5 anni dopo la catastrofe del Tōhoku

Debris and water covers most of the Sendai Airport, Japan, March 13, 2011, after the 8.9-magnitude earthquake and subsequent tsunami that struck the region. (U.S. Air Force photo/Staff Sgt. Samuel Morse)

Sono passati 5 anni da quell’11 Marzo 2011, quando un devastante terremoto e il conseguente tsunami si sono abbattuti sulla costa del Tohoku, la parte nord-orientale del Giappone. Quel giorno furono coinvolte circa 20 delle 47 province (divisioni amministrative) in cui è diviso il Paese: tra queste, le più colpite furono quelle di Iwate, Myagi e Fukushima, dove ai danni causati dal maremoto si sono aggiunte le conseguenze dell’incidente avvenuto nell’impianto nucleare di Fukushima Daiichi.

 

Map_of_Sendai_Earthquake_2011

Epicentro del terremoto e aree coinvolte

 

 

Nella catastrofe morirono più di 15000 persone, a cui vanno aggiunte le 3400 che, secondo l’Agenzia di Ricostruzione giapponese, hanno perso la vita in seguito a causa di problemi di salute e altre ragioni collegate all’evacuazione. Rimangono inoltre ancora 2561 dispersi.

Nonostante siano passati 5 anni, oltre al ricordo delle vittime, e ai traumi subiti da chi ha vissuto il disastro, rimangono i problemi della ricostruzione: su tutti quello degli alloggi per gli sfollati. Delle 29900 unità abitative pianificate (secondo la NHK), solo il 48% sarebbero state costruite. Al 12 Febbraio 2016, ancora 174000 persone vivevano come evacuate in alloggi temporanei o altre sistemazioni; di queste, almeno 100000 le originarie della provincia di Fukushima, come riporta il Japanese Times.

Già, Fukushima, al cui nome si è legato nell’immaginazione di molti l’intero disastro.

Se fortunatamente nessuna vittima è stata registrata per cause direttamente legate all’incidente nucleare, sicuramente è proprio ciò che è accaduto a Fukushima Daiichi a rimanere di attualità dopo questi 5 anni.

Le problematiche sono infatti numerose: come si diceva poco sopra, sono ancora moltissimi coloro che non possono fare ritorno al proprio luogo d’origine, un po’ perché alcune aree sono ancora off-limits, ma soprattutto per la paura legata al rischio delle radiazioni. Radiazioni che, stando alle rilevazioni e ai dati forniti dalle autorità di Fukushima, sarebbero oltre i livelli di guardia solo in alcune aree abbastanza ristrette della prefettura. (Qui disponibile la mappa delle radiazioni nella prefettura di Fukushima: http://fukushima-radioactivity.jp/)

Le rassicurazioni del governo non convincono molti, però. Secondo un articolo del Japanese Times, la gran parte delle persone ha paura che le autorità vogliano spingerle a tornare alle loro case mentendo sull’effettiva sicurezza di esse. Nel mentre, quel che è certo sono le malattie legate al peggioramento delle condizioni economiche e al forte stress mentale subito dagli sfollati.

Ai danni alle persone si aggiungono quelli all’ambiente. Greenpeace ha pubblicato di recente un report dedicato al disastro di Fukushima, dove si denunciano un livello di radiazioni preoccupante sia sulla terraferma che in mare. A questo proposito, ancora non è chiaro come potranno essere smaltite le oltre 800’000 tonnellate di acqua marina contaminata utilizzata per raffreddare i reattori e stoccata temporaneamente nel sito dell’impianto (senza contare quella che riesce comunque a tornare in mare). Se da un lato il dato ambientale è preoccupante, bisogna però dar merito alla prefettura di Fukushima per l’importanza attribuita alla frequenza delle rilevazioni e agli stretti controlli sui generi alimentari prodotti nella regione.

In conclusione, nel giorno della commemorazione delle vittime del disastro (tenutasi oggi alle 14.46, ora giapponese) sono ancora molte le sfide e gli interrogativi legati ai problemi quotidiani di chi ancora non può tornare a casa, alle conseguenze delle radiazioni e anche alla posizione del governo del premier Shinzo Abe che pur sostenendo la ricerca di fonti di energia alternative al nucleare, sembra intenzionato a riavviare la produzione di energia atomica in Giappone, arrestata progressivamente in seguito all’incidente di Fukushima.

 

Nota: per chi volesse saperne di più, il link alla pagina della prefettura di Fukushima dedicata alla situazione e alle misure prese per la revitalizzazione della regione: http://www.pref.fukushima.lg.jp/site/portal-english/

e il link al report di Greenpeace: http://www.greenpeace.org/japan/Global/japan/pdf/GPJ-%20Fukushima-Radiation%20Reloaded%20Report.pdf

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