I 5 MOTIVI PER CUI L’UE SOPRAVVIVERÀ ( E DEVE FARLO)

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Oggi si può esordire con un “Tanti auguri Europa!”
Il 9 maggio è la festa dell’Unione europea.  Proprio in questa data nel 1950 veniva emanata la Dichiarazione Schuman, dal nome del ministro degli esteri francese, che proponeva una comunità europea del carbone e dell’acciaio.
Robert Schuman con il suo discorso propone una nuova forma di cooperazione, economica e politica, per archiviare la possibilità di un’ulteriore guerra tra i paesi europei.
L’UE nasce come unione fra popoli che inizia come una forma di cooperazione economica, ma che si prefissa un obiettivo ancora più ambizioso, ossia un’unione politica a tutti gli effetti, fino ad arrivare alla creazione di un vero e proprio Stato europeo, secondo l’ambizione federalista di Luigi Einaudi o funzionalista di Jeanne Monnet o confederalista appoggiata da Churchill, De Gaulle, Briand.
Qualunque sia la visione vittoriosa, lo stato europeo ancora deve nascere. Le istituzioni ci sono, l’unione economica anche, la cittadinanza europea è nata nel 92, ma la creazione e il consolidamento di uno stato non sono di certo immediate. Basti pensare allo stato italiano che, democrazia ancora fragile dopo più di un secolo e mezzo e ancora in crisi identitaria, non ha ancora trovato la sua pace. Per questo agli euro-scettici vorrei far notare che per la costruzione di uno stato non occorrono solo le istituzioni, ma anche un’identità e una condivisione di diritti e l’UE in questo è sicuramente sulla buona strada.

Ecco 5 aspetti che dimostrano che l’UE sopravviverà e che è fortemente voluta, indipendentemente dalle correnti incredule.

  1. NELL’ EUROZONA INIZIA LA PRIMA RIPRESA POST-CRISI
    La produzione industriale e la fiducia dei consumatori hanno verificato sicuramente una crescita positiva.
    Non si può di certo dire che ci si sia ripresi completamente dopo la crisi del 2007-2008, ma sicuramente i miglioramenti si sono visti soprattutto nei paesi dell’ eurozona.
    Il problema principale rimane sempre la disoccupazione ed il costo del lavoro: c’è un forte divario tra i Paesi che influenza moltissimo la ripresa del paese in produzione e occupazione. In generale i paesi periferici, che sono quelli che più hanno sofferto la crisi, si stanno lentamente riprendendo e hanno deficit sempre più contenibili (Italia, Grecia, Irlanda, Portogallo)
  2. GENERAZIONE EUROPA
    L’Europa per sopravvivere ha bisogno di un consolidamento dell’unità identitaria, dei valori comuni che possiedono gli europei. C’è bisogno di un forte cambiamento, di una rivoluzione culturale e generazionale che rimpiazzi gli euroscettici. Bisogna lasciare spazio ai giovani e uscire dalla staticità in cui ci troviamo a livello istituzionale e di opinione pubblica.
    Il futuro dell’Europa lo si vede nelle ultime generazioni, sempre più cosmopolite, sempre più aperte e in relazione tra loro, sempre più indifferenti ai confini.
    Pensiamo solamente alla “Generazione ERASMUS” e quando sia cresciuto il numero di ragazzi che si mettono in gioco per un’esperienza tutta europea. L’Europa del futuro è giovane e solidale.
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  3. L’EUROPA SOLIDA PUO’ SALVARCI
    E’ vero che la potenza egemone sono gli Stati Uniti, è vero che numerose potenze mondiali sono in ascesa e che ci sono diversi e validi competitori, ma un’Europa unita con gli strumenti che possiede in termini di ricchezza, benessere, istruzione, cultura, infrastrutture può rimettersi in gioco unita e diventare con l’unione di 28 Paesi uno dei più importanti soggetti sulla scena mondiale.
    Non dimentichiamo come in tempi di globalizzazione un’unione tra paesi possa salvare quelli più in difficoltà e non lasciarli isolati. Il nostro orizzonte politico deve essere un’unione politica.

    “E non è solo la rivendicazione di un sostenitore dell’Europa. È una condizione indispensabile per consolidare i progressi fatti e garantirci un futuro” (BARROSSO 2013- discorso sullo stato dell’Unione)

  4. NON E’ L’EURO LA CAUSA DEL FALLIMENTO EUROPEO
    Il Trattato sull’Unione europea prevedeva che l’unione monetaria servisse per realizzare uno sviluppo omogeneo dei Paesi aderenti. Ciò che ne è derivato è stato poi una gestione quasi “robotizzata” delle politiche monetarie. Le politiche di bilancio hanno cominciato ad ossessionare gli stati colpendo le politiche keynesiane sicuramente, tagliando gli investimenti statali per raggiungere l’indispensabile “pareggio di bilancio”.
    La moneta unica ha come scopo quello di sviluppare l’integrazione, aumentare la disponibilità di liquidità, diminuire i costi di transazione e ridurre i tassi di interessi. Di fatto con questo meccanismo l’euro è una delle monete più competitive a livello mondiale, tanto che molti stati dalle monete deboli hanno fatto recentemente richiesta di adesione alla moneta unica (l’esempio della Croazia).
    La competitività degli stati più deboli è cresciuta e da ciò si può dedurre che nel lato negativo della storia i riscontri ci sono stati e che la vera causa di questa disaffezione verso l’euro è fondata solo sulla sua scorretta gestione.
  5. LA BREXIT COMPORTEREBBE UN GRAVE COSTO PER LA GRAN BRETAGNA PIU’ CHE PER GLI ALTRI
    L’uscita della Gran Bretagna dall’UE comporta gravi danni economici per lo stato britannico. Prima di tutto molte multinazionali sarebbero scoraggiate nell’investire nel Regno Unito perchè non più parte di un territorio di mercato libero. Come riconosce lo stesso Cameron, l’uscita dall’UE sarebbe un grave salto nel buio e rischierebbe di isolare la Gran Bretagna.
    L’abolizione dei dazi doganali tra paesi UE cesserebbe e sarebbero invece reintrodotti probabilmente in GB, scoraggiando gli investimenti stranieri e il commercio.
    I britannici rimarrebbero fuori da qualsiasi piano di aiuti. Non dimentichiamoci dei numerosi piani finanziari di aiuti che arrivano ogni anno dalle casse UE agli stati in difficoltà, investendo in istruzione, cultura, cooperazione, sviluppo regionale, occupazione ecc…
    Da quando è entrato a far parte dell’UE il Regno Unito è stato eccezione a numerose regole per essere un’isola. Tutti questi vantaggi speciali verrebbero persi.
    Insomma, l’uscita della Gran Bretagna dell’Unione non soddisferebbe il sentimento di eccezionalità inglese.
    L’esempio della Svizzera non è valido in questo caso. Quando si sentono paragoni con la Svizzera, che da paese non membro riesce a guadagnare, si parla di un paese non insulare, non isolato e confinante con gli stati più ricchi d’Europa, per di più con un sistema fiscale forte per sostenere tranquillamente la sua economia.
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Sicuramente l’Europa è nata in un momento particolare, gli anni della guerra fredda. In quel periodo sicuramente c’era bisogno di un’unione per fronteggiare qualcosa, il blocco sovietico, e fare da sorta di terzo polo al clima della guerra fredda. Collaborare era molto più semplice dato che allora i vantaggi assoluti erano molto più importanti di quelli relativi.
Perchè buttare via tutto quello che abbiamo costruito? Perchè non continuare l’opera che abbiamo iniziato senza sfiduciarla ma recuperando l’animo che l’ha fatta nascere?
I paesi che si sentono schiacciati dall’UE e che non vogliono cedere parte della propria sovranità sono gli stati più fragili, più immaturi e meno consolidati, che non si possono permettere di cedere quote di sovranità che già mancano nelle loro mani. L’Europa però  è terreno di forti e consolidati stati con storie centenarie, ancora disponibili a mettersi in gioco per cooperare.

Credere in un Europa migliore, non significa non crederci.
Auguri, Unione.

Penso che tra popoli che geograficamente sono raggruppati, come i popoli d’Europa, dovrebbe esserci una sorta di legame federale; questi popoli dovrebbero avere in ogni momento la possibilità di entrare in contatto, di discutere i loro interessi, di prendere risoluzioni comuni e di stabilire tra loro un legame di solidarietà, che li renda in grado, se necessario, di far fronte a qualunque grave emergenza che possa intervenire. 
(Aristide Briand, 1929)

 

Chi crede nell’Europa sarà contento se si farà ogni tanto un passo avanti e mezzo passo indietro. La democrazia, ha scritto Gunter Grass lodandola per questo, ha il passo della lumaca.
(Claudio Magris)

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