soprannominato il Pelè Bianco basta a far capire la spropositata grandezza di questo giocatore. In Olanda e in Spagna (in particolare in Catalogna) è considerato quasi una divinità per via dei gioielli che è riuscito a regalare indossando le maglie di Ajax, Barcellona e della nazionale olandese. Da tifoso milanista sono orgoglioso del fatto che Johan abbia indossato la maglia rossonera, anche se per soli 45 minuti, durante una partita del Mundialito organizzato a San Siro il 16 giugno 1981.

Se il mondo del calcio ha potuto ammirare una stella lucente come quella di Cruijff gran parte del merito va attribuito a sua madre Nel. Lavandaia presso la società sportiva dell’Ajax, un giorno la donna chiese ad alcuni dirigenti della squadra la possibilità di portare il figlio Johan al lavoro per fargli realizzare il suo sogno di giocare a calcio sullo stesso campo calcato dai suoi idoli. Da quel momento Johan per molti anni non smetterà più di calpestare quel manto erboso, regalando preziose magie ai tifosi biancorossi. Giocatore dal fisico minuto e gracile, Cruijff riuscirà ad imporsi come il migliore di sempre con indosso la maglia dei Lancieri grazie alla sua tecnica cristallina e a un carattere forte e spesso spavaldo. Celebre la sua frase “Non penso che arriverà il giorno in cui, quando si parla di me, la gente non saprà di chi sta parlando”. Effettivamente il genio olandese aveva ragione. Chiunque ami il calcio, indipendentemente dall’epoca in cui sia nato, sa chi è Cruijff. Johan ebbe la fortuna di incontrare sul suo cammino Rinus Michels, storico allenatore dell’Ajax e inventore del celebre calcio totale. La filosofia di quella giovanissima squadra, che sul finire degli anni 60 sconvolse il mondo, era quella per cui la miglior difesa è l’attacco. Ogni giocatore ricopriva più ruoli e Cruijff era l’esempio perfetto di questo nuovo modo di giocare a pallone. Con il trasferimento dell’asso olandese al Barcellona anche questa filosofia di gioco fu esportata in Catalogna. 55 mila tifosi blaugrana si abbonarono subito al campionato per ammirare con i proprio occhi l’immensa classe di questo ragazzo.

Gli anni di Cruijff erano quelli in cui ogni giocatore indossava un numero preciso da 1 a 11 che serviva a indicarne il ruolo in campo. Cruyff indossò il 14 perché rappresentava l’età in cui vinse il suo primo trofeo all’Ajax e presto tale numero divenne perfetto per identificare un giocatore che copriva più zone del campo. Al Barcellona fu costretto a indossare la maglia numero 9 ma sotto ne indossava sempre un’altra con stampato il fedele 14.

Prima dell’avvento dell’era Messi, Johan Cruijff era sinonimo di Pallone d’Oro. L’olandese nel corso della sua carriera è infatti riuscito a mettere in bacheca questo trofeo per ben tre volte (1971,1973,1974) grazie alle sue immense doti tecniche e tattiche, abbinate a una sorprendente velocità.

Cruijff nella sua lunga carriera da giocatore prima e da allenatore dopo è riuscito a vincere ogni sfida, grazie alla sua determinazione, alla sua professionalità e al suo talento, e ciò lo ha portato a conquistare ogni sorta di trofeo nei club in cui ha militato. Con la nazionale olandese dovette accontentarsi del secondo posto, sconfitto in finale dalla Germania Ovest nel mondiale del 1974, che verrà sempre ricordato da tutti però come il mondiale dominato dal gioco dell’Arancia Meccanica (nazionale oranje, ndr).

Cruijff il 22 ottobre del 2015 ha annunciato al mondo di aver contratto un tumore polmonare. Negli ultimi mesi egli si è trovato a combattere la sua battaglia più difficile. Ha lottato con tutte le sue forze sperando nell’ennesimo lieto fine ma purtroppo questa volta l’avversario si è rivelato imbattibile.

Cruijff a 68 anni lascia una moglie, tre figli e milioni di ricordi nei cuori di tutti i tifosi che hanno avuto la fortuna di ammirare le sue giocate.

Oltre che un leader in campo e in panchina, è stato anche un numero uno nella vita di tutti i giorni. Egli ha fondato una associazione benefica, la Johan Cruijff Foundation, grazie alla quale in tutta Europa sono stati aperti più di 200 campi, tra cui quello inaugurato nel 2014 a Como e intitolato a Stefano Borgonovo, altro grande campione scomparso dopo aver combattuto a lungo contro la Sla. Sulla recinzione posta all’ingresso di ognuno di questi centri sportivi è stato affisso un cartellone con indicate le 14 regole attraverso le quali Cruijff riassumeva la sua idea di calcio; regole che rappresentano l’amore dell’olandese per lo sport che tanto gli ha dato.

14 regole cruyff

Da tifoso e amante del bel calcio sono grato a Cruijff per ciò che è riuscito a inventare con un pallone tra i piedi, per le emozioni che è riuscito a far provare a milioni di calciofili e per l’immenso contributo che ha lasciato al gioco più bello del mondo.

Come direbbe Sandro Ciotti, Addio Profeta del Gol e grazie di tutto.

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