I 5 motivi per cui l’UE rischia di non sopravvivere

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E’ l’organismo più importante d’Europa, ma anche il più duramente criticato. Dovrebbe essere tutela di libertà e garanzia di diritti per tutti, si sta invece rivelando fonte di dure divisioni tra coloro che la compongono. La sua immagine è più appannata che mai, nonostante il suo ruolo di primo piano nella politica e nell’economia internazionale. L’Unione Europea sta attraversando il momento di gran lunga più duro dalla sua creazione, avvenuta nel 1957 a Roma, e da questa crisi potrebbe non riuscire a rialzarsi. Ecco i cinque motivi per cui nel prossimo futuro l’Unione rischia seriamente di collassare su se stessa.

1. BREXIT

E’ il rischio più vicino in ordine temporale. Il 23 giugno la Gran Bretagna andrà al voto per decidere una volta per tutte se rimanere nell’Ue o meno. E’ un prezzo pesante quello che il premier Cameron, europeista convinto, ha dovuto pagare per essere rieletto l’anno scorso, che si è trasformato in un banco di prova per l’intero sistema Europa. Va bene la Grecia, va bene la Scozia, ma dover rinunciare a un’economia come quella britannica potrebbe essere un prezzo troppo alto da pagare.

L’ultimo sondaggio diffuso dal Times indica un 44% a favore della permanenza e un 42% contrario, con un largo 14% di indecisi. Ma cosa succederebbe se Sua Maestà decidesse di tagliare i ponti con il continente? Difficile dirlo. Una delle poche voci ad aver provato a farlo è stato il Fmi: <<potrebbe provocare gravi danni a livello regionale e globale e sconvolgerebbe le attuali relazioni commerciali>>. Insomma, una svolta contro il futuro di un sempre più libero commercio fin qui prospettato. Inoltre, la decisione creerebbe un precedente per quanto riguarda l’abbandono del seggio di Bruxelles e un’inevitabile crisi di governo a Londra. Non esattamente il migliore degli scenari possibili.

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2. MIGRANTI

In realtà non sono tanto i migranti in sè a minacciare l’unità del Vecchio Continente, quanto piuttosto le ideologie che il loro arrivo ha risvegliato. Per la prima volta dal 1989 in Europa è ricomparso il muro, retaggio del passato che si credeva abbattutto per sempre, simbolo di una storia che insegna a non dividersi di fronte a un pericolo comune. E proprio il muro ha riacceso gli animi nazionalisti e populisti, spaventati dal numero di profughi che ogni giorno varcano le frontiere dei Paesi Ue.

Sempre più nazioni scelgono di affidarsi a governi antisistema, che minano alla radice le basi su cui la stessa Unione era stata fondata, i cosiddetti euroscettici. La prima vittima è stata la libera circolazione di merci e persone: l’Ungheria ha innalzato barriere, lo stesso ha fatto la Macedonia a Idomeni, Austria e Francia si sono riservate il diritto di chiudere temporaneamente le frontiere. E le soluzioni da Bruxelles latitano: oltre al fallimentare piano di redistribuzione, i 27 hanno concluso un accordo da 6 miliardi di euro con la Turchia del sultano Erdogan. E tutto questo per meno di 180mila persone, due volte la popolazione di una città come Alessandria.

Fonte: openmigration.org

Fonte: openmigration.org

3. ECONOMIA

Altro terreno su cui il populismo ha facile presa. La crisi del 2008 ha abbattuto il morale di tutto il Continente, ormai praticamente rassegnato a una stagnazione secolare o, al massimo, a una ripresa combattuta a colpi di decimali sul Pil. Secondo l’Istat, l’Italia ha una disoccupazione all’11,7%, che tra i giovani raggiunge il 39,1%. Dati sconfortanti, emblema di un Paese che non riesce a rialzarsi una volta per tutte dal baratro. E la luce in fondo al tunnel ancora non si vede.

Contro questa situazione, però, colpisce come nessun governo abbia fatto cospicui investimenti. Ci si affida al salvataggio della Bce di Draghi, che ogni mese acquista 80 miliardi di euro di titoli di Stato per spingere l’economia. Una manovra espansiva che ha avuto pochi effetti nel breve termine e ne avrà ancora meno nel lungo, se non sarà accompagnata da decisive riforme. E la pazienza dei cittadini non è infinita.

La disoccupazione degli Usa a confronto con quella dell'area Euro (fonte: ecb.eu, il sito ufficiale della Banca Centrale Europea)

La disoccupazione degli Usa a confronto con quella dell’area Euro (fonte: ecb.eu, il sito ufficiale della Banca Centrale Europea)

4. RUSSIA

Nemico o leader? Fonte di ispirazione o demone da combattere? La visione della controversa figura di Vladimir Putin ha reso chiaro al mondo l’affanno di Bruxelles anche in politica estera. Per giungere a un organismo unitario come gli Stati Uniti, è fondamentale che, come primo passo, si parli con una voce sola quando si dialoga con altri Paesi. E invece ogni Stato ha preso una posizione sulla questione ucraina di testa sua, causando inevitabilmente ulteriori attriti.

La strada scelta non è stata la forza ma il lento soffocamento delle sanzioni economiche. Il sistema monetario russo è provato, ma assolutamente non sul punto di collassare, tant’è vero che ci si sta accorgendo che la pace conviene a entrambi. Per questo motivo si è arrivati a un accordo sulla crisi ucraina , siglato tra le parti a Minsk, che prevedeva il cessate il fuoco e il ritiro da parte dei soldati russi inviati da Putin a supporto dei separatisti. Piccolo particolare, quest’ultima condizione è ancora lungi dal verificarsi. Starà al Parlamento Europeo decidere se confermare o meno la linea dura, con tutte le conseguenze che ne deriveranno.

I presidenti di Bielorussia, Russia, Germania, Francia e Ucraina dopo la firma degli accordi di Minsk sulla crisi ucraina

I presidenti di Bielorussia, Russia, Germania, Francia e Ucraina dopo la firma del primo accordo di Minsk sulla crisi ucraina l’11 febbraio 2015

5. GREXIT

L’Europa, oltre che un insieme traballante, è anche un pessimo medico. Il suo paziente cronico, la Grecia, soffre ciclicamente di crisi, arriva a un passo dal decesso ma riceve puntualmente ossigeno per un altro po’, fino a un’altra crisi e così via. Nel 2015 la repubblica ellenica è stata a un passo dal default ed è stata salvata solo dalla generosa mano tesa di Merkel e Draghi, oltre che dalle pesanti concessioni fatte a denti stretti da un primo ministro che aveva fatto della lotta alla “troika” il proprio cavallo di battaglia elettorale.

Il piano di salvataggio però dura solo fino a giugno. E poi? La Grecia ha un debito pubblico insostenibile e altrettanti conti da saldare con Bce e Fmi. Le ferite potrebbero essere tanto profonde da costringere al doloroso passo: l’uscita dall’Ue e il ritorno alla dracma. Se ne riparlerà in estate, dopo il referendum inglese.

Chi ha in mano in debito della Grecia? (fonte: Bloomerg/Centimetri per Ansa)

Chi ha in mano in debito della Grecia? (fonte: Bloomerg/Centimetri per Ansa)

 

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