3 cose da cambiare per un calcio migliore

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1. Violenza: Bonucci ed Higuain in uno sport non lasciato alla deriva andavano squalificati 10 giornate senza possibilità di far ricorso. Comportamenti chiaramente minacciosi (sebbene dettati da motivazioni diverse) vanno eradicati da uno sport che accetta sempre di più l’intoccabilità di calciatori-star e non protegge in alcun modo la classe arbitrale. Questi tipi di squalifiche vanno assegnati da una giuria esterna e non dall’arbitro a fine partita (che ovviamente vuole evitare di esporsi eccessivamente sminuendo a referto ogni fatto). Inoltre sarebbe necessario creare una gestualità obbligatoria per approcciarsi all’arbitro diminuendo così l’ambiguità per quanto riguarda le conversazioni arbitro-giocatore.

2. Riconoscenza: non toccando la tragicomica questione Palermo, a Mihajlović non è bastata una finale di Coppa Italia ed un posto europeo quasi in cassaforte (ora non più) per finire la stagione sulla panchina dei rossoneri. Per valore della rosa il Milan forse non è nemmeno la 6° forza del campionato: il lavoro, il pragmatismo e la schiettezza non sono caratteristiche apprezzate. Quando una squadra non ha i giocatori giusti per giocare bene, la tattica più logica è spesso difesa e ripartenza, non era bello, ma funzionava. E diciamocelo, il bel gioco non si fa solo cambiando modulo.

3. Programmazione: escluse Juventus e Sassuolo, che investono ogni anno in giovani promesse (spesso italiane) e delineano chiare strategie di mercato, molte altre grandi squadre sono gestite senza logiche di crescita a medio-lungo termine. Parlo in particolare delle Milanesi che tentano di anno in anno di arrivare in Champions ripartendo praticamente sempre da zero. Passando alle squadre medio piccole, quasi nessuna di queste è vista dai proprietari come un vero e proprio business. Ciò comporta una ricerca spasmodica delle plusvalenze per ripianare le passività, dei parametri zero, dei giocatori esperti a fine carriera, degli allenatori “da salvezza” etc… Putroppo è chiaro che sia un sistema che ti assicura i risultati minimi ma non crea nessun valore aggiunto al campionato e al movimento Italiano. Gestioni illuminate come la rete internazionale dei Pozzo e la ricerca del bel gioco dell’Empoli sono le uniche poche luci in un campionato di squadre sull’orlo di crisi finanziarie ben mascherate.

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