I 150 ”non compleanni” di Alice

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Proprio ieri ”Alice nel paese delle meraviglie”, una storia di Lewis Carroll che mai passerà di moda, ha compiuto 150 anni.

Non so se abbiate mai letto questo libro, ma se mai vi capiterà di entrare in una libreria, sappiate che sicuramente lui c’è, ed è lì che vi aspetta per essere aperto.
Sono pagine strane quelle di cui sto per parlarvi, popolate da personaggi che vivono in un mondo al contrario. Purtroppo non potremmo mai incrociarli per strada, perché il nostro presente è decisamente ordinario… e a loro il nostro modo di vivere risulta fin troppo buffo.

Ora,immaginatevi una barca a remi che fende l’acqua tranquilla di un fiume, con tutte le foglie dei salici che si fanno trasportare dalla corrente leggera. Tre bambine ed un uomo, in un tardo pomeriggio di sole e dall’aria fresca.

L’uomo in questione,era proprio Lewis Carroll. Raccontava sempre storie bellissime durante queste gite in barca, e sempre le tre bambine ne rimanevano affascinate. Tanto belle, tanto diverse, che un giorno una di loro rimase così colpita dal racconto delle avventure di una bambina che aveva il suo stesso nome, che pregò Carroll di scriverne. Questa bambina era proprio Alice Pleasance Liddell, ‘’ L’Alice nel paese delle meraviglie’’ di cui tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta.

Si può invecchiare così tanto e rimanere bambini solo in un modo: vivendo nelle pagine di un libro, dentro una storia strana, geniale, assurda o come volete che sia.

Non sono qui per raccontare di un libro, non voglio precludervi la curiosità di scoprire cosa nascondono quelle pagine ancora prima di leggerle, non voglio togliervi il piacere di scivolare nella tana del Bianconiglio, di sentirlo battere la zampa e dire tra sé e sé: ‘’è tardi, è tardi’’. Di assaporare un dolcetto con scritto ‘’mangiami’’ o di stappare una bottiglia con scritto ‘’bevimi’’, senza sapere cosa vi capiterà dopo.
Non voglio interrompere le risate che potreste farvi seduti ad una tavola a prendere il tè delle cinque con il leprotto marzolino, un ghiro e un cappellaio matto. Non voglio rovinarvi la sorpresa di veder svanire uno stregatto e la rabbia che proverete nel leggere ‘’tagliategli la testa!’’. Ma vi prego, non spaventatevi davanti alla quantità di ‘’non-sense’’ che troverete, o sarà il vostro leggere a non averne più.

L’unica cosa che so dirvi è che è uno di quei libri che potreste rileggere mille volte, e ci trovereste sempre qualche dettaglio che vi è sfuggito.
Un racconto che ha azzerato i luoghi comuni che ho su tutti quelli amano la matematica. Non credevo possibile che Lewis Carroll, professore di matematica ad Oxford, potesse scrivere qualcosa capace di liberare la fantasia in un modo così unico. E disegnare! Un matematico che disegna l’avete mai visto?
La prima edizione di Alice conteneva proprio le illustrazioni dell’autore, e il manoscritto originale è stato per anni e anni nelle mani della bambina che tanto lo aveva desiderato. La bambina dei non compleanni, degli strani incontri, quella che si è trovata catapultata in un mondo tutto diverso e che ad un tratto non era più né adulta né piccina.

Quando ho preso in mano questo libro per la prima volta sapevo già che avrei dovuto accettarlo così come si accettano i difetti di un amico. Non giudicarlo, lasciare che mi portasse dove aveva deciso, che fosse nel giardino di una regina di cuori che gioca a cricket con i fenicotteri o immersa in una nube di fumo del Brucaliffo. Ognuno dei personaggi di questo libro mi ha insegnato a vedere le cose a testa in giù, con un’altra prospettiva, diversa da quella con cui convivo tutti i giorni.

Avete voglia di rimanere appesi per i piedi anche voi?

‘’Una barca sotto un cielo assolato
Che indugia avanzando sognante
In una sera di luglio…

Tre bambine annidate assieme,
Occhio intento e avido orecchio,
Liete di ascoltare una semplice storia…

Da tanto tempo impallidì quel cielo assolato:
Gli echi svaniscono e muoiono i ricordi:
Le brine d’autunno hanno ucciso luglio.

Sempre ella mi perseguita, come un fantasma,
Alice che muove sotto cieli
Mai visti da occhi desti.

Pur dei bambini ad ascoltare la storia,
Occhio intento e avido orecchio,
Felici si annideranno.

In un Paese delle Meraviglie essi giacciono,
Sognando mentre i giorni passano,
Sognando mentre le estati muoiono:

Eternamente scivolando lungo la corrente…
Indugiando nell’aureo bagliore…
Che cosa è la vita, se non un sogno?’’

Buoni 150 ‘’non compleanni’’, Alice.

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